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Al Mattatoio il Master Arti Performative e Spazi Comunitari si apre al pubblico con talk, incontri, percorsi e performance

Amici esco dalla mia comfort zone (il teatro) per ricordarvi di una bella
iniziativa che si terrà a Roma a partire dal 23 febbraio nella splendida location del Mattatoio di Testaccio: il Master di Arti Performative e Spazi Comunitari 

willy
E’ una occasione da non perdere specialmente per le fantastiche performance ma anche per gli interessanti incontri e laboratori di giovani artisti che si terranno tra febbraio e marzo. Il tutto sarà gratuito! Lasciate qui i vostri commenti

Willy il Bradipo

 

 

Comunicato stampa a cura di

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A febbraio inizia la programmazione degli appuntamenti aperti al pubblico e gratuiti
Roma, 19 febbraio 2020 – Arte, performance, architettura, comunità e condivisione con il
territorio: sono questi gli ingredienti che daranno vita alle attività del Mattatoio nei prossimi
mesi. In occasione del Master annuale di II livello Arti Performative e Spazi Comunitari
(PACS), la Pelanda sarà luogo di scoperta e incontro ospitando il lavoro di circa 30 fra artisti,
curatori e ricercatori internazionali e proponendo oltre all’offerta formativa rivolta agli
studenti, un programma di incontri, talk, e performance, rivolto a tutti e gratuiti, in un dialogo
costante con gli altri spazi dell’Azienda Speciale Palaexpo.
Ha preso avvio a gennaio, negli spazi del Mattatoio, il Master annuale di II livello Arti
Performative e Spazi Comunitari (PACS), il primo percorso di alta formazione in Italia che
coniuga l’approfondimento dei linguaggi artistici e la ricerca in campo performativo con
l’attivazione dello spazio pubblico e del territorio urbano. Realizzato grazie alla
collaborazione tra l’Azienda Speciale Palaexpo e il Dipartimento di Architettura
dell’Università degli Studi Roma Tre, diretto da Cesare Pietroiusti, Presidente Azienda
Speciale Palaexpo e Francesco Careri, docente del Dipartimento di Architettura
dell’Università degli Studi Roma Tre, con il coordinamento generale e l’ideazione della
drammaturgia didattica di Ilaria Mancia, il coordinamento della sezione Spazi comunitari di
Natalia Agati, il Master si svilupperà, da gennaio fino a novembre 2020, attraverso una
prassi di ricerca e studio che coinvolgerà artisti e operatori nazionali e internazionali.
Seminari teorici e momenti di sperimentazione laboratoriale contribuiranno ad approfondire
il percorso didattico in un’ottica di scambio e di costruzione di una visione creativa e critica,
sostenendo una ricerca interdisciplinare di eccellenza nel campo delle arti performative.
Oltre 120 persone hanno inviato la richiesta di partecipazione e tra queste ne sono state
selezionate 36. L’Azienda Speciale Palaexpo per garantire una maggiore accessibilità al
Master ha messo a disposizione 20 borse di studio.
Un percorso innovativo, che va ben oltre l’offerta formativa indirizzata agli studenti iscritti, e
che abiterà tutti gli spazi del Mattatoio, aprendosi verso l’esterno e innestandosi nel territorio
cittadino con un programma che includerà a ingresso gratuito i talk e gli incontri tenuti dagli
artisti e docenti, oltre che gli esiti dei diversi laboratori, e con un calendario di performance
presentate da alcuni degli artisti coinvolti nel master. Una duplice linea di apertura e
programmazione pubblica, nella quale prende corpo un’idea di formazione diffusa, porosa
e in costante dialogo con l’esterno, in cui la pratica e la teoria si intrecciano tra loro.
Antico porto romano, luogo di feste e carnevali medievali, zona industriale all’interno di un
quartiere operaio, il Mattatoio di Testaccio è storicamente sede di pratiche e scambio di
saperi artigianali e oggi luogo denso di attraversamenti e co-abitazione tra realtà differenti:
le aule della Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre e
dell’Accademia di Belle Arti, il Centro Anziani di Testaccio, la Scuola Popolare di Musica, il
Centro Culturale Curdo “Ararat”, fino ai grandi spazi espositivi dei Padiglioni 9a e 9b,

passando per i tanti festival che ogni anno occupano temporaneamente la Pelanda: Short
Theatre, Romaeuropa Festival, Nuova Consonanza, ecc.
L’intento di PACS è farsi occasione per una trasformazione e attivazione in senso
comunitario del Mattatoio, rendendolo sempre più cuore pulsante dell’attività culturale
dedicata al contemporaneo di Roma, crocevia di lingue, culture e linguaggi, hub aperto e
abitato da comunità in dialogo tra loro, in cui possano crearsi le condizioni ideali per far
fiorire la sperimentazione, la produzione e la ricerca artistica, oltre che nuovi modi di vivere
la città.
Organizzeranno parte delle attività del Master artisti, ricercatori, docenti, curatori tra i più
rilevanti nel panorama delle arti contemporanee – come Alessandro Sciarroni, Leone d’oro
alla carriera alla Biennale Danza 2019, Stefan Kaegi del collettivo Rimini Protokoll,
vincitore, tra i tanti riconoscimenti internazionali, del Premio Ubu 2018 per il miglior
spettacolo straniero in Italia, Agrupación Señor Serrano, compagnia Leone d’Argento alla
Biennale di Venezia 2015, Silvia Bottiroli, ex-direttrice artistica di Santarcangelo Festival
e ora direttrice del DAS Theatre di Amsterdam, Daniel Blanga Gubbay, co-direttore
artistico del prestigioso Kunstenfestivaldesarts di Bruxelles, Andrea Lissoni neo direttore
della Haus der Kunst di Monaco e, ancora Muta Imago, Chiara Camoni, Francesca Grilli,
Daniela Angelucci, Simone Pappalardo, Ilaria Bussoni, Julie Faubert, Daniele
Roccato, ecc. – e della progettazione architettonica internazionale, come Germán
Valenzuela e Stalker, guideranno i partecipanti nell’esplorazione dei linguaggi performativi
di teatro, musica, danza, architettura e arti visive, verso forme inedite di ricerca
interdisciplinare e nell’osservazione delle potenzialità dei luoghi attraversati, per sviluppare
modalità di rigenerazione e inventare inediti modelli di uso dello spazio urbano attraverso
l’intervento artistico, condividendo con il pubblico i processi, le fasi di lavoro, i risultati.
Si apriranno le porte al pubblico con l’arrivo a Roma il 23 febbraio di Stefan Kaegi che
approfondirà la storia e le tecniche del potente teatro documentario imbevuto di realtà del
famoso collettivo Rimini Protokoll e mostrerà il lavoro svolto con gli studenti. A seguire
l’artista belga Benjamin Verdonck, apprezzato a livello internazionale e reduce dalla prima
mondiale del suo nuovo lavoro, presenterà tre performance dei suoi magici teatri in
miniatura.
Seguirà l’indagine del corpo performativo, esplorando il rapporto tra immobilità e pittura, dell’
“Accademia dell’immobilità” di Luigi Presicce, quello tra voce, corpo e racconto in Gola di
Chiara Guidi, quello tra danza e spazio-tempo non teatrale di Annamaria Ajmone o,
ancora, l’immersione nella ripetizione del movimento di Alessandro Sciarroni. Si
attraverseranno le esplorazioni partecipative di Stalker, l’ideazione di strutture
architettoniche che permettono ai corpi di agire lo spazio dell’architetto cileno Germán
Valenzuela, nonché la pratica sensoriale dell'”immaginario della città sensibile” proposta da
Alain Michard.
Si scoprirà la scrittura di una drammaturgia fatta di immagini attraverso i dispositivi digitali e
gli oggetti di Agrupación Señor Serrano, e molto altro. Tutti gli eventi saranno a ingresso
gratuito.
Tessendo inoltre delle reti con le altre istituzioni culturali della città – quali il Teatro di Roma
– Teatro Nazionale, Istituto Svizzero, Academia Belgica e Reale Accademia di Spagna a
Roma – da febbraio a novembre il Mattatoio, e in particolare la Pelanda, sarà abitato da un
vasto ed eterogeneo panorama di linguaggi, visioni e pratiche, con cui potrà entrare in

contatto la città intera, nella convinzione che linguaggio artistico, architettura e comunità
siano alleati nell’agire sulla realtà.
Il programma delle attività aperte al pubblico è a cura di Ilaria Mancia.
CALENDARIO EVENTI APERTI AL PUBBLICO
FEBBRAIO – MARZO
Ingresso gratuito
(In programmazione gli appuntamenti da aprile a novembre)
• 23 FEBBRAIO | ore 18:00 | On transplanted performers and remote controlled
audiences- lecture di Stefan Kaegi – Rimini Protokoll – Ingresso gratuito fino a
esaurimento posti
• 28 FEBBRAIO | ore 19:00 | Local World – apertura del laboratorio tenuto da Stefan
Kaegi – Rimini Protokoll
a seguire incontro con Daniel Blanga Gubbay (co-direttore artistico
Kunstenfestivaldesarts) – Ingresso gratuito fino a esaurimento posti
• 6, 7 MARZO – 3 performance di Benjamin Verdonck
6 marzo
h.19.00 One more thing
h.19.30 Gille learns to read
h.20.00 Waldeinsamkeit
7 marzo
h.18.30 e 20.30 One more thing
h.19.00 e 21.00 Gille learns to read
h.19.30 e 21.30 Waldeinsamkeit
Ingresso gratuito – posti limitati, prenotazione obbligatoria a
prenotazioni.mattatoio@palaexpo.it
• 12 MARZO | ore 19:00 | apertura del laboratorio Teatro da tavola e azioni nello
spazio urbano tenuto da Benjamin Verdonck – Ingresso gratuito fino ad
esaurimento posti
GLI ARTISTI
Stefan Kaegi produce spettacoli di teatro documentario, programmi radiofonici e opere in
ambiente urbano, in una varietà diversificata di collaborazioni. Utilizzando ricerche,
audizioni pubbliche e processi concettuali, dà voce a “esperti” che non sono attori formati
ma hanno qualcosa da dire. Insieme a Helgard Haug e Daniel Wetzel, sotto il nome Rimini
Protokoll, co-realizza opere di teatro documentario e installazioni.
Rimini Protokoll è un collettivo di autori e registi tra i più importanti degli anni 2000, vincitori,
tra gli altri riconoscimenti internazionali, del Premio Ubu 2018 per il miglior spettacolo
straniero in Italia con Nachlass, presentato a Roma da Short Theatre e Romaeuropa

Festival. Le loro opere si collocano nel regno del teatro, del suono e della radio, del cinema
e dell’installazione, in un continuo sviluppo degli strumenti espressivi per trovare prospettive
insolite sulla realtà ordinaria
On transplanted performers and remote controlled audiences
Come mettere in scena dei ready-made viventi e ricontestualizzare degli esperti sul palco?
Benvenuti nella zona grigia tra realtà e finzione. Permettete a dei materiali documentari e a
degli interventi teatrali di accompagnarvi all’interno di argomenti complessi, come il
cambiamento climatico e le politiche dell’Europa. Stefan Kaegi mostrerà e commenterà
alcuni brevi estratti video dalle recenti produzioni della compagnia Rimini Protokoll,
introducendo al pubblico e agli studenti la propria pratica artistica, ragionando intorno ai
meccanismi del teatro documentario e della rappresentazione mediata da dispositivi
tecnologici.
Daniel Blanga Gubbay vive a Bruxelles, dove lavora come curatore e ricercatore. È
attualmente alla direzione artistica del Kunstenfestivaldesarts a Bruxelles, insieme a Dries
Douibi e Sophie Alexandre. Ha conseguito la laurea specialistica con Giorgio Agamben
presso IUAV, Venezia, e un dottorato in Studi culturali a Palermo. Nel 2014 ha avviato
Aleppo, una piattaforma curatoriale con sede a Bruxelles per programmi pubblici di
performance e pratiche discorsive. Tra i recenti programmi curati: Can Nature Revolt?, un
programma pubblico per Manifesta, Palermo 2018; Black Market, Bruxelles 2016; The
School of Exceptions, Santarcangelo, 2016. Ha lavorato come co-curatore per LiveWorks,
un programma di residenza in Centrale Fies e tra il 2015 e il 2019 è stato direttore del
Dipartimento di Arti e Coreografia (ISAC) presso l’Académie Royale des Beaux Arts di
Bruxelles. Alcune recenti presentazioni: Talking About the Weather (2019, Oslo); Dance
Under Cover of a Fictional Rhythm (2018, Sharjah, Emirati Arabi Uniti); The Movement as
Living Non-Body (2018, Movement Research, NY); Knowing the Unknown (2017, Museum
of Impossible Forms, Helsinki) e Prophecies Without Content (American University of
Beirut).
Local World
Immagina una pièce che è una conferenza a cui nessuno arriva in aereo. Una performance
in cui gli scienziati invitati non appaiono fisicamente, ma ognuno è rappresentato da una
persona del luogo. All’inizio dello spettacolo, fanno ingresso sul palcoscenico all’interno del
classico allestimento da conferenza, aprono il copione e lo spettacolo inizia. Local World è
l’invenzione di una performance sulle soluzioni tecniche e sulla cooperazione in una crisi
globale. Ma che avviene a livello locale, in nome del mondo intero. E succede offline, con
le tecniche del teatro. Nessun viaggio che consumi CO2, ma anche nessuna
videoconferenza malfunzionante: la tele-presenza non deve essere qualcosa di digitale, non
implica necessariamente una latenza dentro uno schermo ghiacciato. La telepresenza può
innescare un processo politico e sociale in cui le regole della rappresentazione cambiano.
Non dover essere ovunque diventa un gioco teatrale che può essere eseguito ogni sera da
un nuovo cast di avatar locali. Al centro di questo gioco ci sono persone che si fanno
portatrici di idee. Il loro “io” può essere paragonabile all’io di un traduttore simultaneo. Solo
che non traducono da una lingua all’altra, ma da un corpo all’altro.
Benjamin Verdonck vive e lavora ad Anversa. È un regista, scrittore e artista visivo con
una pratica idiosincratica sia in teatro che al di fuori di esso. Il suo lavoro può essere visto
come un flusso continuo di performance, installazioni, azioni, spettacoli da tavolo e
pamphlets con una corrente sotterranea ricorrente: evidenziare la mancanza di dibattiti

pubblici sui cambiamenti in corso nel nostro sistema ecologico, che stanno gradualmente
diventando irreversibili. In contrapposizione al suo lavoro su larga scala nello spazio
pubblico, negli ultimi anni Verdonck ha lavorato a una serie di forme mobili più piccole di
teatro. Dal 2006 è artista teatrale in residenza nel famoso teatro municipale Toneelhuis di
Anversa.
Waldeinsamkeit, Gille learns to read e One More Thing sono parte di una serie in continua
crescita di installazioni mobili di Benjamin Verdonck, da lui costruite. L’impatto ambientale
della costruzione rivela l’intento artistico da tempo presente nel lavoro di Verdonck e ci parla
della catastrofe ambientale. Creati con mezzi semplici, queste installazioni permettono
all’artista di viaggiare leggero con il suo lavoro, di apparire ovunque, in ogni momento, e
andare in scena facilmente. Semplici nel concetto e nella realizzazione, queste installazioni
lasciano che siano le forme, i colori e i materiali a parlare da soli, così che l’artista finisca
per ritirarsi sempre più dal palcoscenico, a favore della calma e di un affascinante “Theater
der Dinge” (Teatro delle Cose). Installazioni di piccole dimensioni e durate brevi, per una
platea ridotta, che abbia familiarità con l’arte o no. Una serie di opere poetiche che sfuggono
alle condizioni e alle aspettative convenzionali dell’industria artistica, pur essendo
estremamente presenti, tangibili e concrete.

INFO
MATTATOIO
Roma, Piazza Orazio Giustiniani 4
http://www.mattatoioroma.it
Per le prenotazioni: prenotazioni.mattatoio@palaexpo.it
AZIENDA SPECIALE PALAEXPO
http://www.palaexpo.it
Ufficio stampa Azienda Speciale Palaexpo
Piergiorgio Paris, T 06 48941206 – p.paris@palaexpo.it
Francesca Spatola T 0648941212 f.spatola@palaexpo.it
Segreteria: Dario Santarsiero T 06 48941205 – d.santarsiero@palaexpo.it

IMPRESSIONISTI SEGRETI-La Recensione della Mostra di DETTI E FUMETTI

Visitando la mostra IMPRESSIONISTI SEGRETI che si sta tenendo a PALAZZO BONAPARTE di ROMA, oltre ad apprezzare la fantastica location,

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ho avuto l’opportunità di apprezzare de visu quanto la straordinaria capacità degi impressionisti di dipingere l’atmosfera.

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Con l’Impressionismo-  nome “dispregiativo” dato dagli accademici alla corrente pittorica per identificare quei pittori che si rifacevano allo stile di monet [dal titolo di un quadro di C. Monet, Impression: soleil levant (1873, Parigi , Musée Marmottan)]

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C. Monet, Impression: soleil levant (1873, Parigi , Musée Marmottan)]

– la Pittura esce dalle sale buie e stantie dello studio del pittore classico per immergersi nella pittura an plen ar.

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L’atmosfera è il vero protagonista delle opere degli artisti presenti in mostra.

 

Dipingere l’atmosfera vuol dire colorare le ombre degli oggetti e ritrarre i riflessi che la terra produce sugli oggetti circostanti; ma non solo; dipingere l’atmosfera ti permette di generare una prospettiva cromatica e di rendere vivido il soggetto del quadro scandendo il trascorrere del tempo mediante il colore che muta nei vari momenti del giorno.

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Questa peculiarità di trattamento del colore viene fatta propria da Cézanne che introduce la teoria cosiddetta della “modulazione”,

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con cui appunto si rende per la prima volta l’atmosfera desiderata suggerendo sensazioni diverse all’osservatore, il quale in questo modo torna al centro in una sorta di neo rinascimento.

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Il percorso della mostra costruito dalle curatrici di chiara fama Claire Durand-Ruel e Marianne Mathieu ci permette di apprezzare l’evoluzione dell’impressionismo e la contaminazione dell’Arte da parte della Scienza con gli esperimenti del pointinismo e divisionismo, la cui tecnica consisteva nella stesura di colori puri a piccole pennellate affiancate, spesso puntiformi, nell’intento di ottenere la massima luminosità degli stessi;

20200110_140007.jpg Nel, Ritratto della violinista Irma Sèthe, il pittore  Théo Van Rysselberghe cala su tela le recenti teorie scientifiche di ottica secondo le quali due colori primari, se affiancati, a distanza generano il loro complementare.

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Infine una piacevole scoperta, quella della opere della pittrice impressionista Berthe Morisot,

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una donna pittrice impressionista, rarità per l’epoca (le donne non frequentavano le accademie d’arte in quel periodo), famosa per i suoi colori opalescenti con cui sapeva  magistralmente rendere le figure.

Per la bellezza delle opere e l’opportunità unica di poter vedere questi capolavori nascosti provenienti dalle collezioni private [oltre 50 opere di artisti tra cui Monet, Renoir, Cézanne, Pissarro, Sisley, Caillebotte, Morisot, Gonzalès, Gauguin, Signac, Van Rysselberghe e Cross] consiglio vivamente una visita alla mostra che rimarrà aperta fino all’8 marzo 2020.

A presto

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE – articolo del 10 gennaio 2020]

 

 

 

 

 

 

LA QUINTANA -edizione speciale per Norcia -I costumi- le immagini del back stage

DETTI E FUMETTI è stata dietro le quinte della manifestazione della Quintana per approfondire lo studio sui costumi medievali nelle rappresentazioni storiche in italia.

Il 6 ottobre si è svolta l’edizione speciale della Quintana di Foligno 2019 dedicata agli amici colpiti dal terremoto di Norcia.

L’italia è da sempre ai vertici della sartoria di settore e ha ricevuto svariati Oscar per i costumi nei film. L’Arte con la a maiuscola l’abbiamo trovata nella cura dei costumi medievali di queste manifestazione.

Siamo stati nel back stage per ammirare gli abiti della sfilata avvenuta a Norcia la settimana prima della Quintana; I cavalieri, le dame e gli altri figuranti hanno sfilato per le vie del paese. noi c’eravamo grazie al gruppo fotografico FEST ,che sempre più spesso sta collaborando con DETTI E FUMETTI nella realizzazione di reportage fotografici. Vi riportiamo alcune delle immagini più rappresentative. Buona visione.

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[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Arte e Costume – articolo del 7 ottobre 2019]

 

Agriano- La Mostra di Acquerelli di Filippo Novelli. 23-25 agosto 2019- Agriano (NORCIA (PG))

Agriano è un piccolo paese posto su un altopiano che incontri sulla via che va da Norcia a Cascia, nel cuore dell’Umbria.

20190818_115458Un paesino come ce ne sono a centinaia in Italia, un tempo rurale, che ha visto negli anni sempre più gente andare via per popolare le periferie delle grandi città. Lo hanno fatto i nostri genitori, che con nostalgia tornavano per l’estate a trascorrere momenti felici tra queste montagne. Noi bambini, quando ci lasciavano “al paesino dai nonni”, eravamo colmi di gioia per il senso di libertà ed indipendenza che ci davano questi luoghi.

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Questa sensazione l’ho provata io negli anni ’70, quando trascorrevo le vacanze in Abruzzo dai miei nonni e l’ho rivista negli occhi di mia figlia qui ad Agriano.

Oggi lavoro per consentire alle persone di tornare nel proprio paese di origine, collaborando a creare un rete telematica che consenta loro di lavorare dove preferiscono, senza essere obbligati ad ammassarsi nelle grandi città inquinate da smog e traffico. Tornare ad Agriano sarebbe bellissimo.

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Per il momento ci torno d’Estate; qui posso dedicarmi ai miei acquerelli dimenticandomi dello scorrere del tempo.

Agriano mi ha adottato una ventina di anni fa. E’ accogliente con tutti, che tu sia un cittadino o che tu venga dal paesino vicino. Ti incanta con le sue case in pietra a faccia vista, con i suoi campi di grano, con i suoi cieli azzurri e le sue notti stellate.

Agriano ti abbraccia come si abbracciano le sue case che, con un susseguirsi di archetti, sembrano darsi la mano le une con le altre.

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Agriano ti regala scorci inaspettati al calar del sole, in un susseguirsi di vicoli stretti e piazzette alberate. Giri l’angolo e scopri un campanile, un portoncino celeste, un muretto a secco.

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Agriano è la sua gente, che a primo impatto appare chiusa e guardinga come ogni montanaro che si rispetti; poi la frequenti e scopri la sua accoglienza e calore. Ogni casa ti apre le sue porte; ogni agrianese ti tratta come un fratello. Non importa se stai con lui una manciata di giorni all’anno; la volta successiva che vi vedete è come fosse ieri. E allora si torna a far tardi sotto le stelle, a passeggiare nei prati dell’altopiano, a sfidarsi nelle scalate più dure per raggiungere la vetta più alta.

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Agriano è stata ferita qualche anno fa; la paura l’ha fatta abbandonare da molti. Ma la tenacia della gente di qui e la beltà dei luoghi sta facendo ripopolare Agriano.

Io, agrianese d’adozione, ho sentito la necessità di imprimere nella mia memoria questo momento di rinascita, provando a disegnare queste vedute, questi scorci, questi paesaggi bucolici.

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Vi lascio un pensiero che la mia amica Francesca ha voluto dedicare al nostro paese in questa circostanza.

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Non basta una scossa o una crepa per togliere l’amore per questo luogo del cuore. Ogni volta che si arriva da te, quando sulla via si scorge il tabernacolo – “l’immaginetta”-, un sorriso si apre su ogni viso e tutti i crucci vengono dimenticati. Questo è il suo potere e fin quando noi saremo qui per lui, lui sarà qui per noi”.

Alcuni acquerelli della mostra.

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INFO:

AGRIANO- Acquerelli di Filippo Novelli – Agriano ( Norcia (PG) ) presso il giardino di via San Luca 79  -dal 23 al 25 Agosto 2019.

 

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE – articolo del 23 agosto 2019]

Palazzo Barberini, un gioiello nel cuore di Roma; curiosita’ su Mantegna e Raffaello

Palazzo Barberini è  un must per chi visita Roma in questi giorni.

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La curiosità di vedere uno tra i primi fumetti mai disegnati al mondo mi ha spinto a recarmi a palazzo Barberini, attualmente sede della Galleria Nazionale di arte Antica di Roma.

Ma c’è di più; il visitatore potrà seguire un sottile e segreto filo rosso che lega le sue principali opere. Il filo dell’elogio alla bruttezza e alla bellezza.

 

Chi si reca in questo periodo infatti potrà ammirare l’opera Ecce homo di Mantegna.

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Il filo rosso è l’elogio alla bruttezza e alla bellezza che lega alcune delle principali opere esposte.

Ecce homo, ecco l’uomo, la frase che i sacerdoti dissero a Pilato consegnandogli Gesu’, da il titolo all’opera tra le più famose del Mantegna, eccezionalmente presente al Palazzo Barberini in prestito dal Museo Jacquemart-André di Parigi.

E’ un’opera originalissima, giusto per rimarcare la sua presenza in questo blog possiamo dire che è un fumetto in fieri, infatti in alto compaiono le frasi dei sacerdoti e del popolo da loro sobbillato “crocifiggilo”.

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Scritte “al limite tra spazio dipinto e spazio reale” come recita Monte,

Ecce homo è originale anche perche’ anziché ritrarre Gesu’ con Pilato come poteva far pensare il titolo datogli dal Mantegna, si incorona il Cristo con i volti di cinque persone.Tra loro spiccano il sacerdote e la vecchia, la cui smorfia rimanda agli studi sui volti grotteschi che Leonardo da Vinci in quegli anni (1500) stava svolgendo a Mantova.

Al Museo Barberini quindi puoi passare dalla bruttezza alla estrema bellezza facilmente, seguendo il filo rosso leonardesco che dall’opera del maestro toscano passa attraverso le stanze del Narciso caravaggesco, simbolo dell’esaltazione della bellezza,

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fino a quelle della Fornarina di Raffaello. Raffaello aveva il culto di Leonardo e nella Fornarina esso traspare, non essendo altro che un omaggio alla Gioconda.

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Pochi sanno infatti che sullo sfondo, prima del bosco di mirto, la pianta dedicata a Venere, v i era un paesaggio molto simile a quello della Monalisa. Si narra che la Fornarina altro non sia che un tributo alla perduta Monna Vanna desnuda di Leonardo.

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La Fornarina merita da sola una visita al Palazzo poiché rappresenta una sorta di opera sintesi dell’arte dell’urbinate; possiamo infatti dimostrare che è quasi un compendio delle sue piu’ famose opere.

Ritroviamo in essa:

  • la Velata per le somiglianze nei lineamenti del volto

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  • il ritratto di Maddalena Strozzi per il gioiello pendente che le tiene il turbante238px-ritratto_di_maddalena_strozzi

 

  • La Sacra famiglia di Francesco I per il turbante fatto di una seta dorata a righe verdi e azzurre annodato tra i capellithe_holy_family_-_rafael

Ma non è finita; ad introdurre Mantegna, Caravaggio e Raffaello a Palazzo vi sono due archistar di livello non da meno;  infatti salirete alle sale espositive  attraverso la scala del Bernini

e ne uscirete scendendo attraverso la scalinata del Borromini.

[Filippo Novelli per Detti e Fumetti sezione Arte- articolo del 25 gennaio 2019]

Il Ritratto fotografico-intervista a Stefano Massini

Amici di Detti e Fumetti oggi vi parliamo di ritratto in ambito fotografico.

osvy fotografo

Siamo andati ad intervistare Stefano Massini, componente dell’Associazione di Fotografi FEST (dal tedesco “impostare”, organizzare e declinare l’arte fotografica) artefici di una  originale iniziativa volta a portare il ritratto fotografico professionale nelle case di ognuno di noi. Il logo di FEST rappresenta il ring, una speciale lampada per la fotografia che elimina l’ombra sul volto del soggetto da fotografare.

logo fest

 

Ma riprenderemo più avanti questo argomento.

Era da qualche anno che non intervistavamo un fotografo. Volevamo indagare quella terra di confine che sta tra il Mestiere e l’Arte.

Oggi come mai prima d’ora la fotografia si è dimostrata essere il medium più alla portata di tutti coloro che sentono il bisogno di esprimere la propria creatività; oggi come mai prima d’ora i social se ne sono accorti e stanno cavalcando l’onda. Infatti, numeri alla mano, la fotografia si sta dimostrando il più diretto ed efficace medium per condividere i propri stati d’animo, il proprio estro, la propria individualità; d’altronde non c’è nulla di più immediato per trasmettere una sensazione di una immagine.

A Stefano abbiamo chiesto di raccontarci cosa rappresenta oggi la fotografia.

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F.: il digitale e l’analogico nel tuo lavoro; pregi e difetti secondo te.

S.:Pregi: La fotografia digitale è più comoda, ti permette di fare quanti scatti vuoi, senza un limite; hai subito un’anteprima dello scatto; in fase di post produzione puoi recuperare le zone troppo in ombra o quelle bruciate e puoi stravolgere completamente i colori.

Nella fotografia a pellicola tutte queste cose non le possiamo fare, ma proprio per questo, ti permette di imparare veramente l’arte fotografica.

Con il rullino hai pochi scatti. Questo potrebbe essere visto come un limite ma in realtà avendo pochi scatti, non puoi permetterti il lusso di  sbagliare. Per questo motivo prima di scattare pensi alla foto che stai facendo, studiando la luce, la composizione etc.. affinché risulti al meglio.

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Le foto scattate con rullino hanno un look imperfetto che le rendono affascinanti e poi per vedere le foto devi per forza stamparle, e la stampa sta andando a perdersi con il digitale. È un’emozione unica vedere le proprio foto stampate e poterle toccare con mano!

Difetti: l’analogico ha un costo molto più elevato rispetto al digitale (costo rullino e sviluppo)

il digitale proprio perché alla portata di tutti, per la sua facilità di utilizzo, ha prodotto negli anni,  moltissima “cyber spazzatura”.

F.: cosa è per te la scuola, la tecnica e quanto ne tieni conto nel tuo lavoro. Quando è  che invece bisogna dimenticarsene.

S.: Nel mio percorso di apprendimento (che parte da autodidatta) ho avuto la fortuna di conoscere molti amici, tra cui fotografi affermati, che sono stati la mia scuola, grazie a loro ho imparato facendo, ho affinato la tecnica nel tempo, partecipando a numerosi eventi.

Ritengo comunque la scuola fondamentale, lo studio è alla base di tutte le discipline.

Quello che la scuola non può insegnarti è fotografare con il cuore,  rendere eterna un’emozione senza pensare a troppi tecnicismi.

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F.: cosa è per te la post produzione. C’è sempre stata nel mondo della fotografia ma con l’avvento del digitale che ruolo ha?

S.:La post produzione è sempre stata presente già ai tempi della camera oscura ma con l’avvento del digitale è diventata un mezzo fondamentale, uno strumento per rendere la propria fotografia più potente e per risolvere problemi se e quando si dovessero presentare. Naturalmente proprio perché potente, andrebbe dosata con attenzione, perché cominciare ad elaborare una fotografia ed arrivare ad un risultato finale grafico ed artefatto, è un attimo.

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F.: quanto sono importanti i gruppi di fotografia, quanto è importante fare mostre, avere un ritorno dal pubblico.

S.: Personalmente ho sempre vissuto la fotografia come un momento molto personale e solitario, una valvola di sfogo o un rifugio sicuro dallo stress e dai problemi della vita ma nel tempo, poco alla volta, ho cominciato a vivere la mia passione anche con amici ed ho scoperto quanto possa essere importante la condivisione; il confronto è motivo di grande crescita professionale ed umana. Le mostre sono un sicuro punto di incontro che avvicinano appassionati e non, una vetrina meno veloce dei social ma sicuramente più concreta e quando si crea interesse verso la propria fotografia, la cosa può solo che generare grande soddisfazione, è il carburante che ti fa andare avanti.

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F.: cosa apprezzano di piu’ gli altri delle tue opere.

S.: Da quello che mi dicono, quando ricevo commenti sulle mie foto, è il riuscire a fare fotografie non banali e tecnicamente valide. Per me, già il fatto di riuscire a catturare l’attenzione di qualcuno, attraverso i miei lavori, significa che sto andando nella giusta direzione ma c’è veramente ancora tanto da fare e da imparare, la fotografia è bella per questo…è infinita.

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F.: quali sono i tuoi soggetti preferiti. e perché .

S.:Il genere che più mi appartiene e rappresenta è il ritratto, soprattutto femminile ed in questi anni ho fotografato decine di modelle nazionali ed internazionali.

Mi ispiro a  fotografi di livello superiore al mio e che fanno le foto ESATTAMENTE come piacerebbe farle a me, con la stessa filosofia, tecnica, approccio.

Quindi il ritratto è il genere che più mi emoziona, indipendentemente dalle belle modelle ritratte di cui internet è piena.

 Altro genere che apprezzo molto è la street photography, che pratico di rado ma nei miei momenti di pausa tra un set ed un altro in studio.

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F.: progetti in corso?

S.:A brevissimo inizierà una mia collaborazione con un noto fotografo ritrattista internazionale.

Mentre a lungo termine mi piacerebbe poter organizzare un bel viaggio fotografico, stile reportage, in un posto lontano tipo Birmania.

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F.: che consigli daresti ad un amico che si avvicina oggi al mondo della fotografia

S.: Studia molto, scatta solo le cose che ti interessano, usa prima di tutto la testa e solo dopo la macchina fotografica e poi devi essere tenace e non sentirti mai bravo ma sii umile e pensa  che avrai sempre da imparare.

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F.: Grazie Stefano e alla prossima

S.: Ciao a tutti a presto

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Fotografia – articolo del 6 novembre 2018]

Intervista a Laura Allevato – La moda nella società attuale

Noi di Detti e Fumetti siamo da sempre curiosi di capire tutte le declinazioni dell’Arte. Quello della Moda era un settore rimasto  fino ad oggi inesplorato. Desideriamo colmare questa lacuna.

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Per farlo abbiamo intervistato la nostra amica Laura Allevato.

F.:Cosa è la moda calata nella società odierna?

L.: Cerco di risponderti raccontandoti un fenomeno che sta spopolando in questo periodo e la sta’ facendo da padrone nel settore. Oggigiorno la Moda e’ sempre più alla ricerca di quegli stereotipi che l’acquirente possa riconoscere facilmente come “status symbol” ed il mondo da cui sta’ attingendo a “man bassa”  sempre piu’ e’ quello della musica, in particolare dal mondo dell musica RAP/TRAP.

Personaggi come Kanye West o  Rihanna ad esempio,   oltre ad aver creato dei loro brand e collaborato con case di moda streetwear (Nike, Puma, Adidas, per dirne tre tra le principali), stanno portando avanti (soprattutto sui social) il loro clash di capi sportivi e pezzi unici di brand di alta moda (es: Gucci o Versace ).

I marchi che dominano queste nuove tendenze sono ad esempio: OFF- WHITE, SUPREME, ACOLDWALL.

Io personalmente resto fedele – malgrado debba seguire le leggi del mercato – alla progettazione, che parte da un’idea:  pura, non contaminata, non contestualizzata; il marchio guida resta sempre per me quello di  COMME DES GARCONS.

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F.: Ai nostri lettori,  della persona che intervistiamo, interessa da sempre capire quale sia stato il passaggio che lo ha portato dall’essere un appassionato di una tal arte  al divenire un professionista del settore.

L.: Sinceramente non ricordo bene quale sia stato il momento esatto in cui ho deciso che da grande “volevo fare la stilista”,  ricordo solo che gia’ durante il liceo, amavo disegnare e la moda era entrata nella mia vita. Seguivo il movimento “dark” hai presente…

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Quindi a pensarci bene è stato grazie alla musica, attraverso il modo di vestire dei suoi protagonisti, che tutto è iniziato. La musica ha ispirato da sempre le mie creazioni; con esse ho pensato che  avrei potuto comunicare agli altri quello che era il mio stato d’animo. Per questo motivo ho lasciato la facoltà di architettura per entrare in Accademia di Moda e Costume; da quel momento tutto è iniziato a scorrere in modo molto naturale.

 

F.: Hai preceduto la domanda successiva. Abbiamo dedicato molti articoli al “da grande farò l’artista” illustrando quali sono le scuole giuste da frequentare per raggiungere una preparazione di buon livello. Quali secondo te sono le migliori nella capitale e quelle nelle principali città di Italia?

L.: Io ho frequentato l’Accademia di Moda e Costume,dove sono felice di aver ricevuto una formazione culturale sopra la media rispetto a tutte le altre scuole di moda del momento e di aver studiato approfonditamente anche il costume (non a caso il direttore creativo di Gucci, Alessandro De Michele, che ha frequentato la mia stessa scuola, dimostra in modo eccellente quanto la storia del costume sia fondamentale per la nostra professione).

Oggigiorno si ha più’ scelta in Italia;  sono nate diverse buone scuole di Moda (lo IED a Roma e Milano; il Polimoda a Firenze, la Marangoni a Milano).

F.: Usciamo un po’ fuori dagli schemi: Se tu avessi la bacchetta magica quali dovrebbero essere le principali azioni da  intraprendere per valorizzare il Mondo della Moda che, come si legge dai giornali economici è quello con segno + al pari del Food & Beverage e del Turismo?

L.:  Sarebbe bello non perdessimo il contatto con le ns origini  e che queste ultime venissero tutelate dai Beni Culturali ,  intendo dire che mi piange il cuore ogni volta che marchi storici italiani (Versace,Valentino,Gucci,ecc) diventano di proprieta’ di famose holding del lusso straniere (Kering,LVMH,).

F.: Per concludere raccontaci a cosa stai lavorando ora è quali sono i tuoi progetti futuri prossimi.

L.: Al momento collaboro con la Diesel per cui già avevo lavorato anni fa in qualità di Senior Knitwear Style & Product Manager.  Sto lavorando  per il loro brand Diesel Black Gold,che sfila a Milano.

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collaboro anche con altre aziende in giro per il mondo (soprattutto Cina/Hong Kong)

e fondamentalmente mi occupo dello sviluppo creativo e tecnico della categoria maglieria.

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Ho infatti preferito nel tempo specializzarmi su una merceologia specifica al pari dei   designer che seguono il denim.

E’ un ambito estremamente tecnico, e lo preferisco a quello di chi preferisce fare il tuttologo, come la maggior parte dei miei colleghi.

Tra i progetti che tenevo nel cassetto uno l’ho realizzato gia’ 2 anni fa’,in collaborazione con l’Accademia ,progettando un master di maglieria”Creative Knitwear Design”,oggi portato avanti dall’Accademia e da Modateca. Ne devo realizzare ancora altri di sogni nel cassetto ma  lasciamo che sia il tempo a svelarli!

F.: Allora dobbiamo risentirci presto. Al prossimo sogno realizzato. Ciao Laura

L.: Ciao a tutti i lettori di DETTI E FUMETTI.

[Filippo Novelli  per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE & MODA – articolo del 29 Ottobre 2018]

 

Intervista a Fabio D’Andrea – La storia di Roma e Trastevere nel libro “Uno de Nojantri”

Ciao amici oggi vogliamo parlarvi della città  in cui la maggior parte dei nostri redattori è nata: Roma.

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Per farlo siamo andati ad intervistare una nostro amico: Fabio D’Andrea che ha scritto un libro sulla Capitale, quasi un inno al suo Rione più rappresentativo: Trastevere; il testo è così coinvolgente che vieni magicamente trasportato nei luoghi della tua infanzia dove puoi risentire gli odori ed i sapori antichi che oggi la generazione del fast food non può immaginare nemmeno lontanamente.

Ma non solo: Fabio ha eseguito un sapiente lavoro di catalogazione di tradizioni e luoghi perduti che esalta la magnificenza della nostra Città’ Eterna, rendendo “Uno de Nojantri” un libro da custodire nella propria biblioteca per poterlo pescare e rileggere all’uopo, quasi fosse “er dizionario de Roma“.

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Ma sentiamo dalla sua voce come è nata l’idea di scrivere un libro del genere.

Fa: Nascere e vivere Trastevere è già stato per me un privilegio, figuriamoci avere in casa un nonno Trasteverino DOC che alla sera invece della solita favoletta ti racconta le marachelle e le combriccole di quando era regazzino, i fattacci dei vicoletti, le storie di vita che hanno caratterizzato la Roma dagli anni 50 ai 70… Ecco raccontare la rocambolesca vita di mio nonno è diventato lo spunto per narrare le vicende delle famiglie del Rione Trastevere, dove tutto era più a misura d’uomo, dove le famiglie si aiutavano veramente e la povertà non era una barriera insormontabile ma un valore aggiunto che univa e avvicinava le persone per la vita… il tutto naturalmente condito da un romanesco moderno, facile da capire perché largamente usato nel quotidiano ma che ti riporta indietro nel tempo, e spero faccia provare e riassaporare sensazioni ed emozioni particolari in chi legge.

F.: È stato il tuo primo libro di successo. Cosa avevi scritto prima e cosa pensi pensi di scrivere dopo. Il successivo libro dopo un grande successo mette sempre un.po di timore. Tu ne hai?

Fa: Sì è stato il mio primo libro pubblicato veramente. In precedenza ho scritto un romanzo “fantasy” durante gli anni del liceo, ma è rimasto un sogno nel cassetto e attende nuova fortuna. Qualche anno fa ho realizzato un paio di articoli di carattere scientifico per “addetti ai lavori”, anche se per un decennio ho tenuto la redazione mensile del giornalino scout del quartiere. Ora c’è un pò di apprensione perché  dopo un lungo lavoro, durato quasi sette anni, mi trovo a correggere le nuove bozze in molto meno tempo. La seconda parte della storia è quasi pronta e si potrebbe stamparla in solo un biennio di lavoro… Il timore c’è, perché  sarà difficile produrre un testo all’altezza del primo… come direbbero a Trastevere: “Bbona la prima!”…

F.: Uno de Nojantri parla di una storia vera, oppure hai inserito degli elementi romanzati?

Fa: Le storie narrate sono tutte autentiche e vissute in prima persona da mio nonno Ettore se non come attore principale sicuramente come comprimario. Da parte mia procedere secondo un ordine temporale, devo confessare, è stato molto faticoso, poichè tutti i racconti sono stati registrati e narrati in prima persona dalla viva voce di mio nonno; è per questo che la scelta narrativa lo coinvolge in prima persona…

Ho adottato l’escamotage di far raccontare le storie in prima persona perché in questo modo sembra quasi di ascoltare una persona che ti è seduta al tuo fianco.

 

F.: E’ vero! ogni pagina è una nuova scoperta, come il disvelarsi di un segreto di cui si viene messi al corrente e, per certi versi, è proprio questo il messaggio più bello: sono le storie dei nostri nonni che non devono andare perse….

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Le immagini di famiglia che si frammezzano al racconto ti fanno entrare in confidenza con le storie raccontate, catapultandotici dentro; è a quel punto che scatta l’emozione…

F.: Il nostro blog vuole da sempre far scoprire ai nostri lettori quale sia stato il passaggio che ti ha fatto diventare da appassionato di letteratura a scrittore professionista. Raccontaci come è accaduto per il tuo caso e se ne hai lascia qualche consiglio a uno che vorrebbe intraprendere la carriera di scrittore.

 Fa: Francamente non c’è stato un momento di passaggio vero e proprio.

Leggere è sicuramente la mia passione principale e leggendo ti viene naturale cominciare a scrivere: piccoli brani, poesie, testi di canzoni, racconti. Dare una continuità a tutto questo tanto da portarti a pubblicare un testo non si è dimostrata una impresa facile; sono qui alla mia prima esperienza;

Se posso dare un consiglio direi che la cosa più importante è quella di non arrendersi. Fondamentale è trovare l’idea giusta, quella che alla fine rende tutto più facile e che, una volta realizzata, rende tutta la fatica fatta non solo sopportabile ma estremamente gratificante!

Da qui a raggiungere il grande successo la strada è ancora molto lunga, ma è sempre dalle piccole cose che può nascere un buon inizio e per questo posso dire di essere sulla buona strada…

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F.: Direi che siamo molto soddisfatti di quanto ci hai narrato. Grazie per averci raccontato Roma ed in particolare la “Trastevere de ‘na vorta“.. Ti aspettiamo con il tuo prossimo lavoro. In bocca alla …lupa.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI- sezione Letteratura – articolo del 24 ottobre 2018]