Cari lettori di DETTI E FUMETTI il 26 febbraio 2025 alle ore 21 all’Auditorium Parco della Musica -teatro Studio Borgna per la presentazione del disco SANDCASTLE
Orgogliosi di aver partecipato alla realizzazione di questo progetto mediante la produzione dell’omonimo fumetto il graphic Novel SANDCASTLE
Scritto da Fabrizio Fontanelli, Dario Santarsiero e Filippo Novelli e disegnato da Filippo Novelli
Alcuni disegni del fumetto compaiono nella Intro di The Dance of the Sand che potete vedere al seguente link
Care Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti, oggi sono in compagnia di Silvia Casini;
Silvia -E-Bic – di Filippo Novelli
scopriamo insieme la sua biografia: dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere, hai ricoperto il ruolo di project manager presso l’Istituto Internazionale per il Cinema e l’Audiovisivo dei Paesi Latini di Gillo Pontecorvo e Sandro Silvestri. Ti sei occupata di relazioni internazionali e della promozione dei film italiani all’estero. In seguito, ti sei specializzata in marketing strategico e hai iniziato a collaborare con diverse case di produzione e distribuzione cine-tv nel settore del product placement. Negli anni, hai collaborato con diversi siti web e testate giornalistiche. Attualmente gestisci Upside Down Magazine, sei consulente esterna della Hop Film, ghostwriter per l’agenzia Comon e scrivi le riviste Anime Dossier, Anime Enciclopedia e Confidenze. Hai curato la sezione cinematografica della mostra Itadakimasu – Piccole Storie Nascoste nella Cucina degli Anime (Palazzo della Meridiana, dal 12 ottobre 2023 al 28 gennaio 2024). A Roma sei responsabile della programmazione culturale dei Japan Days del Mercatino Giapponese. Nel 2024 con Raffaella Fenoglio e Francesco Pasqua, avete scritto “La ragazza che amava Miyazaki”. Mentre Giulia Tomai ne ha illustrato le pagine.
D. Com’ è nata la passione per Hayao Miyazaki?
S. Tanto tempo fa mi sono innamorata di Miyazaki. È stata una vera epifania.
Principessa Mononoke e La città incantata mi hanno catturato nel profondo, e da lì tutto il resto della sua straordinaria filmografia. Condivido con Miyazaki la stessa passione per lo stupore, per l’eccezionale che si manifesta nel quotidiano, per le parole che toccano il cuore e per i sentimenti che possono spaventare e travolgere.
D. Qual è il punto focale del lavoro del regista Miyazaki?
S. Hayao Miyazaki è noto per il suo approccio unico nel mescolare elementi fantastici con temi universali, dando vita a narrazioni che non solo intrattengono, ma invitano anche ad una riflessione critica sul mondo contemporaneo. Una delle sue caratteristiche più distintive è l’abilità di costruire mondi immaginari ricchi di fascino.
Film come Il mio vicino Totoro e Ponyo sulla scogliera trasportano gli spettatori in universi dove la natura e la magia si intrecciano in una perfetta simbiosi. Tuttavia, dietro questa bellezza visiva si nasconde un messaggio profondo sulla relazione tra l’uomo e l’ambiente. Infatti, Miyazaki mette spesso e volentieri in luce l’importanza della preservazione di Madre Natura, un tema sempre più urgente nel contesto odierno. Inoltre, i personaggi di Miyazaki sono perlopiù giovani in cerca del loro vero sé. Attraverso le loro peculiarità intrinseche, vengono esplorate questioni come l’identità, l’autorealizzazione e le relazioni interpersonali. Un altro aspetto fondamentale è sicuramente l’inserimento di elementi folkloristici e culturali. Le sue opere sono intrise di riferimenti a piatti tipici, a miti, a leggende e a tradizioni storiche, contribuendo a creare un senso di forte autenticità. In questo modo, Miyazaki riesce a evocare emozioni profonde attraverso sequenze visivamente straordinarie, creando un’esperienza cinematografica indimenticabile. Motivo per cui la sua arte diventa un mezzo per sviscerare le complesse sfumature dell’esistenza umana. Infatti, i suoi lungometraggi non solo rivelano un’eccellente maestria artistica, ma anche un forte impegno verso questioni sociali ed ecologiche di indubbia importanza.
D. Con la Città Incantata Miyazaki vuole inviarci dei messaggi positivi, sei d’accordo?
S. Uno degli aspetti più significativi del film è il viaggio di crescita della protagonista Chihiro. Attraverso le sue avventure in un mondo magico e misterioso, ci si confronta con tematiche universali come l’identità, la responsabilità e la determinazione.
La trasformazione di Chihiro, da ragazzina capricciosa a umana coraggiosa, simboleggia il potere della scoperta interiore. Lungo il suo arduo cammino, apprende che l’amore e il supporto sono essenziali per affrontare le sfide della vita, e che anche nei momenti difficili è possibile trovare forza per andare avanti. La dimensione ecologica del film è altrettanto importante. Miyazaki ci invita a riflettere sull’interazione tra gli esseri umani e l’ambiente naturale. La città incantata è popolata da creature straordinarie e meraviglie naturali, ma è anche un luogo minacciato dall’avidità e dalla disconnessione degli esseri umani. La figura del dio putrido, bistrattato e inquinato, rappresenta le conseguenze scellerate delle azioni umane. Inoltre, negligenza e avidità si trovano in apertura con la trasformazione dei genitori di Chihiro in maiali, ma qui potrei soffermarmi per ore e non voglio tediare nessuno. Un altro punto focale del film è il tema della memoria. Molti personaggi, come Haku, non ricordano esperienze passate o addirittura il proprio nome, perché la strega Yubaba rappresenta lo schiavismo per eccellenza. Sottrae sempre parzialmente il nome dei malcapitati che finiscono nella città degli spiriti, motivo per cui a un certo punto non hanno più coscienza della loro identità. E anche su questo aspetto potrei dilungarmi per ore, ma faccio la brava e chiudo sottolineando il fatto che Miyazaki è bravissimo a mettere in evidenza l’importanza di onorare le proprie origini e il proprio passato, perché solo attraverso i ricordi, possiamo costruire un futuro migliore.
D. Aver scritto insieme a Raffaella Fenoglio e Francesco Pasqua “La ragazza che amava Miyazaki” cosa ti ha lascito?
S. Il libro è nato da un’idea di Francesco Pasqua e, dopo un brainstorming con me, ci siamo subito messi in contatto con Raffaella Fenoglio. Da quel momento, abbiamo iniziato a lavorare sulla sinossi. Raffaella e io abbiamo poi redatto la prima stesura del testo. Dopo un primo giro di bozze, il manoscritto è finito nelle mani di Francesco, che, in qualità di story editor, ha riorganizzato interi blocchi. Infine, è tornato nelle mie mani e in quelle di Raffaella per l’editing finale. Dopodiché, è magicamente uscito per Einaudi Ragazzi.
È stata un’avventura che abbiamo amato molto. E senza ombra di dubbio, è stata straordinaria. Francesco ha conosciuto una ragazzina che viveva in una mansarda, proprio come Kiki. Da quel momento, l’idea del libro ha preso forma nelle nostre menti. Infatti, La ragazza che amava Miyazaki è un libro perfetto per chiunque abbia voglia di sognare.
D. Quanto il personaggio di Sofia ti rappresenta?
S. La ragazza che ama(va) Miyazaki sono io, che cerco la vibrante energia umana in ogni sguardo, in ogni gesto, in ogni cuore spezzato.
Io che amo a dismisura il Giappone, tant’è che a Roma sono la responsabile culturale dei Japan Days, una manifestazione di J-culture molto seguita. E in caso qualcuno sia interessato agli anime, ai manga e più in generale all’universo culturale del Sol Levante, vi dico subito che l’inaugurazione dell’edizione primaverile è prevista per il 15 e il 16 marzo. Si terrà presso l’Ippodromo di Capannelle e sì… l’entrata è gratuita. Inoltre, condivido con Sofia anche l’amore per i manga. Sofia vuole diventare una mangaka, io invece sono una manga editor per una casa editrice. Quindi, ci accomuna la passione per questo bellissimo linguaggio espressivo.
D. Puoi anticiparci qualcosa sul tuo nuovo lavoro letterario?
S. Al momento, sono in fase di stesura e purtroppo non posso dire nulla per motivi di riservatezza. La policy degli scrittori rappresentati da agenzie letterarie è molto “rigida” in questo senso.
D. Bene cara Silvia, grazie anche a nome delle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti per la bella chiacchierata.
S. Grazie a voi per l’intervista!
[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI – sezione Letteratura -articolo del 11 febbraio 2025]
Il Caffè Letterario di Euroma2 riparte nel segno dei libri per ragazzi, su Cinema e Manga
Cari amici di DETTI E FUMETTI APPUNTAMENTO a Euroma2 il 31 gennaio; per gli appassionati di film d’animazione, fumetti, cosplay e manga, tutti invitati a raccolta per omaggiare il regista giapponese Mijazaki e confrontarsi sulle rispettive passioni. A distanza di quarant’anni dalla nascita dello Studio Ghibli, fondato nel 1985 a Tokyo, tra gli altri dal regista giapponese Hayao Miyazaki, dando vita a numerosi film d’animazione giapponese che hanno segnato un’epoca, si presenta a Roma una data-evento a tema, con ospiti esperti del settore e impersonator di personaggi dei cartoni animati, come Lady Oscar.
Il Caffè Letterario del Centro Commerciale Euroma2 (viale dell’Oceano Pacifico n. 83, Roma) inaugura il primo appuntamento del 2025 della rassegna del venerdì, dedicata alle ultime novità editoriali e agli incontri con gli Autori, con un titolo sull’immaginario fantasy: “La ragazza che amava Miyazaki” di Silvia Casini, Raffaella Fenoglio e Francesco Pasqua, edito da Einaudi Ragazzi. Un libro illustrato di narrativa per ragazzi che rappresenta una storia di passione, arte e determinazione, a ricordare l’importanza di seguire i propri sogni e credere nel potere dell’amore, ovunque esso porti. Sofia ha diciotto anni e una passione sfrenata per il grande regista giapponese Hayao Miyazaki. Sogna di andare in Giappone per diventare una disegnatrice di manga, ma per il momento si accontenterebbe di scoprire chi sia Pagot, il misterioso writer che ha ricoperto i muri del piccolo borgo in cui vive con le immagini ispirate ai film del suo amato maestro. Tra disegni, fughe in bici e incontri sorprendenti, Sofia affronterà le proprie paure e i propri dubbi, imparando a credere in sé e nella forza del talento.
Ad attendere il pubblico ci sarà, oltre all’autrice Silvia Casini, uno tra i maggiori esperti di fumetti, anime e manga, regista e docente di cinema e animazione, Francesco Chiatante, che la intervisterà nell’area talk adibita per l’occasione al 2° piano, davanti alla libreria La Feltrinelli.
Venerdì 31 Gennaio sarà possibile incontrare, a partire dalle 16:30, negli spazi del Centro Commerciale della capitale e poi durante la presentazione, alle ore 17:30, l’impersonator di Lady Oscar, Eleonora Paola Tani, cioè colei che la incarna nelle fattezze e misure descritte nel manga che ha dato ispirazione al celebre cartone animato. Una somiglianza reale con Oscar impressionante: altezza, peso, taglia e numero di scarpe; oltre al fatto di avere gli stessi capelli e non dover utilizzare parrucche.
Eleonora (Paola) Tani inizia a vestire i panni di Oscar nel 1996 quando è già indossatrice e modella. Nel 2003 vince EXPOCARTOON come miglior personaggio femminile con alta uniforme, per poi tornare in gara solo nel 2015 a Etnacomics, per omaggiare con la sua Oscar la presenza della sensei Ikeda, vince la menzione speciale della giuria con l’uniforme rossa versione manga. Il premio maggiore come cosplayer è stato essere apprezzata dalla stessa Ikeda e da dei membri del suo staff per la fisicità che riporta esattamente le misure pensate per il personaggio di Oscar dalla sensei decenni prima. Presente da quasi 30 anni nelle fiere tematiche ed eventi ha il record di vestire i panni dello stesso personaggio da 29 anni, di aver partecipato a manifestazioni con i doppiatori originali.
Silvia Casini dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere, ha ricoperto il ruolo di project manager presso l’Istituto Internazionale per il Cinema e l’Audiovisivo dei Paesi Latini di Gillo Pontecorvo e Sandro Silvestri. Si è occupata di relazioni internazionali e della promozione dei film italiani all’estero. In seguito, si è specializzata in marketing strategico e ha iniziato a collaborare con diverse case di produzione e distribuzione cine-tv nel settore del product placement. Negli anni, ha collaborato con diversi siti web e testate giornalistiche. Attualmente gestisce Upside Down Magazine, è consulente esterna della Hop Film, è ghostwriter per l’agenzia Comon e scrive le riviste Anime Dossier, Anime Enciclopedia e Confidenze. Ha curato la sezione cinematografica della mostra Itadakimasu – Piccole Storie Nascoste nella Cucina degli Anime (Palazzo della Meridiana, dal 12 ottobre 2023 al 28 gennaio 2024). A Roma è responsabile della programmazione culturale dei Japan Days del Mercatino Giapponese.
Raffaella Fenoglio è scrittrice per ragazzi, autrice di ricettari detox a basso indice glicemico e di cinericettari. È anche blogger di «Tre Civette sul Comò», fa parte del comitato «Città che legge» di Bordighera ed è socia fondatrice di P.E.N.E.L.O.P.E., associazione apartitica per la parità di genere.
Francesco Pasqua, laureato in Discipline dello Spettacolo, è scrittore e sceneggiatore. Ha sceneggiato ”Soltanto uno scherzo” con Maurizio Crozza ed è stato story editor di Copperman con Luca Argentero. Tutti e tre gli scrittori sono gli autori del bestseller La cucina incantata (Trenta editore), che dopo essere uscito in versione illustrata (La cucina incantata illustrata, Trenta editore), l’11 gennaio è stato pubblicato in Spagna (La cocina encantada, Dolmen Editorial). La cucina incantata illustrata è stato anche fonte di ispirazione della mostra Itadakimasu – Piccole Storie Nascoste nella Cucina degli Anime (la prima edizione si è tenuta presso il Palazzo della Meridiana a Genova).
Francesco Chiatante. Regista e docente di cinema e animazione in scuole e università, divulgatore di cinema, fumetti e animazione, autore, videomaker e regista di film documentari, backstage video e videoclip. Apprende l’arte del cinema lavorando, tra gli altri, con maestri come Ivano De Matteo e Franco Zeffirelli. Nel 2015 completa il film Animeland – Racconti tra manga, anime e cosplay, sulla passione italiana ed europea per queste forme d’arte giapponesi, con interviste esclusive ad artisti, italiani, come Valerio Mastandrea, Caparezza, Paola Cortellesi, Maurizio Nichetti, e stranieri, il mangaka Yoichi Takahashi, il character designer di anime Masami Suda, l’attore e regista Shinya Tsukamoto e il regista premio Oscar francese Michel Gondry. Insegna Storia dell’Animazione Giapponese presso la Nemo Academy di Firenze dal 2018 e Fotografia Cinematografica presso la Link Campus University di Roma dal 2024, scrive articoli, speciali e fa interviste per il portale web sulla cultura pop giapponese AnimeClick.it e per la rivista di settore Nippon Shock Magazine edita da Nippon Shock Edizioni e collabora per libri, mostre e altri progetti col fisico e fumettista Andrea Romoli (autore della serie animata giapponese Spaceship Sagittarius prodotta dalla Nippon Animation nel 1986).
Gadget e stampe a tema manga in regalo per i partecipanti! Non mancate.
Cari lettori di DETTI E FUMETTI oggi intervistiamo Maria Cristina Bulgheri.
Maria Cristina illustrazione di Filippo Novelli
Maria Cristina sei nata a Livorno il 22 marzo 1965, ti sei laureata alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Pisa con una tesi su Dante, diventato da allora il tuo faro. Hai insegnato cinque anni alla scuola elementare prima di diventare giornalista professionista: sei cresciuta nelle fila del quotidiano Il Tirreno di Livorno, per il quale ancora oggi collabori, pur essendo tornata dietro la cattedra. Un’altalena tra mondo della scuola e mondo dei giornali legato alla nascita dei tre figli (due femmine e un maschio). Da sempre, ma soprattutto grazie a loro, hai stretto un rapporto particolare con la letteratura per l’infanzia. Hai pubblicato il libro “C@ro Babbo Natale” (Felici Edizioni) che ha ottenuto diversi premi in concorsi letterari. Collezioni matite da ogni dove. Le tue storie le scrivi un po’ ovunque: dagli scontrini ai fazzoletti di carta. Su di essi appunti le idee che poi consegni al pc, con il sogno che ce ne sia sempre una nuova dietro l’angolo.
D: La voglia di scrivere per l’infanzia, è arrivata in concomitanza con la nascita dei tuoi figli o era già presente dentro di te?
MC: Dario, cito una frase che è solita ripetere mia mamma e che recita così: “E’ proprio vero che sei nata con la penna in mano, forse l’avevi già quando eri nella pancia!”. Ho memoria del mio esame della cosiddetta “primina”, sai quello che si faceva (in tempi giurassici) per poter accedere alla seconda elementare, se – come me – eri andato a scuola anticipato. Ecco, dovevo scrivere un pensierino: occupai mezza pagina! Le maestre mi fecero un sacco di complimenti ed io rimasi sorpresa perché non mi sembrava di aver fatto niente di così eclatante. Ricordo poi che, un paio d’anni dopo, cominciavo a cullare l’idea di scrivere un romanzo: il protagonista era un pagliaccio. Alle medie entrai nel trip del giornalismo e fondai il giornalino di classe: si chiamava “Domitilla”. Scrivevo le recensioni sulle canzoni del Festival di Sanremo. Passione, quella della kermesse sanremese, che continuo ad avere! Poi il giornalismo è diventato la mia professione e la scrittura una quotidianità. In maternità si è trasformata in scrittura per i miei i figli: tutte le loro domande, i loro perché mi aprivano orizzonti fantastici che mettevo sulla carta.
D: Cosa ti ha spinto dopo tanti anni, a tornare sui tuoi passi e sederti nuovamente dietro una cattedra?
MC: La necessità di conciliare la famiglia ed il lavoro. Il giornalismo da professionista, in redazione non lo permette, gli orari sono dilatati. Ho chiesto a gran voce il part time ma non mi è stato concesso. La parità è ancora un miraggio. Ci ho pensato a lungo, poi ho deciso che la scuola era comunque una strada che mi apparteneva con altrettanta passione”
D: Quanto incide il tuo essere giornalista con la scrittura per l’infanzia?
MC: Può sembrare strano, ma molto. Spesso le idee per qualche racconto, mi vengono proprio leggendo qualche articolo sui giornali oppure da quella deformazione professionale di osservare la realtà per carpirne qualche aspetto da evidenziare.
D: Perché il graphic novel?
MC: Sarò franca, la scelta dell’etichetta “graphic novel” non è mia, ma della casa editrice. Io pensavo più ad “albo illustrato”.
D: Nel tuo ultimo graphic novel racconti la vita di Berthe Morisot, pittrice impressionista; ce ne vuoi parlare?
MC: Non ho il dono della sintesi ma ci provo. Berthe l’ho incontrata a Milano su una tela dipinta da Edouard Manet in una mostra monografica a lui dedica a. Berthe era la sua modella, amica e forse qualcosa di più, ma poco importa. È stata soprattutto una donna volitiva, piena di talento, che ha sfidato le convenzioni del suo mondo e della società francese di metà Ottocento per inseguire la sua passione: diventare pittrice. Tanto da divenire la cofondatrice con Monet, Degas, Cezanne, Pissarro del movimento che verrà definito Impressionismo, di cui peraltro quest’anno ricorrono i 150 anni dalla nascita.
La culla di Morisot -illustrazione di Anna Novelli (13)
D: Possiamo avere un anticipo del nuovo graphic novel?
MC: Certo. Nel libro racconto Berthe immaginandola da piccola alle prese con i tubetti delle tempere, mentre sogna campi di fiori e paesaggi marini materializzarsi sulle tele. L’accompagno passo, passo, nella sua “battaglia” per diventare pittrice, in un mondo all’epoca riservato soltanto agli uomini. Una pittrice peraltro innovativa, che rompe con gli schemi della pittura tradizionale, trascinando con sé i suoi amici, “pazzi” come lei, che poi hanno dato vita all’Impressionismo. A tradurre le mie parole in disegni e a dare corpo a Berthe, ci ha pensato poi Marina Cremonini, con i suoi pennelli “magici”.
D: Una tua caratteristica è quella di scrivere le storie su qualsiasi pezzo di carta, compresi gli scontrini. È un modo per non dimenticare o per seminare?
MC: Sicuramente per non dimenticare: magari un’idea mi viene in macchina ascoltando la radio e al primo semaforo cerco di appuntarla da qualche parte prima che se ne voli via dal finestrino: l’età non aiuta e soprattutto il moto perpetuo delle mie giornate.
D: Sappiamo che collezioni matite da tutto il mondo; quante ne possiedi al momento?
MC: Confesso che non le ho mai contate. Ma sono tante e tutte diverse. Un po’ sono in bella vista sulla scrivania, un po’ sono sistemate in qualche scatola di latta o di legno. Si tratta di lapis presi nei viaggi, alle mostre, nei musei o avuti in regalo. Da quando sono a scuola poi, colleghi e colleghe, alunni ed alunne contribuiscono alla mia collezione in modo carinissimo. Non li uso, ma l’idea di tener un lapis in mano vale più di mille tastiere!
D: Bene cara Maria Cristina, grazie anche a nome delle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti per questa bella chiacchierata.
Grazie a voi di cuore.
Il Graphic Novel
In “Berthe Morisot, pittrice a tutti i costi” viene raccontata la vita di Berthe Morisot l’unica donna tra i fondatori dell’Impressionismo francese. Quando in Francia, e nel resto dell’Europa, fino a dopo la metà dell’800 alle donne erano precluse le scuole d’Arte. La determinazione di Berthe travalica gli ostacoli del perbenismo, dandole così l’opportunità, di entrare in contatto con gli impressionisti del calibro di Claude Monet, Jacob Pissarro, Alfred Sisley; solo per citarne alcuni. Tutta la storia è narrata con toni caldi e decisi; l’opera di Maria Cristina Bulgheri è arricchita dalle illustrazioni realizzate da Marina Cremonini; con la sua tecnica ad acquerello, ha dato vita e vigore al racconto, trasportando tutti noi nelle atmosfere della Belle Époque.
[DARIO SANTARSIERO per Detti e Fumetti -sezione arte e letteratura – articolo del 30 novembre 2024]
Cari amici di Detti e Fumetti come ogni fine anno guardiamo cosa è successo nel corso dell’anno.
Se il 2023 è stato l’anno di MARTA & CO, il 2024 lo ricorderemo senz’altro per SANDCASTLE.
Ciò non toglie che noi non dimentichiamo la nostra mascotte da cui tutto è nato nel 2009: il nostro eroe OSVY.
Sono oramai diversi anni che è uscito il racconto illustrato a puntate (web comic) L’UNIVERSOEDIO (del quale è in corso la trasposizione in graphic novel) e la raccolta di ILLUSTRAZIONI e short strip: Osvy, Aforismi per salvare il mondo che trovate su Amazon libri.
Ebbene nell’attesa del graphic novel e del volume 2 degli aforismi, Osvy ha continuato ad essere presente sui social. Vi riportiamo quello che é successo da allora fino ad oggi, fine 2024.
Strip: Il sentiero per il paradiso comincia all’inferno. ( Dante)
Ed ancora
Strip: Samarago
Ed ancora
Strip: È più difficile scrivere una canzone che un’opera, perché in tre minuti devi sinterizzare un progetto. ( Franco Battiato)Strip: Galimberti Strip:il colore è un mezzo per esercitare sull’anima una influenza diretta. Il colore è un tasto, l’occhio è il martelletto che lo colpisce. L’ANIMA lo strumento dalle mille corde. ( Kandinsky)Post:Sai perché le persone non riconoscono quello che fai per loro? La prima volta che fai qualcosa per qualcuno generi in lui gratitudine. La seconda generi l’anticipazione. Cominciano ad aspettarsi qualcosa da te. La terza volta generi l’aspettativa. Cominciano ad aspettarsi quello che gli hai dato. La quarta volta generi un merito. Cominciano a pensare di meritarsi quello che gli dai. La quinta volta crei dipendenza. Cominciano a non poterne più fare a meno La sesta volta ti accorgi che non c’è reciprocità, ti stufi da dare e smetti di farlo. Cominciano allora ad odiarti perché da persona viziata creata da te che ha bisogno di quello che gli davi ora non ha più ciò che gli hai fatto credere di meritare. Allora rifletti e impara quale è il limite nel dare perché l’altro non ha limiti nel ricevere. (Mario Venuti)Post:Ricordati quando ti criticano, che per alcuni sarai sempre un broccolo; per altri invece la perfezione matematica di un frattale. ( F. Novelli)Strip:”Al bambino non possiamo consegnare l’Oceano, un secchiello alla volta. Però gli possiamo insegnare a nuotare nell’Oceano e allora andrà fin dove le sue forze lo porteranno, poi inventerà una barca e navigherà con la barca, poi con la nave. (…) La conoscenza non è una quantità. È una ricerca. Noi non dobbiamo dare ai bambini quantità di sapere, ma strumenti per ricercare.” (Gianni Rodari, La grammatica della fantasia).Strip:T. H. White: “La cosa migliore per combattere la tristezza è imparare qualcosa. È l’unica cosa che non delude mai. Puoi restare sveglio la notte ad ascoltare il disordine delle tue vene, puoi rimpiangere il tuo unico amore, puoi vedere il mondo intorno a te devastato da folli malvagi, o sentire il tuo onore calpestato nelle fogne delle menti più basse. Solo una cosa può aiutarti allora: imparare. Impara perché il mondo gira e cosa lo fa girare. È l’unica cosa che la mente non può mai esaurire, mai respingere, mai soffrirne, mai temere o diffidare, e mai rimpiangere.”Post: “Franz Kafka (1883-1924) non si è mai sposato e non ha avuto figli. Un giorno mentre passeggiava per il parco incontrò una bambina che piangeva perché aveva perso la sua bambola preferita. Si mise a cercarla insieme a lei ma non la trovarono. Kafka le diede appuntamento il giorno dopo nello stesso posto per riprendere le ricerche. Quando la rivide, Kafka diede alla bambina una lettera “scritta” dalla bambola che diceva: «Per favore non piangere. Ho fatto un viaggio per vedere il mondo. Ti scriverò delle mie avventure». Così iniziò una storia che proseguì fino alla fine della vita di Kafka. Durante i loro incontri nel parco, Kafka leggeva le lettere della bambola accuratamente scritte con avventure e conversazioni che la bambina trovava adorabili. Infine, le riportò la bambola (ne comprò una) che era tornata. «Non assomiglia affatto alla mia bambola», disse la bambina. Kafka le consegnò un’altra lettera in cui la bambola scriveva: «I miei viaggi mi hanno cambiata». La bambina abbracciò la nuova bambola e la portò tutta felice a casa. Un anno dopo Kafka morì. Molti anni dopo, la bambina oramai adulta trovò una letterina dentro la bambola. Nella minuscola lettera firmata da Kafka c‘era scritto: «Tutto ciò che ami probabilmente andrà perduto, ma alla fine l’amore tornerà in un altro modo.» Tratto da «Kafka e la bambola viaggiatrice»Post:”Se tu hai un panino e io un euro, e uso il mio euro per comprare il tuo panino, alla fine dello scambio io avrò il panino e tu l’euro. Sembra un equilibrio perfetto, no? A ha un euro, B ha un panino, poi A ha il panino e B l’euro. È una transazione equa, ma puramente materiale. Ora immagina di avere un sonetto di Verlaine o di conoscere il teorema di Pitagora, e io non ho niente. Se mi insegnerai, alla fine di questo scambio, avrò imparato il sonetto e il teorema, ma li avrai ancora anche tu. In questo caso non c’è solo equilibrio, ma crescita. Nel primo scambio c’è scambio di merce. Nel secondo, condividiamo la conoscenza. E mentre la merce si consuma, la cultura si espande senza fine. “. (Michel Serres)
Chi è il creativo oggi? Quanto è al centro della comunicazione odierna?
Ho letto un interessante articolo che ci dà spunto per importanti riflessioni. Si parlava di Biasion che definisce la creatività non una proprietà unica, ma il risultato della complementarietà tra deduzione e intuizione, tra ragione e immaginazione, tra emozione e riflessione, tra pensiero divergente e pensiero convergente.
Continuava la riflessione citando Guilford il quale dice che esistono una serie di aspetti che definiscono la creativita’:
la fluidità, ovvero la capacità di produrre abbondanti idee, senza riferimento alla loro adeguatezza ai fini della risoluzione del problema;
la flessibilità, cioè la capacità di cambiare strategia ideativa, quindi di passare da una successione di idee ad un’altra, da uno schema a un altro;
l’originalità, che consiste nella capacità di trovare risposte uniche, particolari e insolite;
l’elaborazione, ovvero il percorrere fino alla fine una strada ideativa con ricchezza di particolari collegati in maniera sensata tra di loro;
la sensibilità ai problemi, vale a dire il selezionare idee e organizzarle in forme nuove, capire cosa non va e cosa può essere perfezionato negli oggetti di uso comune.
( estratto dell’articolo creatività della rivista State of Mind).
In fondo per tenere vivo questo blog, creare collegamenti tra le diverse arti bisogna essere molto creativi.
Leggevo questo articolo riflettendo tra me e me l’altro ieri, seduto su una panchina del cortile dietro al Campidoglio, cortile che si affaccia su Roma ed alle spalle avevo la statua del Colosso di Costantino recentemente ricostruita grazie allo sponsor PRADA.
Certo che il nostro sindaco ha proprio sbagliato Sponsor… io ne avrei sicuramente scelto un altro. Gli ci vorrebbe proprio un creativo nello staff. Quasi quasi gliela mando una mail… voi che dite?
[ Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – SEZIONE ARTE- ARTICOLO DEL 25 NOVEMBRE 2024]
Cari amici di DETTI E FUMETTI abbiamo lasciato la parola al nostro amico MASSIMO CANORRO, giornalista di settore, per darvi la grande notizia che tutti quanti aspettavate: l’uscita del nostro fumetto, SANDCASTLE, la danza della sabbia, un graphic musical come lo abbiamo chiamato, frutto della collaborazione con i nostri amici i bravissimi MARDI GRAS,
La rock band italiana dal respiro internazionale che ha musicato la storia, realizzandone l’omonimo CD pubblicato da Underground Simphony Records.
Ecco come in questi giorni Massimo sta presentando il Graphic Musical SANDCASTLE alla Stampa.
Copertina di SANDCASTLE disegnata da Filippo Novelli
“America. Jersey City. In un paese in cui il male si presenta agli umani nelle forme più disparate, due fratelli soli al mondo inciampano in disavventure malinconiche, finché, grazie alla forza dell’amore, riusciranno a trasformare sé stessi e a cambiare il loro destino. Legati da un rapporto disperato e inevitabile, come solo il vincolo di sangue può essere, vivono la vita in comune, esistono insieme invece che divisi, si sentono qualcosa quando gli altri sono nulla. Perché due fratelli sono già una famiglia”.
(Sandro Bonvissuto, scrittore)
Se venissimo colpiti negli affetti più cari, riusciremmo a reagire trovando in noi una forza mai espressa? È il tema di Sandcastle, la danza della sabbia, un avvincente graphic musical – disegnato da Filippo Novelli (fondatore del blog Detti e Fumetti) su soggetto originale di Sante Sabbatini, Francesco Braida e dello stesso Novelli, con la sceneggiatura e dialoghi a cura di Dario Santarsiero (redattore di Detti e Fumetti per la sezione “Teatro e Letteratura”) , Fabrizio Fontanelli (musicista) e lo stesso Filippo Novelli – dove la colonna sonora è quella dei Mardi Gras.
La rock band italiana dal respiro internazionale ha infatti musicato la storia, realizzandone l’omonimo CD pubblicato da Underground Simphony Records. Negli 8 brani dell’album,i Mardi Gras hanno ulteriormente espanso il loro profondo playground sonoro, lasciandosi guidare dal racconto. Il graphic musical e il disco diventano così due oggetti inseparabili, nell’ambito di in progetto sviluppato a 360 gradi dagli autori che prevede anche la produzione di un merchandising a tema Sandcastle.
Disponibile su Amazon, Sandcastle, la danza della sabbia narra le vicende di due fratelli, Cecilia e Nicholas Amato, sullo sfondo della Jersey City negli anni ’80. Un racconto a tinte forti, con al centro la trasformazione di Nicholas, ragazzo geniale ma costantemente bullizzato che – dopo un incidente occorso a Cecilia, vittima di un tentativo di violenza da parte di Sebastian – riuscirà a lasciarsi alle spalle il suo passato difficile, per combattere chi ha cercato di approfittare di sua sorella. Non mancheranno i colpi di scena, molti dei quali alimentati dalla figura dell’affarista Don Nate Caruso, affiliato alla mafia italo-americana.
“È incredibile essere tra i protagonisti di un graphic musical – il commento dei Mardi Gras, classic rock band punto di riferimento nella scena romana –, e se già fa uno strano effetto rivedersi in foto e video, lo è ancora di più ritrovarsi nei disegni di Filippo Novelli”
Sandcastle verra’ presentato al Concerto dei Mardi Gras che si terrà ALL’AUDITORIUM il 26 2 2025
Biografie
Dario Santarsiero, autore teatrale e scrittore; le sue commedie sono andate in scena in diversi teatri romani.
Redattore di DETTI E FUMETTI per la sezione TEATRO e LETTERATURA, tra i suoi libri e fumetti ricordiamo: IN TRENO DA MONTE MARIO A VALLE AURELIA, RACCONTI SPARSI, FUGHE, DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA, FARE TEATRO, MARTA, SALVO e OLIVIA.
Fabrizio Fontanelli autore e musicista, è il fondatore della band romana Mardi Gras. Cresciuto musicalmente tra Roma e Dublino, ha prodotto i quattro album e svariati singoli dei Mardies. Negli ultimi anni ha organizzato eventi musicali e letterari promuovendo la musica originale e creando connessioni tra autori e musicisti.
Filippo Novelli, ingegnere e maestro d’arte, è il fondatore del blog DETTI E FUMETTI nel quale: cura la rubrica di ARTE e FUMETTO, realizza fumetti didattici ed illustra gli articoli degli altri redattori. Tra i suoi libri e fumetti ricordiamo: OSVY, AFORISMI PER SALVARE IL MONDO, FUGHE, DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA, MARTA, SALVO, OLIVIA, LA SICUREZZA IN CANTIERE A FUMETTI, LA STORIA DEL ROCK, ARCHITETTURA GLOBALE, FARE TEATRO, OSVY E IL GATTO, OSVY FIGHT THE COVID E ARTIGLIO, PRIMI PASSI NELL’OPEN INNOVATION E NELLA LEAN ECONOMY
MARDI GRAS
Un’intrigante miscela di pop, rock, soul, con qualcosa che rimanda al country irlandese e al grunge. Vi manda in confusione? Non deve, anche perchè il tutto è presentato in modo invitante, con riff accattivanti e messaggi potenti nei loro testi che arrivano dritti all’anima”
Cosi è descritto il viaggio sonoro dei Mardi Gras, inseriti nei 7 acts europei da scoprire da parte del Reader’s Digest, il magazine più letto al mondo;
La band romana è nata ufficialmente nel 2006, anno di uscita del loro primo album. Il nome Mardi Gras deriva dall’ultimo album in studio dei Creedence Clearwater Revival, oltre ad essere il noto Carnevale celebrato ogni anno a New Orleans.
A caratterizzare la band un caleidoscopio di musica, colori ed energia. Italiani ma da sempre con l’orecchio ed il cuore rivolti verso i songwriters americani, irlandesi ed inglesi, i Mardi Gras hanno voglia di raccontare storie, sentimenti e movimenti dell’anima. Un percorso che negli anni li ha fatti evolvere da gruppo acustico ad una vera e propria rock band, sempre rivolta ad un pubblico internazionale.
L’attitudine dei Mardi Gras li porta a rappresentare l’Italia allo Sziget festival di Budapest e ad intraprendere due tour in Irlanda, terra che li ha “adottati” nei primi anni del loro viaggio, con entusiastiche recensioni, passaggi e interviste radio. I Mardi Gras provengono da un album come “Drops Made” del 2006, definito “sette piccoli quadretti classici e senza tempo” da Rockerilla.
Anche “Among The Streams” del 2011, in cui il blend di irish rock, country e americana ha portato il lavoro della band ad essere inserito tra gli album rivelazione del 2011 secondo la stampa e la critica specializzata
Le svariate esperienze sui palchi italiani e irlandesi, anche al fianco di artisti come i Frames, Glen Hansard, Mundy, Jack Savoretti, Billy Bragg, Giorgio Canali, Paolo Benvegnù, li hanno imposti come una band dalla “sanguigna passionalità liberata soprattutto dal vivo” (Federico Guglielmi).
Le due canzoni di protesta dei Mardi Gras “The Wait” (contro la pena di morte) e “Scarecrow in the snow” (sulla paura del diverso indotta dai politici per scopi elettorali) sono ambedue ospiti del sito “Songs of the times” di Neil Young, una raccolta di “peace and protest songs” che il cantautore canadese ha stilato dopo l’11 Settembre.
Nel 2015 esce “Playground”, il terzo disco della formazione romana, registrato a Roma e masterizzato presso gli Abbey Road Studios di Londra da Simon Gibson.
Un campo giochi sonoro dove la band fa proprie tutte le sue influenze e le rielabora tra ballads, rock, funky e brani intimisti. Ospite speciale è Mundy uno degli artisti irlandesi più noti.
La band tra il 2018 e il 2021, in attesa del quarto album in studio, ha fatto uscire svariati singoli, tra cui due collaborazioni speciali con l’artista Irlandese Mark Geary. La loro rivisitazione di “One Guitar” di Willie Nile, oltre ad essere un singolo benefico per la “Light of Day Foundation” che si occupa di raccogliere fondi per la lotta al Parkinson, li ha portati ad essere ospiti nel 2021 durante le maratone online organizzate dalla fondazione, assieme ad artisti come Bruce Springsteen, Little Steven e molti altri.
“Sandcastle” è il loro quarto lavoro, un album sorprendente ed intenso che ritroviamo nelle live performance illustrate nel nostro graphic musical.
Cari Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti oggi faremo due chiacchiere con la giornalista scrittrice Eva Giovannini.
Allora Eva, sei nata a Livorno nel 1980. Sei inviata e conduttrice Rai. Autrice dei podcast La Scelta di Eva (2024) e AstroPolitica (2022), hai co-condotto per la Rai Petrolio, Popolo Sovrano e due edizioni del Premio Strega. Autrice anche del saggio Europa Anno Zero (Marsilio ed.) e della graphic novel Oriana Fallaci: il Vietnam, l’America, e l’anno che cambiò la Storia (Round Robin. 2021), vincitrice del Premio Giornalistico Altiero Spinelli per gli Studi Europei e membro della Commissione di Saggi sull’Europa istituita dalla presidenza della Camera (2017).
Nel 2024 esce il Graphic Novel “L’ultimo Partigiano”. La storia raccontata a fumetti di Lanciotto Gherardi
D. Perché hai deciso di fare la giornalista?
Ho deciso di fare la giornalista, perchè sono sempre stata fin da piccola, una bambina molto curiosa di cose molto diverse tra loro. Inoltre ero una bambina incline alla noia, e quindi ho pensato che fare questo mestiere fosse un antidodo meraviglioso alla noia, perché effettivamente non c’è mai un giorno uguale ad un altro. Fare il giornalista significa fare l’opposto di un lavoro ripetitivo, anche se per anni si segue un filone come la politica, ogni giorno ci si immerge in nuove notizie, nuove spigolature, persone nuove e punti di vista
D. Chi avresti voluto come guida, quando hai iniziato la tua carriera?
Molte guide diverse, mio padre leggeva le interviste di Enzo Biagi, e di lui ricordo il grande rigore. Poi da adolescente mi piaceva il tipo di giornalista stile Lili Gruber. Della Gruber ho ambito di avere il talento e la chiarezza espressiva ed espositiva. Mi piaceva anche Oriana Fallaci; ho sempre letto i suoi libri fin da adolescente, e mi hanno ispirata per il loro coraggio, per la loro profondità; per questa penna sempre tagliente, però anche ironica.
D. Dicevamo nel 2024 esce il tuo Graphic Novel “L’ultimo Partigiano”. La storia raccontata a fumetti di Lanciotto Gherardi. Perché hai scelto proprio il Graphic Novel come mezzo di comunicazione?
E. Per il primo graphic novel ,il Vietnam, l’America, e l’anno che cambiò la Storia (Round Robin. 2021), che scrissi, mi sembrava un bel modo per far conoscere Oriana Fallaci anche alle nuove generazioni, non solo quindi attraverso i suoi libri, i suoi articoli ma con un mezzo più fruibile per le giovanissime e i giovanissimi che altrimenti si sarebbero persi un personaggio cosi grandioso. Questo secondo graphic novel, l’ultimo partigiano, e’ nato dal fatto che mi sono trovata in mano del materiale di questo partigiano Lanciotto Gherardi, episodi di vita vissuta che avevano una tale portata ironica, non dico sovversiva, però essere un antifascista, era una persona di grande spirito e ironia e allora il graphic novel mi è sembrato un modo, tra virgolette giocoso per narrare una vicenda in verità serissima, perché quest’uomo ha dato la vita per questa causa.
D. Che sensazioni si provano nel vedere un proprio racconto trasformarsi in un fumetto?
E’ una sensazione molto bella, perché hai come l’impressione che diventino eterne certe storie; il graphic novel consegna ad un pubblico vastissimo certe testimonianze: dai bambini di nove anni ai nonni di novanta, perché è uno strumento capace di arrivare a chiunque, facile ma non banale. E quindi è molto attraente e lo dimostrano i numeri di Lucca comics di questi giorni molto amato da un pubblico trasversale.
D. Torniamo per un attimo al primo Graphic novel. Oltre ad aver sceneggiato il graphic novel su Oriana Fallaci, l’hai anche intervistata; come la definiresti?
Purtroppo, non ho mai conosciuto di persona Oriana Fallaci, ho intervistato sua sorella Paola, dopo la morte di Oriana, quindi non posso dire che donna è stata a livello epidermico; purtroppo non ho avuto il piacere di sedermi di fronte a lei.Dai suoi scritti la definirei una donna assoluta, cioè incapace di mezze misure, di sfumature; o meglio, intellettualmente capacissima ma con un animo radicale. Era una donna che viveva di assoluti, capace di manifestare nella stessa situazione una enorme plateale fragilità e al contempo un essere completamente indomito e coraggiosissimo. E’ stata una persona che ha inciso di più non solo nelle vite di chi si è trovata di fronte, chiunque sia stato intervistato da lei è rimasto ipnotizzato, nel bene e nel male. Da chi se ne innamorato a chi l’ha odiata per il resto dei suoi giorni, come Kissinger, che si è pentito amaramente di averle rilasciato un’intervista. Comunque Oriana Fallaci lasciava sicuramente un segno.
D. Ma torniamo al tuo ultimo graphic novel.“L’ultimo Partigiano” storia di Lanciotto Gherardi ce ne vuoi parlare?
Lanciotto Gherardi, è la storia di un partigiano, di un uomo, morto purtroppo il giorno stesso della liberazione della città di Livorno, che lui aveva contribuito a liberare in maniera diretta, perché era a capo della brigata Oberdan Chiesa,che ha liberato la città il 19 luglio 1944. Morì lo stesso giorno entrando in città da liberatore e per beffa del destino ucciso da fuoco amico, per un errore di un soldato americano. Questa storia è nota in tutte le cronache della resistenza Toscana. A Lanciotto Gherardi è intitolata una via in città. E’ nella lapide dei caduti ma nessuno conosce chi era l’uomo Lanciotto Gherardi; ho avuto la fortuna, attraverso la mia famiglia, di aver conosciuto suo figlio, morto di covid novantenne pochi anni fa. Figlio che quando Lanciotto morì aveva già diciassette anni, quindi aveva un ricordo nitido, adulto del padre. Ho raccolto nel 2019 tutte le testimonianze di Lanciotto da suo figlio Alfredo, ed è stata una fortuna perché nel 2020 il covid se l’è portato via. A me sono rimasti i suoi aneddoti, i suoi racconti del padre, un antifascista vero, che però aveva sempre saputo distinguere tra gli esseri umani e le ideologie. Lui [Lanciotto Gherardi N.d.A.] salvava sempre l’uomo; i suoi nemici erano uomini prima di essere fascisti, erano delle persone. Lui valutava di caso in caso, non odiava a 360 gradi, non combatteva chiunque; e questo lo rendeva molto umano, molto più complesso della figurina che era emersa dai libri di storia; ho avuto il privilegio di intervistare Alfredo, di raccogliere le sue testimonianze e di raccontare la fine di un partigiano ma anche la sua vita.
D. Cosa ti ha lasciato il sodalizio con il fumettista-illustratore Tommaso Eppesteingher?
Il sodalizio con Tommaso Eppesteingher, mi ha lasciato moltissimo, mi ha lasciato un senso enorme di fiducia, perché io mi sono affidata alla sapienza di Tommaso, raccontando aneddoto per aneddoto, facendo la sinossi ma poi è stato lui a tradurre in immagini quello che io avevo ricevuto come suggestione dai racconti di Alfredo. Questo per me è sempre qualcosa di miracoloso, quando avviene questa conversione dalla parola al disegno e soprattutto perché avviene secondo me, questa bellezza espressiva che Tommaso è riuscito a restituire a Lanciotto, l’ha tolto dal bianco e nero di questa lapide di marmo, l’ha vestito e l’ha colorato, rendendolo un essere vivente. Questo è stato un regalo grandissimo.
D. Davanti ad una platea di studenti che si apprestano a diventare giornalisti, qual è la prima cosa che diresti?
Direi loro che se sono fruitori di notizie, di verificare sempre le fonti, se sono loro stessi a dare le notizie, di verificare anche in questo caso le fonti, e soprattutto di non risparmiarsi. Questo è un mestiere in cui negli anni ti devi affermare, ti devi far conoscere, non deve essere un lavoro d’ufficio; deve essere un lavoro di passione non comune e quindi serve una dose di sana abnegazione; che non vuol dire farsi sfruttare e non riconoscere i propri diritti, ci mancherebbe ; ma non risparmiatevi.
D. Il tuo sogno nel cassetto?
Ne ho molti, ne sto per realizzare uno, tra poco diventerò mamma. E quindi spero che le cose che ho imparato fin qui, di poterle raccontare e di avere un testimone nel mondo, quando anche io non ci sarò più. Devo dire che mi reputo una persona fortunata, perché ne ho realizzati molti di sogni, a partire da quello di fare la giornalista, che era il mio più grande sogno da sempre.
D. Bene cara Eva, grazie per questa bella chiacchierata; ma soprattutto, siamo felici con te per questa stupenda notizia! Tanti auguri da tutta la redazione e dalle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti!
[DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE FUMETTO- ARTICOLO DEL 4 NOVEMBRE 2024]
Amiche lettrici/lettori del blog DETTI E FUMETTI, in occasione di LUCCA COMICS ecco la classifica dei nostri fumetti più letti e una sorpresa finale per tutti voi
Al decimo posto
OSVY E IL GATTO
Sinossi:Cosa accade quando tua figlia adotta un gatto? Ve lo siete mai chiesto? Cambiano le tue abitudini, il modo di disporre gli oggetti ed i mobili della tua casa, le tue spese quotidiane. E’ una gioia si ma anche un grande impegno. Osvy, il porcospino antropomorfo ce lo racconta con il suo tipico humor nero.
Al nono posto
DA GRANDE FARÒ L’ARTISTA
SINOSSI:Osvy ed i suoi amici di DETTI E FUMETTI ci raccontano la loro passione artistica ed il modo per trasformarla in una vera e propria professione. In una società dove è previsto che nei prossimi decenni la maggior parte delle professioni tradizionali spariranno a causa della rapida evoluzione tecnologica, la professione dell’artista sarà una delle poche che non solo sopravviverà ma diverrà fulcro della nuova società che vedrà protagonista l’industria dell’intrattenimento.
Dall’ottavo al sesto posto
La terna di MARTA, SALVO E OLIVIA
Sinossi:Olivia la salute e la sicurezza raccontata ai ragazzi è la terza stagione di MARTA, per parlare di queste tematiche alla fascia dei ragazzi piu’ grandi prossimi ad entrare nel mondo del lavoro. L’intuizione di coinvolgere un gruppo di esperti di sicurezza nasce dalla consapevolezza che oggi il fumetto è divenuto un veicolo potente per trasferire cultura e nella fattispecie la cultura della sicurezza a tutte le fasce di età. Trattare temi come la sicurezza stradale, il junk food e altre tematiche di educazione civica con questo medium pensiamo valga per i più piccoli piu’ di mille ramanzine e raccomandazioni. Leggendo Marta o Salvo o ora Olivia il lettore compirà quel percorso virtuoso che dal conoscere il pericolo, passa per il saper essere coscienzioso, per arrivare quindi a sentire i comportamenti corretti e sicuri come parte del proprio agire quotidiano. Un iter formativo vero e proprio in materia di salute e sicurezza, nel quale l’immedesimazione che avviene nel fumetto e il desiderio di emulare i suoi eroi, tipico della giovane età, completerà il percorso di consapevolezza che tutti auspichiamo.
Al quinto posto
La storia del Rock di Steo
Sinossi:Un concept book in cui un saggio sul rock, dagli anni cinquanta ad oggi, si innesta in un fumetto sulla musica.
Al quarto posto
OSVY APHORISM TO SAVE THE WORLD- capitolo uno
Sinossi: un assaggio ( è solo il capitolo uno) degli aforismi di Osvy per far conoscere il porcospino bianco al pubblico internazionale.
Sul podio, in posizione numero tre
FUGHE – VERSIONE INTEGRALE
Sonossi:FUGHE, liberamente tratto da “Racconti Sparsi” di Dario Santarsiero, narra, attraverso i disegni di Filippo Novelli, di un uomo che viaggia per lavoro per l’Italia su di una FIAT 1100. Una sera d’inverno, per un guasto al motore, si rifugia in una stazione di servizio gestita da una ragazza. Insieme affronteranno un’ esperienza che sarà a dir poco risolutiva. “FUGHE” è una metafora sulla ricerca dell’avventura, nel tentativo di spezzare la routine di una vita banale e piatta e del prezzo che le persone semplici sono disposte a pagare.
FUGHE- versione integrale nasce allo scopo di farne una riduzione teatrale. In questa ottica amplia la prima versione aggiungendo quattro monologhi che vestono sui seguenti temi: la tecnologia, l’umanità, il diverso e l’ironia.
Al secondo posto
ARTIGLIO, Primi passi nell’open innovation e nella lean economy
Sinossi:Un fumetto sulle startup, dalla prima fase di ideazione fino al raggiungimento del successo. Artiglio ed i suoi amici ti accompagneranno nel compimento dei primi passi nel mondo dell’open innovation e della lean economy. Frutto di un pluriennale studio sulle metodologie innovative per fare impresa, trae spunto dai migliori bestseller in materia e li traduce con il medium accattivante, ironico e diretto del fumetto. Ritenuto il miglior fumetto prodotto da DETTI E FUMETTI, ARTIGLIO a tutti gli effetti e’ un manuale che svela la metodologia, i segreti e ti da tutte le dritte per diventare ricco.
Al primo posto
OSVY AFORISMI PER SALVARE IL MONDO
Sinossi: Osvy il bianco porcospino che recita aforismi per salvare il mondo. Dalla idea che il fumetto sintetizza il mondo reale così come l’aforisma sintetizza un pensiero, si genera una serie di aforismi grafici che il genitore utilizza per raccontare il senso della vita alla propria figlia in modo semplice e spiritoso.
Per chiudere questa rubrica e con essa il libro abbiamo scelto una struggente canzone dei Queen, manifesto della solitudine che si prova quando tutto finisce, quando l’avventura termina e tu desolato e solo non hai più futuro. Tutto è concluso, i sogni, le speranze. È in quel momento che vai alla ricerca dell’ultimo conforto: tornare nel ventre del Mondo, sublimazione del ventre materno.
Mother love- Illustrazione di Filippo Novelli
Mother love viene registrato tra gennaio e giugno del 1991 ma pubblicato in “Made in Heaven” solo nel 1995, quattro anni dopo la scomparsa di Freddie Mercury.
Mother Love infatti è l’ultimo brano registrato da da Freddie Mercury dopodiché il frontman dei Queen non è più rientrato in sala di registrazione. Non c’è la faceva tanto era il dolore per le conseguenze dell’AIDS.
È una è una canzone scritta due a quattro mani con Brian May, in cui come abbiamo accennato, lui chiede di ritornare indietro all’interno dell’amore materno. Solo, disperato e privo di speranza cerca l’ultimo conforto nel pensiero della madre.
Viste le precarie condizioni di Freddie la gestazione del brano fu particolare: prepararono la base su un file midi sul quale Freddie poteva cantare quando poteva. Anche la batteria era registrata. Una batteria elettronica che rimase tale e quale nell’album. Roger non ne registrò mai una versione dal vero.
Freddie ci canto sopra ci conto sopra. Sapete lui era molto.pignolo e provava centinaia di volte le incisioni prima di considerarle valide. Questa volta tuttavia si fermarono al secondo tentativo delle prime due parti, alla seconda strofa. Freddie lasciò lo studio perché troppo stanco con la.promessa di tornare l’indomani. Ma non ci mise più piede e di li a poco morì.
Quel giorno però diede l’anima. Ci sono degli acuti potenti e strugge ti allo stesso tempo che raggiungono anche il Si bemolle alto.
Davanti allo studio di Montreux oggi c’è una targa a terra che ricorda qui passò Freddie Mercury e canto’ la sua ultima canzone. Per terminare il brano Brian dovette cantare lui l’ultima strofa; non si sa bene se era stata già stata scritta con Freddie o se la scrisse lui dopo da solo.
Ultima curiosità del brano, quasi a simboleggiare il viaggio a ritroso di Freddie nel ventre materno, è il finale della canzone: c’è un mashup delle canzoni dei Queen a ritroso. Si parte dal concerto di Wembley fino ad arrivare alla prima canzone da solista di Freddie (allora Larry Lurex 1973), Going back, quando ancora i Queen non esistevano.
È con Mother Love, brano evocativo e rappresentativo di un passaggio della vita di un uomo che diventa un Mito, che i miei colleghi tutor ed io chiudiamo questa bellissima avventura del tutoring della young Orchestra (di cui questa raccolta è stata il testo delle masterclass) durato quasi due anni. Una chiusura che non è da vedere come fine di una fase, di un progetto, ma piuttosto come un passaggio, un ponte per transitare coloro che hanno mantenuta viva la passione per la Musica da questa esperienza verso altre sempre più belle, grandi e complesse.
[Carlo Di Tore Tosti per DETTI E FUMETTI- SEZIONE MUSICA- ARTICOLO DEL 29 OTTOBRE 2024]
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