Cari lettori di DETTI E FUMETTI, amanti del teatro e non, oggi abbiamo avuto il piacere di avere con noi Francesco Lonano, un bravissimo regista teatrale; con lui abbiamo fatto quattro chiacchiere in libertà, spaziando dalla ricerca teatrale alle nuove forme di aggregazione di artisti. Buona lettura.
Fi: Ciao Francesco e benvenuto sul nostro HUB!
Fr. Ciao, ho sentito parlare del vostro “Hub nel Web” delle arti che crea ponti tra la mia, il Teatro, e le altre. Lo trovo un format molto interessante ed una strategia valida per avvicinare il pubblico al teatro, come al fumetto, ecc.. Grazie di avermi invitato.
Fi: Dimmi di piu’ del pubblico, mi interessa:
Fr.: Nel mondo teatrale sono anni che si elencano le tante (troppe) cose che non vanno e ipotetiche soluzioni. Il problema piu’ serio e concreto e’ il distacco tra il pubblico e il teatro.
Noi operatori teatrali, nel nostro piccolo, dovremmo cercare di colmare questo distacco e lavorare costruendo contenuti validi, profondi, moderni ma allo stesso tempo poetici per avvicinare la gente al teatro.
Progetti come il vostro portale, che unisce vari mondi artistici tra di loro, costituendo un ampio raggio di accoglienza al “lettore”, non sono solo utili per generare una nuova cultura giovanile, collante tra le varie esperienze artistiche ma a mio avviso sono vitali per il teatro del futuro.
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Fi; A noi piace raccontare il dietro le quinte, le varie declinazioni dei mestieri del teatro, tanto che a breve uscirà la terza raccolta di questa nostra rubrica, FARE TEATRO. Capisci bene quindi che mi interessa moltissimo sapere come il tuo team si è organizzata per barcamenarsi in questo mondo liquido e le differenze se ce ne sono rispetto alle compagnie teatrali tradizionali.
Fr.: Siamo un collettivo, il collettivo Cenerentola. nasciamo nel 2017 per volere mio, dell’attore Fedele Tullo e del polistrumentista Cesare Secli’.
Cenerentola lavora sulla ricerca artistica senza arrogarsi il concetto di stabilire un linguaggio teatrale univoco e modelli rigidi. a dir la verità non ci piace tracciare confini ma disegnare orizzonti. E’ un cantiere artistico e ogni singolo artista che lavora per il progetto Cenerentola deve sviluppare la sua creatività non per se stesso ma per la collettività.
Ogni giovane professionista che si lega a noi, mette al centro la sua competenza e conoscenza, acquisite dai suoi studi e dalla sua esperienza.
Non vi è nessuna gerarchia, ma “squadra” che deve portare a conclusione il suo obiettivo nel disegno di un progetto collettivo.
Fi: Quale è il messaggio nei tuoi spettacoli?
Fr.:Il messaggio nasce da come si sviluppa il progetto. In tutti i nostri spettacoli ci siamo cimentati in una esperienza totale che si sviluppa dalle nostre vite e dal nostro vissuto.
Sicuramente vogliamo avvicinare la gente al teatro per riflettere sul presente, progettare il futuro non dimenticandoci del passato.
Siamo ragazzi di strada, veniamo dalla provincia, studiamo tanto ma cerchiamo di non distaccarci dalla realta’.
Fi: il vostro spettatore ideale?
Fr.Il nostro spettatore ideale e’ colui che convinciamo a riservare un giorno a settimana per il teatro rinunciando a netflix o alla champions league.
Fi: Progetti presenti e futuri?
Fr.: Dopo tre anni di pausa forzata a causa della pandemia i membri del collettivo hanno continuato a lavorare singolarmente, – nel mio caso, ho lavorato come aiuto regia per Marco Carniti.
Ho avuto la fortuna e il piacere di aver lavorato su tanti autori da Pasolini a Shakespeare (abbiamo debuttato il 24 giugno con “Falstaff e le allegre comari di Windsor” al Gigi Proietti Globe Theatre).
Parallelamente come collettivo continuavamo a lavorare a tavolino sul progetto “Salome'”.
Abbiamo deciso di lavorare su questo classico adattando il testo di Oscar Wilde alla novella “Herodias” di Gustave Flaubert.
Il nostro principale obiettivo e’ quello di sviluppare una vera e propria testimonianza che rifletta sulla natura degli eventi e non l’incarnazione dei personaggi stessi.
Partiamo da un evento biblico per far riflettere su quanto sia nociva l’esasperazione al consumismo e arrivismo ovvero il percorso che sta prendendo la nostra società.
Il disegno registico si sviluppa sull’esaltazione della bellezza estetica creando però un contrasto con la cupezza dei tempi e dei valori.
Questo primo step del progetto si e’ sviluppato in un contesto femminile perche’ la regia l’abbiamo curata io e Sabrina Fasanella mentre in scena nel ruolo di Salome’ Katia D’ambrosio e (credo per la prima volta nella storia) nel ruolo di re Erode l’attrice Eleonora Cimafonte.
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione TEATRO – Articolo del 9 luglio 2022]
Cari amici di DETTI E FUMETTI siamo al terzo appuntamento con una delle nostre serie a fumetti preferite.
Ci sono arrivati molti commenti positivi su questo fumetto; pensate anche alcune testimonianze di ragazzi che grazie a questa serie hanno intrapreso la carriera di giudice. E’ fantastico quando un fumetto possa riuscire a fare; pertanto abbiamo deciso di continuare a parlarvene
La serie “7crimini”, (La serie che unisce il fascino del giallo alla conoscenza del diritto è edito dalla casa editrice Tunuè e dedicata ai sette crimini capitali, è nata dalla penna della sceneggiatrice Katja Centomo e dell’avvocato Emanuele Sciarretta. Il fumettista Daniele Caluri ha disegnato il personaggio principale: il giudice Massimo D’Ettori. Mentre Marco Caselli, è il copertinista dell’intera serie. Il graphic novel dedicato all’estorsione porta la firma dei disegnatori Emilio Lecce e Bruno Cannucciari.
L’Estorsione
Estorsione è il delitto contro il patrimonio. Consiste nel procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, costringendo mediante violenza o minaccia taluno a fare o a omettere qualche cosa.
In parole povere distrugge sistematicamente una persona sia economicamente che moralmente. Economicamente lascio a voi immaginare i risvolti; moralmente parlando la faccenda si fa più sottile, si perché il ricatto, quello perpetrato sul ricattato a ragion veduta, cioè (perché il tizio ha commesso veramente qualcosa che lo rende tale) sbatte in faccia alla “vittima” la sua colpa, trasformando un sentimento astratto: il senso di colpa appunto, in qualcosa di tangibile.
Questa consapevolezza porta ad uno stato di agitazione e sofferenza tale che il colpevole della mala azione farà di tutto affinché la faccenda non veda mai la luce, fino ad arrivare ad uccidere il ricattatore, colpevole non di approfittarsi dei suoi soldi ma di aver risvegliato la sua coscienza assopita.
La maggior parte dei ricatti, coinvolge il ricattatore e la sua vittima. Ma nel terzo episodio “L’Estorsione” gli altri due sono “La Truffa” e “La Violenza”, il giudice Massimo D’Ettori vi racconterà come questa estorsione, ordita ai danni di un’onesto psichiatra, primario di una clinica per malattie mentali, si propagherà come un virus a tutta la famiglia e alla sua cerchia di conoscenze.
Vedremo da vicino gli effetti devastanti derivati dal sospetto e dalla calunnia che cova come lava calda dentro di noi ed è pronta ad uscire la, dove ce ne sia la possibilità.
[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione Fumetto – articolo del 9 luglio 2022]
Freddie Mercury, voce e tastiere dei QUEEN, nel 1978 a Nizza presso gli studios SUPER BEAR registra DON’T STOP ME NOW includendola nell’album Jazz, e in breve tempo la canzone diventa una delle piu’ famose del mondo del rock.
Ma chi sono i QUEEN?
Per scoprirlo dobbiamo andare indietro nel tempo. Ad almeno 8 anni prima, anno in cui gli Smile cambiarono il loro nome in QUEEN grazie ad una felice intuizione di Mercury (alias Farrokh Bulsara).
Un nome breve, facile da ricordare che ben si addiceva alla mission del gruppo: essere maestosi, regali e glam. Il loro stile infatti si rifaceva al glam rock con influenze di progressive, hard rock, heavy metal e musica elettronica. Un grosso contributo a questa ultima contaminazione la diede l’ultimo dei quattro componenti che si aggiunse a Freddy Mercury, Brian May (chitarra) e Roger Taylor(batteria e voce): John Deacon(basso).
Il gruppo ebbe una nascita travagliata. Fu fondato dal fisico Brian May e Tim Staffel nel 1964 e prese il nome di 1984 e iniziò a suonare come gruppo di apertura di Jimi Hendrix (che li aveva scelti per la bravura di May) e dei Pink Floyd. Divennero Smile con l’innesto di Taylor e firmarono il loro primo contratto con la Mercury record ( da cui il nome futuro di Freddie). Nel 1970 Staffel uscì dal gruppo lasciano il posto al suo amico Bulsara che si cambiò come detto nome in Mercury.
Il loro album di esordio dal titolo Queen è del 1973.
Con Queen II del 74 si esaltano i due volti dei queen: quello ballad, progressive melodico di May in contrasto con quello piu’ hard rock, barocco e caotico di Mercury in un mix di rock e pop mai ascoltato prima.
La canzone che li consacrò definitivamente tra le stelle delle rock band su Bohemian Rapsody, rivoluzionaria sia per durata che per struttura e contenuti (75). Ne fecero un video clip ( altra rivoluzione targata queen che fece si che il brano rimanesse primo in classifica per nove settimane. Inserito nel disco A Night at the Opera divenne il disco piu’ venduto dal gruppo e mescolò il rock all’operetta. Il multitraccia e le sue sovraincisioni, volteo a simulare un grande coro, la fa da padrona.
Nel 1979 iniziarono uno tra i tour piu’ importanti, il Live Killer Tour pubblicizzato dalla uscita della nostra canzone: Don’t Stop Me Now che li convinse a pubblicare il loro primo album live: Live Killer, primo album che vira decisamente verso la musica elettronica.
E’ dell’anno successivo la loro prima colonna sonora per un film tratto dei fumetti: Flash gordon. Con cui entrarono in nomination al BAFTA.
Dopo altri 5 anni di successi, ebbero un calo di popolarità e un deterioramento nei rapporti personali che li fece momentaneamente separare.
Nell’83 ripartirono con i tour che culminarono nel LIVE AID di Wembley dell’85 organizzato da Geldof per raccogliere fondi per l’Etipia colpita dalla carestia. Fu una esibizione memorabile, e Freddie il frontman migliore.
Rivitalizzati dal concerto scrissero una delle colonne sonore piu’ belle della storia suonando con una orchestra sinfonica (Highlander-L’ultimo immortale dove compaiono canzoni come A Kind of magic, Prince of the Universe, One vision, Friend Will be friend, one tear of love e Who want to live forever).
Nell’87 si fermarono per la seconda volta. Freddie si ammalo’ di AIDS . Fecero ancora alcuni album tra cui Innuendo che riprende lo stile delle origini e abbandona il pop-dance. Nel 1991 Freddie morì.
Il concerto in tv in sua memoria dell’anno successivo fu visto da oltre un miliardo di persone.
LA CANZONE
DON’T STOP ME NOW è l’inno liberatorio per eccellenza, grandioso nell’uso di armonie vocali e utilizzo del multitraccia che allora andava molto di voga. Brian May il chitarrista con i suoi assoli mette sulla canzone il timbro rock indelebile dei QUEEN.
Una versione dal vivo della canzone viene inclusa nell’album live del 1979, il Live Killers.
Visto l’incredibile successo viene inclusa nella raccolta Greatest Hits del 1981, ed ancora nell’ album Jazz del 2011.
Ma cosa ci vuole raccontare Freddie con questa canzone? Narra di quei momenti di gioia senza un motivo ne un perche’, quando la felicità ti fa volare sopra ogni cosa. E’ una canzone che da la carica di energia, una esortazione alla piu’ pura euforia, a vivere il presente.
La canzone viene usata come colonna sonora per moltissimi film e trasmissioni televisive dell’epoca e non solo, entrando di diritto nella top ten delle canzoni da automobile, si avete capito bene, esistevano anche queste top ten.
Ci piace iniziare questo primo capitolo con questa canzone perché l’abbiamo scelta come inno di una Young Orchestra che il destino aveva deciso di far chiudere perchè arrivata a fine ciclo ed invece noi abbiamo gridato: Non fermateci e siamo ancora qua a suonare insieme contro il destino che ci voleva far chiudere.
La nostra scheda tecnica che segue vi stupirà. Infatti oltre al testo originale ed in italiano vi proponiamo le nostre partiture polistrumentali. In questa scheda abbiamo scelto come compositore dell’orchestra Marco Bannoni. Restate con noi e ne sentirete delle belle. Collezionando le schede potrete avere un vero e proprio compendio di musica da Orchestra, una esclusiva della Orchestra PRO.
Restate connessi.
Cigliegina sulla torta, come da nostra abitudine, il libro finale conterrà un fumetto inedito della storia dell’Orchestra PRO.
Se vuoi avere per primo il libro con il fumetto dell’orchestra e le partiture di tutte le canzoni prenotati QUI]
SCHEDA TECNICA – TESTO ORIGINALE – Don’t Stop Me Now
Tonight I’m gonna have myself a real good time
I feel alive
And the world, I’ll turn it inside out yeah
I’m floating around in ecstasy
So don’t stop me now
Don’t stop me
‘Cause I’m having a good time
Having a good time
I’m a shooting star leaping through the sky
Like a tiger defying the laws of gravity
I’m a racing car passing by like Lady Godiva
I’m gonna go go go
There’s no stopping me
I’m burning through the sky yeah
Two hundred degrees
That’s why they call me Mr. Fahrenheit
I’m travelling at the speed of light
I wanna make a supersonic man out of you
Don’t stop me now
I’m having such a good time
I’m having a ball
Don’t stop me now
If you wanna have a good time
Just give me a call
Don’t stop me now
‘Cause I’m having a good time
Don’t stop me now
Yes, I’m having a good time
I don’t wanna stop at all
I’m a rocket ship on my way to Mars
On a collision course
I am a satellite
I’m out of control
I’m a sex machine ready to reload
Like an atom bomb
About to oh, oh, oh, oh, oh explode!
I’m burning through the sky, yeah
Two hundred degrees
That’s why they call me Mr. Fahrenheit
I’m travelling at the speed of light
I wanna make a supersonic woman
I wanna make a supersonic woman of you
Don’t stop me don’t stop me
Don’t stop me
Hey! Hey! Hey!
Don’t stop me, don’t stop me, ooohh ooohh ooohh
I like it!
Don’t stop me, don’t stop me
Have a good time, good time
Don’t stop me don’t stop me
I’m burning through the sky yeah
Two hundred degrees
That’s why they call me Mr. Fahrenheit
I’m travelling at the speed of light
I wanna make a supersonic man out of you
Don’t stop me now
I’m having such a good time
I’m having a ball
Don’t stop me now
If you wanna have a good time
Just give me a call
Don’t stop me now
‘Cause I’m having a good time
Don’t stop me now
Yes, I’m having a good time
I don’t wanna stop at all
SCHEDA TECNICA – TESTO ITALIANO – Don’t Stop Me Now
Stanotte voglio divertirmi davvero
Mi sento vivo
E girerò il mondo al rovescio
Sto fluttuando estasiato
Quindi non fermatemi ora, non fermatemi
Perché mi sto divertendo
Mi sto divertendo
Mi sto divertendo
Sono una stella cadente che sfreccia nel cielo
Come una tigre che sconfigge le leggi di gravità
Sono una macchina da corsa che passa come Lady Godiva
E andrò andrò andrò
Nulla mi fermerà
Brucio nel cielo, sì
Duecento gradi
Ecco perchè mi chiamano Mr. Fahrenheit
Viaggio alla velocità della luce
Voglio renderti un uomo supersonico
Non fermatemi ora
Mi sto divertendo così tanto
Mi sto dando alla pazza gioia
Non fermatemi ora
Se vuoi divertirti basta chiamarmi
Non fermatemi ora
Perché mi sto divertendo
non fermatemi ora
Sì mi sto divertendo
Non voglio proprio fermarmi
Sono un razzo in viaggio verso Marte
Sulla rotta di collisione
Sono un satellite
Sono fuori controllo
Sono una macchina del sesso pronta per ripartire
Come una bomba atomica
Che sta per oh, oh, oh, oh, oh esplodere!
Brucio nel cielo, sì
Duecento gradi
Ecco perchè mi chiamano Mr. Fahrenheit
Viaggio alla velocità della luce
Voglio renderti una donna supersonica
Non fermatemi, non fermatemi, non fermatemi
Hey! Hey! Hey!
Non fermatemi, non fermatemi
Ooohh! Ooohh! Ooohh!
Mi piace!
Non fermatemi, non fermatemi
Divertiti, divertiti
Non fermatemi, non fermatemi!
Brucio nel cielo, sì
Duecento gradi
Ecco perchè mi chiamano Mr. Fahrenheit
Viaggio alla velocità della luce
Voglio renderti un uomo supersonico
Non fermatemi ora
Mi sto divertendo così tanto
Mi sto dando alla pazza gioia
Non fermatemi ora
Se vuoi divertirti basta chiamarmi
Non fermatemi ora
Perché mi sto divertendo
non fermatemi ora
Sì mi sto divertendo
Non voglio proprio fermarmi
SCHEDA TECNICA – PARTITURE
Il progetto del Concept book.
La Pursue Respighi Orchestra è una Young orchestra autogestita che per autofinanziarsi ha pensato di realizzare un concept book composto dalle storie delle canzoni del loro repertorio, dalle partiture per orchestra e da un fumetto. Un team di tutor sta scrivendo le storie e sta organizzando una serie di incontri a loro dedicati.
Carlo Tore Tosti è uno dei tutor che oggi ha fatto partecipare l’orchestra al concerto della sua band, i RE QUEEN.
Se vuoi avere l’intera partitura prenota la tua copia QUI
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione MUSICA – articolo del 25 giugno 2022]
Cari lettori di DETTI E FUMETTI iniziamo oggi il racconto dell’avventura della PRO, Pursue Respighi Orchestra, la Young Orchestra autogestita e fondata dagli alunni della scuola media sezione musicale Respighi di Roma.
Giorno dopo giorno vi racconteremo del loro entusiasmante progetto di mantenere viva la loro Orchestra, al di la della sua naturale scadenza del ciclo del triennio delle medie e della loro volontà di organizzare un concerto nell’arco di un anno dalla loro fondazione.
Grazie a questo blog vi sarà anche un momento di approfondimento tecnico. Scriveremo infatti di come organizzeranno le prove, le registrazioni e di come prepareranno il grande concerto finale. Ma non solo: capiremo insieme come e perchè sceglieranno i brani del repertorio, come scriveranno le partiture, come effettueranno – cosa interessantissima – la Instrumental Rotation (l’alternanza nell’imparare e suonare nuovi strumenti); sarà interessante osservare anche come avverrà l’integrazione di nuovi elementi nell’orchestra stessa. L’orchestra parte infatti dalla aggregazione di quattro sezioni: pianoforti, flauti, chitarre e violini.
Sarà molto interessante vedere come si innesteranno altri nuovi strumenti a partire dalla sezione “elettrificata” di batteria elettronica, basso, chitarra elettrica e sintetizzatori.
RESPIGHI OFF
Ogni Orchestra ha bisogno di grandi spazi per le prove, per le registrazioni e per i concerti. la PRO ha tre “residenze”, i RESPIGHI OFF (OFF perchè sono una sorta di spin off della Residenza Madre che è la loro ex scuola RESPIGHI).
Esempio di SALA PROVE per la MUSICA d’Orchestra
Ogni Residenza ha uno scopo diverso:
RESPIGHI OFF-SALA 1: per effettuare le prove della intera orchestra e i concerti.
RESPIGHI OFF – SALA 2: per effettuare le prove delle varie sezioni ( fiati, archi, chitarre e sezioni ritmica)
RESPIGHI OFF – SALA 3: per effettuare le registrazioni.
Al momento sono state già definite 2 su 3 nel quartiere d’origine della Residenza Madre ( la Scuola):
L’orchestra vivendo le Residenze – RESPIGHI OFF diventa un vero e proprio Esperimento Sociale Culturale di Quartiere, creando una sinergia con le scuole ed i teatri di zona, oltre che per l’indotto – i negozi specializzati come LIBRERIE E NEGOZI DI MUSICA inclusi- con i luoghi culturali della zona.
Nelle Respighi-off la nostra Young Orchestra (sebbene ha nelle sue premesse fondative l’autogestione) avrà anche la possibilità di essere affiancata da maestri di musica che aiuteranno le ragazze/i nel progresso della loro tecnica musicale, nella registrazione dei brani ed infine alla preparazione dei concerti.
L’orchestra, si è prefissa anche l’obiettivo di crescere in numero; a tal fine effettuerà delle vere e proprie Audition ogni settembre per far entrare sempre nuovi elementi.
IL SIGNIFICATO DEL NOME E DELL’ ACRONIMO
La PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA ha nel nome la sua mission, vale a dire la volontà di proseguire (PURSUE significa CHE PROSEGUE) a vivere e suonare oltre il suo naturale fine ciclo, per non cadere nell’errore delle precedenti classi di disperdere le competenze ottenute in tre anni di studio; L’obiettivo fondante è al tempo stesso quello di non disperdere quel senso di appartenenza, di amicizia e legame che la passione per la musica ha creato in questi tre anni vissuti insieme.
Da qui il grande valore sociale e culturale insito nel progetto della nostra young che la rende un esperimento unico ed originale nel quartiere ( mai in passato la Respighi aveva generato un gruppo che le desse continuità).
PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA ha deciso di chiamrsi così anche perchè PRO è un acronimo che, nella sua semplicità e brevità funziona bene e significa molto per le ragazze/i dell’orchestra. Vi raccontiamo perchè:
–PRO che posto davanti ad un verbo significa ESTENDERE, PROSEGUIRE NEL TEMPO E NELLO SPAZIO (progredire, proseguire, promuovere)
–PRO del “buon pro ti faccia, che ti giovi, che ti sia utile” perchè questa esperienza sia utile alle ragazze/i per il loro futuro.
–PRO del “quid pro quo”, cioè in un altro luogo, perchè l’orchestra è stata rifondata in un luogo diverso da quello della sua origine , cioè la scuola.
–PRO del prosit, atto del brindisi nato nella antica Grecia come usanza di riunirsi per declamare discorsi o canzoni o musiche in forma improvvisata.
–PRO dall’inglese professional come locuzione da affiancare ad una attività per indicare professionale, con esperienza, in quanto è una orchestra che, se pur giovane, ha già tre anni di studio alle spalle.
LA PROGETTAZIONE DEL LOGO E DELLE DIVISE DELL’ORCHESTRA
La YOung Orchestra ha studiato ogni particolare della sua costituzione. Non poteva mancare il logo. Si è voluti partire dal logo originario della ORCHESTRA RESPIGHI a cui le ragazze/i erano tanto legati (in cui compaiono giustapposti i 4 strumenti dell’orchestra originaria)
LOGO ORCHESTRA RESPIGHI
La costruzione del nuovo logo si è ottenuta aggiungendo tridimensionalità e l’acronimo PRO e mantenendo i 4 strumenti fondativi: Piano, Violino, Flauto e Chitarra. Inoltre si è cercato un simbolo che rappresentasse l’unione del gruppo.
L’abbiamo trovata studiando Le dieci calligrafie di Norio Nagayama: L’immagine del cerchio rappresenta la prima delle stazioni che l’uomo deve percorrere per diventare unità.
Il cerchio è la O di Orchestra che si ripete e moltiplica per diventare il cerchio della P PURSUE e della R di RESPIGHI cosi’ da formare l’acronimo PRO.
Dalle lettere partono le scie dei 4 strumenti che disegnano il logo della nostra Young Orchestra PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA.
LOGO PRO REALIZZATO DA FILIPPO NOVELLI (WHITE VERSION)
LOGO PRO REALIZZATO DA FILIPPO NOVELLI (BLACK VERSION)
L’AVVENTURA DELLA PURSUE RESPIGHI ORCHESTRAE LO STORYTELLING DI DETTI E FUMETTI
Il format che creeremo per seguire l’avventura della Orchestra PRO avrà un taglio nuovo anche per chi ci leggerà; fin dal primo incontro della YOUNG ORCHESTRA PRO infatti pubblicheremo delle schede di approfondimento alla nostra maniera, ossia arricchendole con un fumetto.
Racconteranno sia il brano del repertorio dell’orchestra, sia la vita e il contesto storico in cui ha vissuto l’autore del brano. Questo racconto farà da introduzione alla trascrizione e distribuzione delle partiture della orchestra che vi metteremo a disposizione in fondo all’articolo. il progetto si chiama: LA STORIA DI UNA CANZONE
Riuniremo tutti gli articoli prodotti in un libro concept fatto da fumetto + scheda di approfondimento + spartiti, interessante per gli appassionati di musica ma anche per tutti i curiosi.
Non vi resta che entrare a far parte del nostro gruppo di lettori rimanendo in attesa della prima puntata delle avventure delle PRO e della STORIA DI UNA CANZONE.
Buon … ascolto!
[FILIPPO NOVELLI per DETTI E FUMETTI – Sezione Musica – articolo del 10 giugno 2022]
Cari amici di Detti e Fumetti continuiamo a seguire i lavori di un attore che già conosciamo [Vedi Detti e Fumetti del 6 aprile 22] per la sua eccellente interpretazione del Vice Questore Angelo Garzo nella serie tv “Il Commissario Ricciardi” e nei panni del padre nel film “Yara”.
Stiamo parlando di Mario Pirrello che dal 16 giugno al 3 luglio 2022 debutta, in prima nazionale, al Teatro Studio Melato di Milano (via Rivoli 6) con lo spettacolo Carbonio, scritto e diretto da Pier Lorenzo Pisano. Il testo dello spettacolo, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, ha vinto il 56° Premio Riccione per il Teatro. In scena, Federica Fracassi e Mario Pirrello; le scene sono firmate da Marco Rossi, le luci da Gianni Staropoli, i costumi da Raffaella Toni.
La trama: Un uomo [Mario Pirrello] ha un contatto visivo con un alieno che fa saltare tutti gli schemi che fino ad ora hanno regolato la nostra vita. Il dialogo sincopato tra la donna [Federica Fracassi] incaricata di documentare l’accaduto, scardina completamente la struttura che ci siamo creati con l’infinito, portando alla luce la personale paura di rapportarsi con l’altro.
Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16.00; lunedì, riposo (le recite di sabato 19, 26 giugno e 2 luglio sono sovratitolate in inglese). Biglietti: platea 40 euro, balconata 32 euro. Per info 02 21126116.
[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI sezione TEATRO articolo del 16 giugno 2022]
Cari lettori di Detti e Fumetti oggi intervisterò lo scrittore Claudio Macarelli.
Allora Claudio nasci a Pistoia nel 1961. Quando avevi cinque anni ricevi in dono una maschera subacquea e subito ti rendi conto che il mare sarà il tuo elemento naturale. La passione con gli anni diventa un lavoro, trasformandoti in un sommozzatore professionista. Dopo più di trent’anni di attività subacquea, che ti ha portato a immergerti in svariati ambienti marini, vuoi coltivare una tua intima passione, la scrittura. Attingendo alle tue esperienze subacquee in molte parti del mondo e unita alla passione per la fantascienza e l’avventura, trai ispirazione per il tuo primo romanzo.
PROKETAI (APOREMA EDIZIONI 2020)
ABSTRACT:Un unico lampo accecante solca i secoli, dalle colonie dell’antica Grecia al Medioevo, dalla Seconda Guerra Mondiale fino all’alba del nuovo millennio, celando segreti che forse l’umanità non è ancora pronta ad accogliere. Una misteriosa iscrizione e il fortuito ritrovamento di un libro spingono Marco, sommozzatore professionista e appassionato di Storia, a indagare, approfittando di un lavoro che gli viene offerto a Procida: la stupenda isola sembra infatti l’unico punto d’unione tra alcuni strani episodi, accaduti in epoche diverse. Spingersi sempre più a fondo, sia nel mare, da lui tanto amato, sia nella ricerca della verità, diviene così per il protagonista una vera e propria ossessione, che lo condurrà a incredibili sorprese. Al suo fianco, due splendide donne e un variopinto gruppo di amici, compagni di un viaggio verso l’ignoto.
W. Perché hai dedicato tutta la tua vita al mare?
C. Grazie mille Willy, per avermi accolto all’interno del tuo Blog, è un piacere essere ospiti di Detti e Fumetti. Sai, è come chiedere a un’aquila perché vola, lo fa e basta, è il suo istinto. Ecco, questo è per me andare sott’acqua, l’ho sempre sentito, e lo sento, come il mio mondo. I suoi suoni ovattati avvolgono la mia esistenza ormai da sempre e non ne posso fare a meno.
W. Quando nasce la passione della scrittura e perché?
C. Prima elementare, la maestra ci ha assegnato un pensierino dal titolo: descrivi cosa circonda la tua casa. Mi ha dato un bel voto e lo ha letto a tutta la classe, è stata la mia prima presentazione. Direi che la scrittura e l’amore per il mare si intrecciano da sempre nella mia vita. Scrivere richiede però anche tanto tempo e dedizione, fino ad ora ho dovuto dedicarmi più al mio lavoro, adesso però posso soddisfare anche questa mia passione.
W. Marco il protagonista del romanzo del tuo primo romanzo di avventura dal titolo Prokeitai – Dentro la luce, Aporema Edizioni è in un certo senso un personaggio autobiografico, ce ne vuoi parlare?
C. Direi che c’è un po’ di Marco in me e un po’ di Claudio in Marco. Sì, è proprio così, Willy.
W. La scelta di ambientare il libro tra Castellabate, un borgo medievale della Costa Cilentana, e la magica isola di Procida, è dettata da una passione personale?
C. Abitare a Castellabate rende facile avere ispirazione, è proprio un angolo incantato, incastonato tra una terra e un mare meravigliosi. Da lì nasce il romanzo, ma si sviluppa e matura nella magica isola di Procida, dove ho vissuto per ben cinque anni. Durante gli anni trascorsi a immergermi nei cristallini e profondi fondali marini dell’isola di Arturo, è germogliata, e poi diventata una pianta forte e vigorosa, la trama del mio romanzo. La commistione dei dolci paesaggi di Castellabate e Procida, il connubio tra mare e terra di questi due incantati posti del nostro bel paese, sono stati la linfa vitale che ha nutrito la storia di Prokeitai – Dentro la luce.
W. Torniamo al tuo primo amore: il mare, che sta vivendo un periodo non proprio ideale tra inquinamento e riscaldamento globale, qual è la opinione personale?
C. Dal mare è nata la vita sul nostro pianeta, noi siamo fatti di acqua per il novanta per cento, le nostre radici affondano nell’immensa distesa blu degli oceani. Dovremmo fermarci adesso, subito, e forse, anzi senza forse, è già tardi. Abbiamo inquinato l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, stiamo estinguendo nel giro di pochi decenni razze animali che si sono evolute in milioni di anni, per il nostro egoismo. Abbiamo costruito dove non dovevamo e fabbricato materiali quasi indistruttibili come la plastica, che sta letteralmente asfissiando il nostro pianeta. Vedi, Willy, è così triste durante un’immersine veder spuntare in mezzo a un rigoglioso ramo di gorgonia rossa un vecchio copertone di auto. Oppure trovare l’ennesimo sacchetto di plastica attaccato a delle rocce piene di spugne colorate e Parazoanthus giallo e arancione, o una bottiglia di plastica ondeggiare su un candido letto di sabbia bianca. Ti fa male al cuore, tu raccogli, pulisci, ma sai che hai solo tolto una piccola goccia dall’oceano. O anche vedere un pescatore su un molo di un porto tirar su un pesce, per poi togliergli l’amo di bocca e ributtarlo in acqua con un sorriso, convinto di aver fatto un’opera di bene alla natura, invece ha solo condannato quell’essere a una morte terribile. Se i pesci, invece di essere muti, potessero esprimere il loro dolore urlando, come i cani e i gatti che amiamo tanto, forse non li sottoporremmo a queste inutili torture. Dovremmo rispettare di più l’ambiente naturale che ci circonda, perché è ciò che ci permette di sopravvivere su questo pianeta. Gli oceani si stanno svuotando delle meravigliose creature che li hanno popolati fino ad ora, e si stanno riempiendo della nostra spazzatura. Purtroppo io non riesco a vedere la luce alla fine del tunnel: non penso, anche se lo spero, che riusciremo mai a trovare un equilibrio tra la nostra evoluzione e l’ecosistema del nostro pianeta. Mi viene sempre in mente, quando affronto questo argomento, la frase di uno scienziato che ammiro profondamente: Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi. Albert Einstein, come in molte altre cose, aveva semplicemente ragione.
W. Il tuo sogno nel cassetto?
C. Vorrei un giorno salire su un treno e trovarcidelle persone perfettamente sconosciute che leggono il mio romanzo. Di vedere in loro il piacere nel leggere il libro che tengono in mano, di vederli pensare e riflettere su quello che stanno leggendo. È questo il sogno che voglio realizzare con i miei romanzi, regalare momenti di riflessione, spensieratezza e felicità a chi legge. Visto che il futuro di questa umanità non è dei più rosei attualmente.
Bene Claudio, vuoi ricordarci il titolo e dove possiamo trovare il tuo romanzo?
C. Grazie ancora a te, Willy, e a tutte le amiche e gli amici di Detti e Fumetti. Il romanzo si chiama Prokeitai – Dentro la luce, lo si trova in tutte le librerie. Se non è presente in libreria, ordinandolo arriva in due/tre giorni. Si può ordinare anche sul sito della casa editrice “Aporema Edizioni”, dove tra l’altro le spese di spedizione sono gratuite, o su tutti gli store online, Amazon, IBS, Feltrinelli, Mondadori ecc. Invito inoltre tutte le mie lettrici e lettori a contattarmi sulle mie pagine social, se hanno domande o curiosità durante la lettura, cerco sempre di rispondere a tutti. A breve potranno trovare anche informazioni sul mio nuovo romanzo di avventura che uscirà a luglio. Grazie.
[ Dario Santarsiero per Detti e Fumetti – sezione Letteratura – articolo del 18 maggio 2022]
Come ogni anno a maggio sono qui con te per farti scoprire un mondo possibile. Tu giri per gli stand attirata dai libri variopinti, dai sorrisi della gente, dalle matite colorate con cui scarabocchiare e piano piano cresci. Spero un giorno potrai leggere questi miei appunti e i disegni che ti ho dedicato. A proposito oggi è stata pubblicata una prima raccolta.
Ti porto qui all’ARF anche per farti scoprire il mondo del fumetto e i mestieri che gli gravitano attorno . In ordine di apparizione troviamo l’organizzatore e la comunicazione che dice a tutti cosà accadrà la settimana dell’ARF. Lo dice affinchè la stampa dia la piu’ vasta eco dell’evento. Potresti un giorno fare questo mestiere come la mia amica Fabiana…
Scusa Fabiana ecco la Classic Version … pace?
Provo a raccontarti cosa ho ascoltato nei Talk
ideati e diretti dal superlativo MAURO UZZEO
che non mi stancherò’ mai di ringraziare. (Mauro ha presenziato e co- diretto ogni talk anche se non ve lo scrivo, sappiatelo!)
ritratto di Mauro (2016)
Grazie anche a tutti gli ARFER ovviamente: Daniele BONOMO, Fabrizio VERROCCHI, Paolo CAMPANA, STEFANO PICCOLI. Grazie ad Alessandro ALINO ed a tutti i ragazzi dell’ARF MONDO che fanno girare la macchina)
Iniziamo dal Talk Fumetto bene di tutti
“Quando lo Stato investe, promuove e valorizza la Nona Arte. Bandi di promozione, mostre, finanziamenti, finalmente il fumetto viene inserito nelle politiche culturali della pubblica amministrazione. Da Fumetti nei Musei fino a Isa vince tutto, il fumetto continua a intrattenere ma diventa anche un importante strumento divulgativo e didattico.
Intervengono: Miguel Gotor (Assessore alla Cultura di Roma Capitale), Luca Maggi e Mattia Morandi (Ministero della Cultura), Martoz, Rita Petruccioli.
Si è parlato (Mattia Morandi) di Fumetti nei musei (Coconino), una fantastica idea nata dalla constatazione che la frequentazione del museo si interrompeva con la fine della scuola dell’obbligo per colpa del fatto che il museo era visto come un luogo impolverato e antico. Fumetti nei musei non vuole raccontare la collezione, dare prescrizioni, dare ordini comportamentali, indicazioni come fanno le guide; vuole solo essere un racconto ambientato nel museo che per rimando te lo fa conoscere; è questo il modo per promuovere il museo e fare cultura. Viene distribuito gratuitamente alle scolaresche che vanno a visitare il museo, divenendo un oggetto da tenere sul comodino della ragazza/o.
Come funziona la creazione di contenuti: Coconino ha fatto una cernita dei migliori autori ed ha indetto un gioco/contest da cui potrebbe ricavare altri autori, specie per pubblicizzare i musi minori, visto che in Italia sono migliaia.
Ricordi quando abbiamo stampato la loro pagina e disegnato del museo La Castellina di Norcia?
Per quel che riguarda gli Economics, c’è soprattutto un grosso investimento del Ministero della Cultura (ne parla Federico Stolfi) e poi Coconino vende anche delle raccolte al pubblico.
Per sottolineare l’attenzione per il fumetto del Ministero è intervenuto anche Federico Stolfi in rappresenta del ministero che per il futuro prossimo ci ha promesso una Casa del Fumetto proprio nel nostro luogo del cuore, Villa Panphjli presso la Cascina Floridi vicino al laghetto. Ha riconosciuto la capacità aggregativa transgenerazionale e trans culturale del medium.
Altro bellissimo prodotto legato ai musei è ISA VINCE TUTTO disegnato da Rita Petruccioli e scritto da Lorenzo Baroldi-guida del museo – insieme alla squadra autodefinita “il TEAM della MARCHESA”, che attraverso la storia di Isabella d’Este (proto-influencer) è ambientato nel Palazzo ducale di Mantova (dir. Stefano L’Occaso).
ISA e il team della marchesa, porta avanti l’emancipazione femminile senza essere trans femminista; racconta il percorso di Isabella e la sua ricerca di rivalsa raccontando la sua storia e nel contempo quella di Palazzo Ducale.
Il concetto de: “Se leggi un bel libro poi ti viene voglia di approfondire sui luoghi dove è ambientato” è la chiave. Palazzo Ducale così facendo ottiene il suo scopo senza essere “respingente” verso il lettore poiché non si sente come colui che sta imparando qualcosa.
Parlando di Fumetti per la Cultura come Fumetti nei Musei e ISA, interessante è stata la parte di dibattito che ha affrontato la conciliazione tra prodotto divulgativo e libertà artistica dell’autore quando è intervenuto Martoz.
Martoz, definito da alcuni un fumettista dallo stile punk-cubista ,nel suo lavoro per FUMETTI nei MUSEI si è dovuto cimentare in una operazione divulgativa unica: destrutturare per istruire
da cui il detto di MAURO UZZEO: “La distruzione nel fumetto d’istruzione”.
Il suo esercizio non era tra i puoi’ semplici, doveva stare negli schemi con il suo stile. Martoz ci ha confessato che non è stato sicuramente facile ma senz’altro stimolante: “Per divulgare devi essere chiaro e semplice”.
Ci ha raccontato l’aneddoto di quando ha dovuto raccontare con un fumetto la fisica quantistica Erwyn e la pulce fotonica (di Matteo Rosati – Martoz) , il fumetto è on line gratuitamente
“Se ci sono riuscito con la fisica quantistica capite che parlare di un museo è molto piu’ facile”.
Per divulgare devi essere chiaro e semplice; non occorre piegarsi per comunicare. L’autorialità è salva. Il linguaggio del fumetto non ha limiti. La fase didascalica di un tempo è stata superata.
Le storie game, le storie a bivi di topolino (anni 80) (erano storie in cui tu lettore diventavi parte attiva e sceglievi il finale) hanno aperto la strada, sono state la molla per uscire dal concetto lineare di storia. Tutti noi oggi siamo piu’ liberi. Il fumetto compie uno step ulteriore:
“Il fumetto aiuta gli altri a rompere le loro barriere”.
Ad esempio Matteo Rosati, lo studioso con cui ho scritto il fumetto Erwyn, grazie al fumetto è riuscito in questa operazione.
Come in ogni talk che sia tale è stata data la parola al pubblico. Davide Guerriero, un pedagogo ricercatore della Università della Sapienza ha posto un quesito interessante: “Nel portare il fumetto nelle scuole come fa Fumetti nei Musei, non si dovrebbe portare il fumetto solo come strumento di supporto a dei messaggi, si dovrebbe far capire piuttosto che esso è un vero e proprio linguaggio a se’ con il quale ciascuno si può esprimere”.
“Occorrerebbe insegnare la grammatica del fumetto nelle scuole”.
Ridare il valore culturale al fumetto è importante non relegandolo a strumento divulgativo didattico; questo sarebbe contro cultura. Nelle scuole e tra la gente il fumetto oggi è ancora visto come semplice evasione; e questo è male. Far capire alle ragazze/i lo strumento fumetto per fare acquisire valore al mezzo. Il fumetto non deve essere solo linguaggio, altrimenti lo si sminuisce. Fumetto è cultura o meglio letteratura disegnata
Nel secondo Talk a cui ho assistito Dal titolo: Non mi avrete mai!
Mai come in questi anni, il fumetto ha mostrato la sua natura di vero e proprio luogo di lotta e autodeterminazione, tanto politica, quanto personale. Perché il personale è sempre politico.
Intervengono: Francesco Archidiacono, Elisa Bisignano, Lelio Bonaccorso, Oscar Glioti, Fumettibrutti, Claudia Ianniciello, Francesca Protopapa, Ariel Vittori. Modera: Riccardo Corbò
Francesca Protopapa ci racconta di METAMORPHOSES, un progetto di illustrazione e fumetto disegnato da una serie di autori a cui è richiesto di interpretare in maniera personale e libera uno dei miti tratti dalle Metamorfosi di Ovidio.
Il racconto di Leda e il cigno è un grido di libertà senza uno scopo politico diretto; una fucina delle idee e della libertà di espressione. Il messaggio che lancia il fumetto è quello di dimostrare che non ci si deve sentire obbligati a parlare di certe tematiche come lo stupro in modo convenzionale. Leda ha subito violenza da Zeus trasformato in cigno e del frutto di quel che è accaduto ne fa due uova al tegamino. Una immagine forte e simbolica.
Un parallelo con il modo di raccontare il mito in modo originale è il Racconto di Orfeo e Euridice dove AkaB ci racconta che in realtà Orfeo ha perso Euridice non perchè si è voltato bensì perchè Euridice se ne è andata dopo che ha intuito lui che le narra cosa faranno insieme, in realtà gli sta disegnando l’intera vita, togliendogli ogni forma di libertà e autodeterminazione. Vi è un monito geniale ( nell’ultima vignetta Euridice non c’è piu’) ed è raccontato con un fumetto.
A proposito di storie di lotta, interviene Ariel Vittori per parlare di autoproduzioni che con attaccapanni press è diventata aiuto, ombrello piu’ che editore, come le piace dire, per altri fumettisti. Abbiamo affrontato tematiche dalle piu’ diverse: dalle storie erotiche non eteronormate andando oltre la censura alle storie di soluzioni green perchè ritengo che l’autoproduzione serva principalmente a questo: ad autodeterminarsi e a lottare.
E per lottare è meglio non essere soli perche l’unione fa la forza. Lo ribadisce Francesco Arcidiacono di MEFU il mestiere del Fumetto, una associazione di artisti a tutela e rappresentanza dei singoli che lavorano in questo ambito. Presto amplieremo la nostra gamma di servizi dalla consulenza fiscale ed amministrativa e oltre; ne ricordo uno fra tutti: l’assicurazione sanitaria che tanto manca a questo settore di liberi professionisti. Da soli è complicato porsi di fronte ad un editore. I recenti fatti ( la pandemia) ci ha fatto riflettere e con questo tipo di associazioni diventare piu’ forti.
A proposito di autoproduzioni abbiamo approfondito il discorso sul crowdfunding fatto da Elisa Bisignano.
Anche lei ha ribadito come certe tematiche che non trovano spazio nelle case editrici come il Queer (“di traverso, in diagonale, è termine usato per indicare coloro che non sono eterosessuali. E’ usato dai LGBT+ per non dare una classificazione al proprio orientamento sessuale) lo trova invece mediante le autoproduzioni. Kardiakia è una di queste storie in cui il nemico da combattere è il mondo che ci giudica sbagliati mentre il problema non siamo noi ma il mondo stesso.
Oscar Glioti porta invece all’attenzione della platea il fumetto politico. Per far capire il senso del discorso che farà esordisce con una frase emblematica che si trova scritta all’ingresso di ponte di Ostiense (quartiere romano) intitolato a Settimia Spizzichino (unica sopravvissuta fra le donne nella retata del 16 ottobre del 1943 del Ghetto di Roma e deportate ad Auschwitz:
“L’ambientalismo senza lotta di classe è semplice giardinaggio”.
Oscar ci ha parlato di lotta sociale con “La rivolta dei racchi”, una storia a fumetti realizzata da Guido Buzzelli pubblicata nel 1967 su Lucca Comics Almanacco , racchi inteso come brutti. Il mondo era composto da due classi sociali i belli e i brutti, appunto i racchi che vivevano nel sottosuolo e producendo permettevano di fare una vita agiata ai belli.
Ci ha parlato di Pentotal di Pazienza pubblicato su LINUS -ALTER ALTER, quando il fumetto entrava a gamba tesa nella realtà perche’ vi era un humus politico fervido.
Infine il fenomeno Zerocalcare che è il primo che torna a parlare di istanze politiche negli anni 2000 in un modo del tutto originale con un misto tra “cazzeggio sulla tradizione pop e rivendicazioni politiche.
Con Genova 2001 l’unione di una serie di realtà che si riuniva per cambiare il mondo forse è stata attaccata e spazzata via. Genova 2001 è forse la fine di tutto. Dopo Genova non c’è stato piu’ nulla di eterogeneo e coeso come allora.
A quel punto si apre il dibattito: come si può ribaltare il sistema senza arrivare alla rivoluzione? Serve la politica, afferma il moderatore Corbo’. Se nessuno fa politica come si fa a cambiare il sistema che è fondato su una democrazia della rappresentanza? Il voto, la rappresentanza, l’occupare certi ruoli fa si che si possano spostare anche i soldi che tutto muovono.
“Fate politica se volete che la vostra utopia entri nella società”.
Dite che la gente non vi capisce? Occorre educare la gente dal basso. Fare fumetti è educare. Fare sistema di tutti questi piccoli gruppi vuol dire attendere un tempo piu’ lungo per generare il cambiamento. Avete voi la pazienza di attendere? Assumete dei ruoli per cambiare subito.
E di seguito un altro TALK: Autori in mostra!
Le superstar di ARF! 2022 raccontano i retroscena delle loro mostre!
Intervengono: Carmine di Giandomenico, Lorenzo Mò, Davide Bart Salvemini, Yi Yang
Ho provato ad intervistare la mia amica YI YANG ma oramai lei è una rockartist e la coda era troppo lunga.
Mi sono accontentato di quanto ci ha raccontato al talk forte del fatto che già la intervistai sempre per DETTI E FUMETTI per il suo primo ARF
Yi ci racconta come è perché e venuta a vivere in Italia: Volevo fare la restauratrice ma un po’ la chimica, un po’ la fisica e non ultimo l’ambiente molto chiuso del mondo del restauro mi hanno scoraggiato così mi sono iscritta all’accademia di Bologna. Durante il secondo anno Isaak mi ha chiesto di fare un fumetto scritto da lui (ne parliamo sempre nella mia prima intervista) e per farla breve eccomi qua, autrice completa con EASY BREEZY (Bao publishing), fantastico vero? Uno sliding doors non da poco.
L’evoluzione da Aiuto a EASY BREEZY è notevole quasi che sembra che ci siano piu’ YI. Quante Yi esistono dentro di te e a chi ti sei ispirata? le chiede l’intervistatore. La risposta è spiazzante: a Doraimon e alle sue mille invenzioni. Ho cambiato stile perchè credo che lo stile debba seguire le storie. Se la storia splatter di Aiuto doveva avere di contrappunto n stile naif per non essere troppo pesante, con E.B. a parte che ho migliorato la mia tecnica il tema era differente e lo stile lo ha seguito.
Davide Bart Salvemini invece ha una storia tutta diversa. E’ arrivato al fumetto quasi per caso partendo da molti anni di specializzazione e di sperimentazione. Ha iniziato facendo i flyer per i club musicali e molto è ancora rimasto nelle sue opere (il flyer è il termine tecnico per indicare un cartoncino pubblicitario, generalmente in formato A5, caratterizzato da una grafica accattivante e da immagini che incuriosiscono il lettore e ne garantiscono, il più delle volte, la partecipazione all’evento pubblicizzato). Devo tutto alle collaborazioni nelle autoproduzioni ci racconta Davide. Dai rapporti umani che si instaurano al capire la complessità’ di produrre un lavoro di cento pagine e piu’.
“Il fumetto mi ha dato una libertà spirituale e lavorativa come nessun altro lavoro prima”.
A seguire la testimonianza di Lorenzo Mo’: il fumetto per me è il modo più veloce per raccontare storie lunghe.
Molti sono stati i fumetti che mi hanno ispirato ma tra tutti voglio ricordare Leo Ortolani che per me è stato il “punto di non ritorno” grazie al quale ho deciso che avrei fatto il fumettista nella vita.
Abbiamo raccolto alcune domande fatte nel talk al fumettista abruzzese Carmine di Giandomenico ma torneremo poi a parlarne poiché ci ha dedicato del tempo in una esclusiva intervista per il nostro blog DETTI E FUMETTI.
La prima è questa:
Mauro: “A parte il fatto che devo dirti che per fare una selezione delle migliaia e migliaia di pagine di fumetto da mettere in mostra è stata durissima, Come ci si sente a toccare le icone dei lettori di tutto il mondo?”
Carmine: “Innanzitutto è meglio non pensarci troppo altrimenti la responsabilità ti schiaccia; poi ovviamente ti senti onorato e fortunato, infine il bambino che è in te prende il sopravvento e pensi: come lo disegnerebbe il Carmine di sei anni? Ognuno ha una sua matrice di racconto. Io cerco di essere sempre onesto con il mio lettore e faccio in modo che i baloon quasi non servano per capire cosa sto disegnando.
Mi piace sperimentare. Per esempio ne La dottrina (Feltrinelli 2003) che ho prodotto con Bilotta , ho giocato con l’espressività nella storia. L’espressività è fondamentale.
In Magneto testament (panini comic 2009) ho voluto tornare alla gabbia bonelliana classica in un periodo storico in cui tutti i fumettisti sono influenzati da quella nipponica. Quella gabbia bonelliana aveva per me un valore simbolico: raccontare della prigionia ad Auschwitz, delle gabbie e far riverberare queste stesse gabbie nella costruzione, nel chiudere i disegni stessi dentro delle gabbie.
Con Batman invece sto giocando con l’iconografia delle ombre. Batman non si vede quasi mai nel fumetto perche trattiamo delle origini però quando lui si acciglia l’ombra forma il pipistrello. E’ la teoria della pistola che compare in un racconto, prima o poi sparerà. Cosi’ il pipistrello anche se non c’è prima o poi arriverà.
Facciamo una bellissima parentesi e parliamo del premio Bartoli 2022 Questo anno andato a VALO
A premiarla insieme a Mauro Uzzeo e Luca Marinelli di STAY NERD che ha messo il premio in denaro Berenice Marisei di LAZIO INNOVA, che spero avremo modo di reincontrare, chissà
Voltiamo pagina.
INTERVISTA ESCLUSIVA A CARMINE DI GIANDOMENICO
Abbiamo già ascoltato il tuo pitch nel talk e già avuto modo di conoscerti in precedenti interviste (leggi QUI) pertanto oggi possiamo permetterci di farti delle nuove domande sul tuo approccio con gli studenti e con lo stile, ma iniziamo con ordine:
Cosa vedi nei giovani studenti che incontri a lezione?
C.: In loro vedo la voglia fortissima di comunicare. Li esorto a non smettere di avere fame e a pretendere l’ascolto da parte di noi adulti e far si che gli adulti con il loro bagaglio non congestionino la loro vita.
Parlaci dello stile che interessa ai giovani
C. : Ai giovani studenti che frequentano i miei corsi non interessa più il bel disegno. Vengono bombardati da mille immagini. Se vogliono andarsi a trovare un bel disegno hanno milioni di reference. A loro interessa il fumetto sintetico. Lo sentono piu’ vicino, più loro.
“AI nuovi fumettisti in erba piu’ che il bel disegno interessa la narrazione”.
C.: Io mi sono adeguato e nei miei ultimi lavori ho cambiato il modo di raccontare. Mi sono spinto fino a far diventare il mio fumetto ostico da leggere, insolito e urticante.
Prendi ad esempio Leone. Appunti di una vita (2020-Shockdown): un lettore molto giovane un giorno mi ha confessato, Carmine non ci ho capito molto del periodo storico perchè non mi appartiene, ma il fumetto l’ho sentito. Per me questo è stato un feedback molto positivo.
Per tornare al concetto di sperimentazione nella narrazione, Leone. Appunti di una vita (2020-Shockdown) è un esperimento di fumetto musicale; è basato su una sinusoide, come vi fosse un elettrocardiogramma dentro, si sale, si scende. Ha cinque tempi: quattro fasi temporali congestionate nella stessa pagina (ogni una delle quattro strisce nella pagina è una fase di età diversa) e poi vi è un quinto tempo che li unisce e li annulla. Ecco che il lettore diviene da passivo ad attivo interagendo con il fumetto. Il tempo è il protagonista del fumetto. Possiamo a ragion veduta dire quindi che
“Il Fumetto è dattilografia del tempo”
Grazie Carmine e al prossimo ARF.
C. : Ciao a tutti i lettori di DETTI E FUMETTI, a presto.
Da un fumettista che detta il tempo e lo decostruisce ( fateci caso anche nel manifesto dell’ARF Carmine ha adottato questa poetica del tempo) disegnando un fumetto sensoriale che attraverso le immagini ci vuole far sentire il brano che sta suonando il protagonista (un trombettista) torniamo a parlare di satira politica con Silvia Ziche in occasione della sua Lectio Magistralis.
Ziche racconta i suoi esordi sulla rivista Cuore, in cui caratterizzava le persone per fare della satira sociale. Le interessava rendere evidenti dei corto circuiti comportamentali perché potevano divenire temi su cui riflettere prima con se stessa e poi per gli altri. Parafrasando il suo discorso introduttivo possiamo riassumerlo così:
“Ho passato gran parte della mia vita ad affrontare e cercare di decodificare delle difficoltà che non erano mie ma che avevo per il solo fatto che ero donna. Mi sono ripromessa di trasmettere con il mio fumetto soluzioni alle nuove generazioni per non fargli perdere il tempo che ho speso io. In fondo fin dall’epoca della pittura rupestre l’uomo disegnava i pericoli affinche’ chi venisse dopo di lui ne traesse vantaggio e potesse andare avanti. Io disegno per questo”.
Durante la Lectio Magistralis si è affrontato anche il tempo di lavoro di un fumettista. Otto ore al giorno sono poche o troppe? le hanno chiesto.
Silvia: se uno ha la passione all’inizio ci devi investire, non è un problema di tempo. Fare fumetti è totalizzante è un modo di raccontare, di essere prima di essere un lavoro. Che poi il vero datore di lavoro sono i lettori no chi ti paga le tavole.
Tra gli applausi non si è capito di chi delle due se di Silvia o di Rita sia stata la battuta finale del talk:
“Non posso consigliarvi quanto lavorare ma una cosa ve la posso consigliare: chi vi vuole bene e che merita di starti vicino è chi capisce che devi finire una tavola, se non lo capisce lascialo”.
Altri applausi piu’ forti, sipario.
Sono a pagina 7 dei miei appunti e ancora non ti ho raccontato tutto quindi rimani qui a leggere che la cosa si fa interessante.ok?
A proposito tra i molti mestieri di questo mondo del fumetto da cui ti scrivo c’è la regia, come quella di Olga supervisor alla regia qui ripresa a supervisionare a lanciare pezzi a fare i collegamenti con gli ospiti da remoto e quanto altro)
Sono rientrato in sala Talk giusto giusto per Una carezza, un Tuono.
A quasi un anno dalla dolorosa scomparsa del più amato e influente fumettista della sua generazione, ricordiamo Tuono Pettinato insieme ai Superamici, al regista e ai produttori del documentario a lui dedicato.
Intervengono: Lorenzo Ceccotti, Dr. Pira, Dario Moccia, Dario Marani, Clarissa Montilla, Alessio Guerrini. Modera: Riccardo Corbò
A seguire La Proiezione del Film: “Tuono” Il racconto sincero della vita e delle due anime di Andrea Paggiaro, alias Tuono Pettinato prodotto da Fish_eye, diretto da Dario Marani con la partecipazione di Silvia Bencivelli, Manetti Bros, Adriano Ercolani, LRNZ, Maicol e Mirco, Dario Moccia, Ratigher, Francesca Riccioni e tanti altri.
Lo introduce il suo super amico Lorenzo Ceccotti:
L.: Dovete sapere che Andrea Paggiaro, in arte Tuono Pettinato, è stato un artista ed intellettuale che ha saputo esprimersi con il fumetto in una forma purissima. Nello spettro esteso dei Super Amici lui era al centro dello spettro, affrontando temi eclatanti, antropologici, filosofici dell’uomo da vero artista mediante un rapporto frontale con la vita. Viveva la vita come un performer. Era iper metodico; prima di fare un fumetto si preparava moltissimo cercando di mettere in evidenza gli aspetti ridicoli del mondo.
Con Garibaldi. Resoconto veritiero delle sue valorose imprese, ad uso delle giovini menti (2010 Rizzoli lizard) smonta violentemente ogni retorica nazionalista. E seppure essendo un vero e proprio sabotaggio ancora oggi chi vuole parlare di Garibaldi usa il suo fumetto. E questa cosa è rivoluzionaria. La sua non è satira quanto piuttosto il voler rivisitare una storia già raccontata per spiazzare ed emozionare.
in Corpicino (2015 GRR) mette alla berlina l’etica giornalistica tutta.
Tuono non è mai stato chiuso nella sua bolla fumettistica ma è uscito dall’agora. Le sue storie riguardano tutti.
“Come tutti gli uomini buoni, Tuono aveva un problema, non sapeva dire di no. Dovevi interpretare il suono dei suoi si per capire se era un si o un no”.
E’ in questa ottica che possiamo capire la differenza dei suoi lavori distinguendo tra quelli fatti su commissione e quelli fatti perchè ne aveva voglia. Questi ultimi sono di altissimo livello.
Chiude l’incontro su Tuono da remoto il suo amico Adriano Ercolani.
A.: Tuono era un intellettuale rinascimentale nel corpo di un nerd. Il suo piu’ famoso detto rimane scolpito tra le nuvole e in esso c’è tutto Tuono:
“La cortesia è la forma piu’ raffinata di sadismo”.
E’ sabato, il secondo giorno di ARF, noi siamo sempre in sala talk. Oggi c’è PACO ROCA
Il TALK si chiama ¡Hasta Paco siempre!
Finalmente a Roma l’emozionante talento fumettistico di Paco Roca celebrato con una grande mostra. Per la prima volta in Italia dopo l’uscita del premiatissimo Ritorno all’Eden in un incontro intervista da non perdere.Modera: Gud
Tra le tante altre cose Paco ci racconta il suo fumetto su BATMAN, si avete capito bene. Abbiamo il BATMAN di ROCA.
Paco: Ho realizzato un Batman di divagazione, ho pensato che un giorno Alfred gli avesse detto: Sei stanco, combatti notte e giorno, vattene in vacanza.
Quindi ho disegnato un batman in vacanza, annoiato, da iperattivo che è; un batman che riflette ( l’ho disegnato durante la pandemia quando tutti noi ci siamo un po’ fermati a riflettere). Una persona a cui hai tolto la parte sociale e la parte lavorativa. Solo davanti a se stesso. Bruce puo’ guardarsi allo specchio senza sentirsi Batman? Ecco con questo spirito ho affrontato la sfida di disegnare Batman.
Il resto del talk lo trovate ovunque quindi ve lo risparmio.
Ora vi racconto qualcosa del Talk. Ch-ch-ch-ch-changes!
Dopo due anni di pandemia e con i recenti stravolgimenti mondiali, come è cambiato e come STA cambiando, giorno dopo giorno, il mondo dell’editoria a fumetti. Intervengono: Claudia Bovini (Dir. Editoria e Responsabile Star Comics), Giovanni Ferrara (Dir. Editoriale Coconino Press), Michele Foschini (Dir. Editoriale di Bao Publishing), Gianmarco Fumasoli (Dir. Editoriale Bugs Comics) e Michele Masiero (Dir. Editoriale Sergio Bonelli Editore),
Vi è stata una doverosa introduzione sulla nuova esplosione del MANGA (dopo quella degli anni 90, ci risiamo) e si è tentato di darne una ragione (Starcomics). Prima causa la pandemia: se non hai nulla da fare il manga è un ottimo intrattenimento. Poi le tv via cavo che hanno iniziato a trasmettere MANGA a profusione essendosi fermata l’industri cinematografica per quasi due anni.
Per rimanere in tema di TV via cavo, ci si è soffermati a valutare quanto abbia fatto da megafono il film Strappare lungo i bordi di Zerocalcare per l’editoria. Numeri alla mano vi è stato un incremento del 1041% a dichiarato la casa editrice (Bao Publishing). Questo fenomeno a mio parere si riverbererà positivamente su tutto il mondo fumetto (se non altro perchè le case editrici hanno piu’ soldi da investire anche su altri fumettisti) e per dirla con un detto uscito durante il talk:
“Siamo tutti nerd e finalmente non ci possono piu’ menare”.
Il talk si è concluso elogiando i meriti della Coconino nell’aver portato in auge il graphic novel con Gipi.
Si parti’ dalle macerie degli anni 90 quando l’autore non trovava piu’ gli spazi in edicola ed è per questo che è approdato in libreria. Gipi esplose quando ando’ in Tv alle invasioni barbariche. Segui’ la candidatura al premio Strega, operazione fondamentale per legittimare il fumetto dal punto di vista formale.
Stacco
Intervista agli autori emergenti della BANDA BENDATA
Abbiamo intervistato Filippo Carletti, diplomato alla accademia delle belle arti di Milano- nuovi media, che ha fatto uno stage ( 2019) con Bao che in quel periodo prestava i suoi autori alla scuola come insegnanti (Lorenzo Bolzoni è stato il suo insegnante) ed è approdato nel mondo del fumetto.
Ci racconta Filippo : “Insieme ad un gruppo di amici abbiamo fondato la Banda Bendata che è piu’ una associazione che una casa editrice. Ci autoproduciamo e cerchiamo di realizzare prodotti sempre originali”.
Il messaggio che vogliano dare con il nostro fumetto è soprattutto di tipo estetico; vogliamo trasmettere una sensazione provata in una stagione.
Dopo due antologie di fumetti questo anno è nato il nostro libro componibile, un libro che si compone come vuole il lettore. Ci sono infatti pagine slegate che si vendono singolarmente insieme alla copertina e consentono al lettore di montarsi il suo fumetto come preferisce.
L’essere stato selezionato per la SELF area di ARF, impresa che ho saputo epica per l’elevato numero di partecipanti, mi ha dato consapevolezza e forza di andare avanti. Per il futuro pensiamo di strutturarci ancora meglio dal punto di vista burocratico e di andare a sempre piu’ fiere.
Torniamo in sala Talk giusto in tempo per vedere la Lectio Magistralis di Silver
Moderano: Gud e Stefano Piccoli
Troviamo Silver che impegnato a disegnare il lupo che racconta i suoi inizi.
S.: Il mio primo amore è stato Jacovitti: fumetto curioso, strano, eccentrico. Fu il primo a firmarsi con il proprio nome. A quei tempi nessuno lo faceva, Gli autori dovevi essere bravo tu a riconoscerli.
A dodici anni volevo essere Jacovitti.
Poi è venuto LINUS (1965) che usciva sul Giorno a strisce. Con Linus mi si è aperto un mondo.
Lavorare con BONVI è stata una piacevole gavetta ( anche se non mi piaceva il suo stile sebbene dovessi imitarlo per lavorare). Vivevo a casa sua , quasi in simbiosi. E’ stata una grande esperienza umana. I fumetti in Tv. Mi piaceva Nik Carter per la complessità delle inquadrature e le prospettive piu’ difficili.
4-5 anni dopo è arrivato il lupo (1973) edito da Dardo che mi chiese di fare una striscia tutta mia. Inizialmente il protagonista era la fattoria non il lupo; poi comparve il predatore che rapi’ una gallina e la porto’ nel bosco. Invece di mangiarsela la bacio’ e da ui è nata la mia carriera.
Portai le mie strisce al corriere dei ragazzi e me ne andai. Qualche giorno dopo mi arrivo un telegramma. Erano questi i social dell’epoca dove si dichiaravano interessati. C’era scritto:
“Interessami tue strisce animali. Mandamene ancora stop”.
Il massimo per un fumettista, non credete? Fu un periodo di grandi gioie e grandi ansie perchè disegnavo e non avevo come voi il feedback del pubblico. Non c’erano mica i like… il ritorno del pubblico arrivo molti anni dopo ad una Lucca, quando ero ancora la seguito del maestro Bonvi.
( Ad ARF c’è stata anche la mostra COMIX- uno spaccato del mondo del fumetto degli anni 80 e 90 ma non solo)
Silver ci ha raccontato della volta che è andato in tribunale e perfino se ne parlò in parlamento, si perche’ fare fumetti è un mestiere pericoloso che ti credi…
Una volta fece una campagna contro l’HIV per le palestre e le discoteche. Un suo libretto sfortunatamente finì, per sbaglio, nelle scuole e alcuni genitori lo denunciarono. Fu così che tentarono di mettere in prigione un fumetto (si parlava di droga e di rapporti non protetti). Ora ci ride ma furono dei brutti momenti.
Altra bufera sul lupo ci fu quando venne pubblicata la storia di un uccellino che, abbandonato fu adottato da lupo Alberto che gli insegno a volare. Alla fine -spoiler – l’uccellino venne ucciso. Fu un esperimento civico: far entrare la morte nel fumetto umoristico dove solitamente i personaggi sono di gomma e anche se cadono dal settimo piano o ci passa sopra uno schiacciasassi si rialzano come se nulla fosse accaduto. In questo caso non andò a finire così. Ed ancora giù polemiche, lettere minatorie, non potete immaginare.
Morale: prima di fare un fumetto, pensateci; invaderà la vostra vita.
Stop. Applausi
INTERVISTA A IVAN FERRARA DI MACONDO
Ivan dopo lo scientifico frequenta la scuola di comics di Napoli e poi il MAD-studio di animazione oltre al corso di Graphic novel di Luca Russo.
Fonda Macondo nel 2019 (nome preso dalla città immaginaria di Gabriel Garcia Marquez), un collettivo di illustratori che si cimentano nel fumetto.
I: Andavamo alla fiera di Bologna e ci riunivamo in un bar che si chiama Macondo. E’ da li che abbiamo avuto l’idea di chiamarci cosi’.
La scintilla che ha fatto nascere il nostro interesse per il fumetto è stato l’evento “L’invasione dei cavalletti (2018) quando Scanzi del Comicon ci ha selezionati per la self area.
Una grande eco ce l’ha data Zuzu che abbiamo contattato per disegnarci la nostra copertina. Lei ha accettato volentieri e da questo è derivata la nostra notorietà perche’ abbiamo vissuto un bellissimo momento di luce riflessa.
Nel gruppo mi sono ritagliato la parte di project design e mi interessa l’autoproduzione per la possibilità che da di sperimentale. Per me il fumetto è una esigenza e sebbene debba ancora fare un altro lavoro per vivere ( faccio l’elettricista), se non disegno sto male.
Mi definisco un artigiano tecnico e i libri che facciamo ne sono una testimonianza. Ad esempio “la moglie Petulante” è un leporello a fisarmonica.
F.: Il lavoro che state portando avanti sulle “parole intraducibili se non tramite un concetto” è molto interessante, ce lo puoi raccontare?
I: Macombo ha dentro una parola esprimibile sono con un concetto, è intraducibile. Questo è un primo episodio. I prossimi esploreranno parole giapponesi.
F.: Ho notato un libro insolito che sembra un manuale di IKEA, ce ne parli?
I: l’idea è venuta ancora una volta da Giulia, in arte Zuzu. Abbiamo visto un suo lavoro dipinto sul manuale di IKEA e da li abbiamo pensato di usare il design del manuale stesso per fare il libro “LA GIORNATA TIPO”. Nel libro si vuole trasmettere la frustrazione della routine di un autore che, sebbene faccia la vita che gli piace è sopraffatto dalla ripetizione di giornate sempre uguali che lo stressano e gli vanno strette.
F: Altri progetti in cantiere?
I: abbiamo M, un fumetto di autori vari ( esterni) a tema fantascienza, altro nome ricavato da Marquez ( la collana esterna M da Melchiedes, nomade che visita Macombo). All’interno di M vi è un fumetto – prologo di un fumetto di fantascienza disegnato da K (alias Domenico di Francia) in stile Moebius. Un prologo muto in stile Lynch
INTERVISTA A LORENZO PALLONI DEI MAMMAIUTO
Abbiamo fatto una chiacchierata con Lorenzo incuriositi dal lancio della Reveu Desinee Italia
Lorenzo è un autore completo ( fumettista e sceneggiatore) tra i fondatori di MaMMAIUTO di cui abbiamo ampiamente parlato qui sul blog. Dentro Mammaiuto ci sono le persone piu’ variegate: Letteristi, stampatori e anche postini.
“Dobbiamo prendere consapevolezza dell’avvento di una NEW WAVE ITALIANA paragonabile a quella degli anni 70”.
Così ha esordito Lorenzo nella sua intervista.
L. : Ci sono scuole ottime di fumetto e siamo alla seconda generazione di insegnanti.
Raccontaci la storia di come avete fatto a portare la Reveu Desinee in Italia.
L. E’ stato grazie a Massimo Colella che era in contatto con loro perche’ ha uno studio a Parigi.
Abbiamo acquisito il concept di cui vi ricordo i punti principali. Segnateli tutti perchè ci tengo in quanto rendono la Rivista unica nel suo genere.
E’ una rivista indipendente: il giornalista non deve parlare del suo sponsor e deve essere libero da lacci e lacciuoli.
Si fonda sulla lentezza: in un mondo dove tutto va veloce noi abbiamo deciso di fare storie lunghe e di ampio respiro che ti consentono la verifica dei dati e delle fonti. Non ci diamo mai limiti di tempo. La lentezza è una istanza necessaria alla qualità.
“Se il capitalismo che tutto fagocita è velocità, allora serve
la lentezza per batterlo”.
Le storie devono essere storie umane e senza il giornalista come protagonista.
Le storie si scrivono sempre in coppia, ad esempio una giornalista e una disegnatrice. Il giornalista interviene per fare un trattamento del lavoro del disegnatore a cui qeindi rimane in realtà anche la parte della sceneggiatura e della regia.
Scriviamo storie scomode chetentino di dare noia che è il lavoro vero del giornalista; un giornalismo di inchiesta, una serie di reportage.
Cosa non banale paghiamo gli autori: vi posso anche dire le cifre; diamo 150 euro/pagina al disegnatore e 50 euro/pagina al giornalista
Raccontare storie italiane
Far esordire qualcuno: non è una cosa originale per le riviste di fumetto ma noi siamo piu’ freschi e di impatto.
Affronterete anche temi politici? E se si vi siete organizzati dal punto di vista legale per fronteggiare eventuali querele?
L.: senz’altro, non ci poniamo limiti sebbene il fulcro della nostra rivista come già detto sarà il parlare dell’essere umano.
In un momento storico in cui la carta ha subito un aumento del 60% voi avete deciso di pubblicare. Vi state tutelando? Quale è il vostro modello di business
L.: L’aumento del costo della carta secondo me è pura speculazione. Per ora non abbiamo una strategia, forse aumenteremo il prezzo di copertina se costretti, ma non più di tanto. Infatti il nostro modello di business è forte in quanto fondato sugli abbonamenti. La campagna abbonamenti ha avuto grande successo grazie ad uno storytelling ben fatto. Abbiamo superato il tetto psicologico dei 700 abbonamenti e ancora nessuno ha in mano il primo volume; quando comincerà a girare siamo fiduciosi che il passaparola avrà degli effetti positivi e questi numeri aumenteranno.
Non c’è un punto di pareggio. Lavoriamo infatti a quattro volumi alla volta. L’abbonamento ci permette di pagare gli autori senza essere costrutti ad attendere il resoconto della distribuzione che come è notorio si ha a 400 giorni.
In tutta franchezza la distribuzione si prende il 70%. Il resto lo redistribuiamo. Questo è il nostro modello vincente.
Abbiamo anche un’arma segreta: vendere le storie ai francesi e viceversa. Questo è un volano potentissimo e noi lo stiamo sfruttando nel nostro modello di business. La chiave quindi è la scelta della storia giusta.
Come è il rapporto con gli autori?
L.: trovare i disegnatori bravi è stato facile. Abbiamo una rete estesissima. Trovare i giornalisti meno. Loro non ci conoscono, quindi siamo stati noi a cercarli.
Dovendo convincere a passare dalla tua un illustratore, intendo al mondo del fumetto, come faresti a convincerlo?
L.: Ritengo che se l’illustrazione è evocazione e quindi fare illustrazione è bellissimo; tuttavia rischia di essere un mestiere un po’ avulso dalla realtà. Invece
il fumetto è messaggio dritto; è un pensiero lento ed inesorabile. Chi vuole dire la sua deve essere fumettista.
Terzo giorno all’ARF- Domenica – siamo al talk: Il fumetto che non ha bisogno di parole.
Secondo Wikipedia, il fumetto è un medium il cui linguaggio si compone di immagini e testo che insieme generano una narrazione. Ma cosa succede quando si tolgono tutte le parole e si va a concentrare solo nell’immagine tutta la forza del racconto?
Mauro: facciamo un giro di tavolo con una prima domanda: quale è il tuo fumetto muto preferito?
Emiliano: Il respiro e il sogno Ken Parker di Belardi e Milazzo (1994 Parker Editore) dove vengono raccontate quattro stagioni, quattro atmosfere, quattro emozioni.
Zuzu: Alien di Aisha Franz (2012 Canicola) per le scene costruite sul rapporto tra la bambina e l’alieno che non avevano un linguaggio comune per poter parlare ma comunicavano
Mauro: Seconda domanda: vi viene piu’ facile seguire l’immagine o la parola per costruire una sequenza?
Emiliano: dipende se devo far sentire il silenzio o diradare lo spazio.
Zuzu: lo scheletro delle mie storie è il testo. Il fumetto è come un essere vivente e come tale lo scheletro lo tiene su
Massimo: ci sono autori che non hanno bisogno del testo per scrivere. Serve stupore, lo stesso che si ha ogni volta che si gira la pagina. Ci sono delle convenzioni come nel cinema. Se vengono rotte allora si provoca stupore.
Si prosegue con una riflessione sul binomio Show e Tell. Si dice che un buon fumetto deve essere tanto “show” e poco “tell”. E’ pur vero che il lettore ha diritto ad essere distratto; ha il diritto a leggerlo nei luoghi piu’ improbabili; in questo caso le parole servono a rimarcare una situazione.
Simone: Il fumetto è un linguaggio giovanissimo e non tutti lo sanno leggere. Non ci si sa muovere nella pagina. C’è chi guarda prima le immagini che lo legge, ecc. Capendo questo stato di cose si dovrebbe semplificare la lettura. Ci sono alcuni che volutamente lo complicano sperimentando proprio per far sforzare il lettore. Si dice che se non capisco una cosa allora questa cosa deve essere interessante. Il fumetto sta evolvendo. Forse questa è una strada da battere.
Kalina
Kalina: per me non è così. Se non ti capisco e ti perdo, allora mi hai perso per sempre e non hai piu’ spazio per “adesso ti spiego”.
Massimo: di scene mute ne ho fatto un libro (Shhh!). La trama è il testo nascosto; è la storia vera.
Se sai la storia allora la sai raccontare nel tempo di un caffe’. Ho notato che molti autori non sanno raccontarla. Per poter disegnare una storia muta occorre avere una narrazione.
Simone: con Storie Zitte mio e di Ceccato ( 2022 B Comics) vi è la trasformazione di animazioni in un fumetto. Il libro contiene 22 racconti. La sperimentazione è il motore. E’ nato quando ho avuto lo stacco dal vivere in città al vivere in un paesino di poche migliaia di anime come un eremita, in cima ad una montagna. Quel silenzio mi è entrato dentro ed è nato storie zitte.
Kalina: i miei tre libretti nascono dalla idea di fermare il momento. Il primo Grazie (2021-Rulez) per una cosa di cui ero grata, Scusa ( per scusarsi degli errori commessi) il secondo e Prego, il terzo che nasce come ringraziamento alle persone che hanno letto i primi due (ogni frase è di una persona diversa).
L’esperimento estremo lo compie Alberto Philippson (del collettivo degli Ultracani) che toglie ogni singola parola dal libro compreso il titolo, l’editore e gli autori. L’unico segno che rimane è il QR code.
Ultimo Talk della giornata. Fumetto di Realtà
Dalle dinamiche pagine degli albi dei supereroi americani, da quelle in bianco e nero dei popolari italiani e giapponesi oppure da quelle più spesse e eleganti dei graphic novel o dei graphic journalism, le fumettiste e i fumettisti hanno raccontato il mondo. Qualcuno utilizzando il registro della finzione narrativa, altri quello della ricerca del vero, hanno raccontato il mondo. Ne parliamo nel talk conclusivo di ARF! Festival (dalla durata DOPPIA), con chi vede il fumetto come una forma di giornalismo e con chi ne utilizza il linguaggio per fare inchiesta sapendo bene che anche l’intrattenimento E’ politico.
Intervengono: Lelio Bonaccorso, Katja Centomo, Serena Dovì, Maria Chiara Gianolla, Lorenzo Palloni, Rita Petruccioli, Manuele Sciarretta, Luca Raffaelli, Marco Rizzo, Alessio Trabacchini,Ilaria Vigorito.
Pariamo da una constatazione: se il fumetto di finzione ( esempio quello supereroistico) ha dentro elementi di realtà, di contro il fumetto di realtà per il semplice fatto di disegnare la realtà non è vero.
Marco: Con Magneto abbiamo portato all’attenzione del lettore le atrocità dell’olocausto. Con Stan Lee e le sue storie dell’uomo ragno abbiamo raccontato il dramma della droga. Gli X-man sono la metafora del diverso. I giovani molto del Bene e del Male lo hanno imparato dai supereroi. Il fumetto in questo senzo diviene un cavallo di Troia per trattare temi seri e attuali per portare avanti quel messaggio che puo’ aiutarci a vivere in un mondo migliore.
Katia: noi ribaltiamo questo format. Con sette crimini facciamo un fumetto di realtà. Ci ispiriamo a fatti di cronaca nera e permettiamo al nostro pubblico di confrontarsi con la realtà. Ne abbiamo ampiamente parlato su questo blog ( buona ricerca).
Con il fumetto abbiamo ridotto la distanza tra il pubblico e il Diritto. Tramite un progetto strutturato abbiamo regalato questa epifania. Ogni libro racconta un crimine e alla fine del libro vi è una scheda di approfondimento redatta da esperti del ramo.
Non vuol essere un fumetto didattico. Raccontiamo store che incuriosiscano e facciano interessare il lettore alla materia.
Usiamo iperboli narrative per tenere l’attenzione del lettore ma non vogliano fare “denuncia” bensi’ piuttosto divulgazione.
Ilaria ci introduce al suo libro Miyazaki parlandoci di Nausicaä della valle del vento. L’opera della vita di Hayao Miyazaki dal manga al film di animazione (2021- La Torre). Interessante è scoprire come Miyazaki abbia trasferito nel suo fumetto il dramma dell’inquinamento ambientale che visse personalmente. Nei suoi fumetti traspare la visione animista secondo la quale non c’è l’uomo al centro, bensì la natura. Quella stessa natura ( il mar marcio) che scaccia l’uomo dalla terra generando una sorta di fumetto distopico alla Akira o Madmax.
Maria Chiara: io in A black Carol. A ghost story of fascism (2021 MOMO EDIZIONI) per passare dalla realtà alla finzione ho usato un escamotage narrativo, quello dei tre fantasmi che rappresentano i tre periodi del fascismo: quello del passato, quello del presente e quello del futuro. Con uno stile semplice e fanciullesco si racconta una storia tragicomica che mira a metterci in guardi dal palesarsi di preoccupanti segnali nella società. Potete approfondire la sua conoscenza su questo blog.
da RepubblicaAi due estremi Boschi e Raffaelli foto tratto dal blog di Moreno Burattini
L’intervento piu’ commovente del Festival ce lo offre Luca Raffelli ricordando il suo amico Luca Boschi. Segue un interessantissimo escursus sul fumetto degli anni 80, “”. Infine ci svela il suo segreto della di come fare switch tra la realtà e la finzione, quando passa dal ruolo di giornalista a quello di scrittore che deve per sua natura inventare e quindi allontanarsi da quella realtà che poco prima il giornalista ci aveva raccontato fedelmente.
Il talk volge al termine e con lui la tre giorni all’ARF.
Mi rimangono negli occhi e nel cuore i tanti amici ritrovati, le tante professioni che abbracciano questo mondo del fumetto. Le persone che mi hanno fatto compagnia in questi bellissimi talk che tanto ci hanno insegnato. Ecco cara sai ci sono altri mestieri in questo mondo del fumetto. Potresti anche co-presentarlo tu questo festival un giorno come ha fatto oggi la mia amica Valeria”.
Ricorda noi siamo qui in questo mondo e, come ti ha scritto il mio amico Lorenzo, ti aspettiamo.
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -sezione Fumetto -articolo del 16 maggio 2022]
Io e Filippo ci siamo conosciuti a marzo del 2021, perché era rimasto colpito dalla lettera che scrissi ai miei figli su invito di Eleonora Chioda, che proprio in quel periodo era diventata – e lo è stata fino all’aprile del 2022 – direttrice di Millionaire. Il mensile ospitò diverse lettere indirizzate a figli di imprenditori, manager e personalità rilevanti nel mondo del business e della comunicazione, e io mi appassionai particolarmente all’iniziativa, perché mi sembrava in grado di mostrare la componente umana di persone che solitamente conosciamo in ruoli diversi da quelli del genitore.
“Devi sapere che il pezzo sull’energia mi ha tagliato le gambe”, mi ha scritto Filippo su whatsapp. “Anzi la prima parte potremmo anche farla diventare la prefazione del mio prossimo libro”.
Mi colpì il suo entusiasmo e mi colpisce ancora di più oggi che, dopo due anni di pandemia, ci stiamo addentrando in una pericolosa spirale di guerra.
Sembrano passati decenni da quelle poche righe, eppure mai come oggi risuonano urgenti, fondamentali, necessarie. Sento gravissimo il peso della responsabilità del fallimento di noi adulti e confido con tutta me stessa nell’energia creativa e nell’attivismo dei più giovani. È a loro che va tutta la mia attenzione, è di loro che dobbiamo fidarci. E farlo quanto prima.
Rileggo qui con voi quella lettera:
Collina dei sogni che diventano progetti
Podere Mirandola, Salsomaggiore Terme, 17 febbraio 2021
(circa un anno e un mese dallo scoppio della pandemia nel nostro Paese)
A Riccardo e Carlotta, in ordine inverso di arrivo perché con il più giovane ho avuto meno occasioni di soffermarmi su alcune parole fondamentali semplicemente perché c’è stato meno tempo
In un periodo difficile come quello che stiamo attraversando, cari Riccardo e Carlotta, vorrei provare a concentrarmi su alcune semplici, ma potentissime parole che vorrei lasciarvi come una sorta di fondamentale bagaglio per la vostra vita. Prima di farlo, lasciatemi scusare con voi. La mia generazione avrebbe certamente voluto fare di più, lasciarvi un mondo meno ammalato e sofferente, ma il profitto matto e disperatissimo ha sempre avuto il sopravvento sulle nostre migliori intenzioni e quindi vi lasciamo un mondo che ha bisogno di infinita cura e massima attenzione. Non abbiamo capito in tempo che “la festa non era la nostra” per dirla con le parole di un filosofo che amo tantissimo.
La natura, l’ambiente, gli animali, le piante, persino i minerali sono connessi tra loro e con noi esseri umani, in un equilibrio di forze che è fondamentale ristabilire.
Ecco cinque semplici parole per voi.
La prima è armonia.
Vivere in armonia con voi stessi e con il mondo circostante è un obiettivo da non dimenticare mai. Bene e male, bello e brutto, positivo e negativo, felicità e tristezza, paura e coraggio sono solo gli opposti di una danza che diventa armonica quando sappiamo vivere entrambe le facce dell’esistenza.
La seconda parola è meraviglia.
Non perdetela mai, neppure quando, a cento anni, vi troverete a emozionarvi davanti a un fiore o a un tramonto o al volto del vostro nipotino. Siete nati con questa capacità innata e, anche se il mondo cerca di rendervi più freddi e distaccati, voi non dimenticatevi mai come si fa a esercitare il potere della meraviglia. Non esiste altro modo per vivere momenti di estatica felicità. Credetemi. Meravigliarsi di fronte alle piccole cose della vita vi regala emozioni incredibili che riscaldano il cuore e fanno funzionare meglio corpo e mente.
La terza parola ha una cattiva fama, ma è fondamentale: solitudine.
Lo so, questa proprio non vi piace, ma è solo scoprendo l’infinita bellezza di stare da soli, in compagnia di voi stessi, che riuscirete a viaggiare nella vostra immensa profondità. Non esiste luogo più frequentato di immagini, suoni, idee, sogni, colori di quello che vive nel vostro io più profondo. Ogni guizzo creativo della vostra vita sta là sotto e per arrivarci dovete imparare a scavare sotto la coltre dei divieti, dei preconcetti, delle regole che la società vi impone e trovare la vostra voce più profonda. Ascoltate solo quella. Non sono certo mamma e papà a sapere che cosa è giusto e che cosa è sbagliato per voi. Purtroppo, però, nel caos delle vite sempre connesse a volte si perde il piacere di questo viaggio nel sé. Ed è una perdita gravissima che nessun like o follower vi potrà mai restituire.
La quarta parola, anche lei, non se la passa per niente bene, è paura.
Imparate ad amare le vostre paure, solo attraverso l’amore incondizionato e l’accettazione delle nostre più recondite paure riusciamo a superare gli ostacoli. Non fatevi mai paralizzare dalla paura, sappiate accoglierla, comprenderla, accettarla, sentirla nel vostro corpo e imparate a passarci attraverso, perché al di là del buio c’è la luce più colorata e più luminosa che abbiate mai visto fino ad allora. Credetemi, non scappate di fronte agli ostacoli, considerateli un regalo che la vita vi offre per farvi diventare persone migliori.
L’ultima parola è energia.
Voi sapete quanto la mamma sia innamorata di questa parola che studia e pratica da anni con i suoi percorsi di bioenergetica umanistica. Provo a spiegarvi perché. Solo comprendendo realmente che l’universo in cui viviamo è composto interamente da energia, che noi stessi siamo energie pulsanti di vita, così come il mondo fisico e quello digitale. Solo capendo bene questo aspetto che un tempo era solo per appassionati di millenarie medicine orientali, ma che oggi è dimostrato scientificamente anche dai nostri occidentalissimi moderni esperti di fisica quantistica, possiamo capire quanto siamo fondamentali nel mondo. Tutti noi, non solo alcuni di noi. Possiamo contribuire con le nostre azioni online e offline a rendere migliore l’energia complessiva o contribuire a sottrarla all’universo e quindi a noi stessi. Solo capendo a fondo questo concetto, vi renderete conto che anche una vostra piccolissima scelta in una direzione o in un’altra può realmente migliorare il mondo in cui viviamo. Non rimandate mai quella scelta e non pensate che sia poca cosa perché la vostra gioia, la vostra passione, le vostre parole influiscono sulle persone intorno a voi e contribuiscono a costruire questo incredibile e meraviglioso puzzle che è la vostra esistenza. Ogni singolo tassello è fondamentale per il disegno complessivo. E voi siete un tassello fondamentale per questo disegno, non dimenticatevelo mai.”
Questo scrivevo un anno fa e ora queste parole risuonano ancora più urgenti. Il mondo sembra impazzito nella sua fama di potere, il denaro sembra offuscare ogni segno di umanità. E allora è proprio ai più giovani che vanno consegnate queste parole, con la speranza di rafforzare in loro la consapevolezza di poter realmente salvare il mondo.
“Si può conquistare il mondo non solo come capitano sottomettendolo, ma anche come artista, accogliendolo in sé e rigenerandolo. Se uno stile di vita per potersi perpetuare ha bisogno di condizioni assai ingiuste che regolano le relazioni tra i popoli e con la natura, bisognerà dunque intervenire “a monte” e mettere in discussione la nostra partecipazione (anche individuale) a questo ordine economico, politico, sociale, ecologico e culturale che rende necessarie le guerre che lo sostengono. L’atteggiamento più sano nei confronti della vita è allora quello dell’artista che accoglie in sé il mondo ed è capace di rigenerarlo.”
Questo è solo uno degli aforismi contenuti nel libro che state per leggere ed è stato scritto quando l’eco delle guerre risuonava ancora soltanto da lontano.
Credo molto nel loro potere salvifico. Perché salvare il mondo attraverso vignette e aforismi significa provare ad accogliere dentro di noi tutte le storture che abitano questa terra e rigenerarle, significa rendersi conto che la sofferenza provocata a un solo individuo compromette l’energia complessiva di noi tutti, significa imparare a prenderci cura di noi stessi perché il campo che generiamo attorno alle nostre vite è una nostra responsabilità.
Non rimandiamo la scelta di provare a essere migliori e non pensiamo che sia poca cosa il nostro agire perché la gioia, la passione, le parole che mettiamo in circolo nel mondo influiscono sulle persone che ci circondano e contribuiscono a costruire questo puzzle bellissimo e complicato che è la nostra esistenza.
Ogni singolo tassello è fondamentale per il disegno complessivo.
Lo era prima, lo è oggi, lo sarà domani.
Le pagine agiranno sui nostri pensieri, ogni pagina ci farà fermare a riflettere, ogni pagina ci farà spegnere il cellulare per poter entrare nel mondo di OSVY, il bianco porcospino con il superpotere di recitare aforismi. Tuttavia, per giocare con lui è necessario gettare la maschera, abbassare la propria corazza e tornare al tempo in cui tutto era possibile. Tornare a quel tempo delle infinite possibilità è l’unica cosa che serve davvero perché per salvare il mondo è fondamentale iniziare a immaginarlo diverso. Possiamo agire solo su noi stessi per migliorare il modo in cui reagiamo alle situazioni. Tornare a credere nel potere trasformativo che ognuno di noi ha è il primo passo. Nell’eterna lotta tra il bene e il male, tra Eros e Thanatos, dobbiamo scegliere da che parte stare. OSVY ci aiuterà a scoprire come fare.
Spero che attraverso questo libro potrete tornare a guardare il mondo con occhi nuovi, occhi più umani. Sarà un viaggio lungo, da affrontare un aforisma alla volta. Ma non temete: non si tratta di una gara. Piuttosto si tratta di lasciar cadere ogni concetto nel profondo per imparare ad abitare le emozioni con consapevolezza, per toglierci il peso dell’immagine pubblica che ci siamo costruiti addosso e che spesso pesa come un fardello, per tornare a essere puro corpo, pura energia, un po’ come ci capitava da piccoli.
Diventa ciò che sei, ammoniva il poeta Pindaro duemilacinquecento anni fa.
Una lezione che ancora facciamo fatica a imparare.
Oggi più che mai.
“L’avventura umana è arrivata a una gigantesca crisi, nella quale si gioca il nostro destino”, scrive Edgar Morin in Lezioni da un secolo di vita. “La probabilità è a favore del peggio. Ma come sempre anche l’improbabile e l’imprevedibile sono possibili. Sembra che Thanatos debba essere il vincitore ma, qualunque cosa accada, la nostra vita può avere senso solo prendendo le parti di Eros”.
E allora, allacciate le cinture e fatevi portare in volo dal porcospino bianco di OSVY.
Come dite? I porcospini non volano?
E chi l’ha detto?
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -sezione Fumetto – articolo del 20 maggio 2022]
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