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Osvy, il bianco porcospino, the trutnut – cosa è  successo nel 2024

Cari amici di Detti e Fumetti come ogni fine anno guardiamo  cosa è  successo nel corso dell’anno.

Se il 2023 è stato l’anno di MARTA & CO, il  2024 lo ricorderemo senz’altro per SANDCASTLE.

Ciò non toglie che noi non dimentichiamo la nostra mascotte da cui tutto è nato nel 2009: il nostro eroe OSVY.

Sono oramai diversi anni che è uscito il racconto illustrato a puntate (web comic) L’UNIVERSOEDIO (del quale è  in corso la trasposizione in graphic novel) e la raccolta di ILLUSTRAZIONI e short strip: Osvy, Aforismi per salvare il mondo che trovate su Amazon libri.

Ebbene nell’attesa del graphic novel e del volume 2 degli aforismi, Osvy ha continuato ad essere presente sui social. Vi riportiamo quello che é successo da allora fino ad oggi, fine 2024.

Strip: Il sentiero per il paradiso comincia all’inferno. ( Dante)

Ed ancora

Strip: Samarago

Ed ancora

Strip: È più difficile scrivere una canzone che un’opera, perché in tre minuti devi sinterizzare un progetto. ( Franco Battiato)
Strip: Galimberti
Strip:il colore è un mezzo per esercitare sull’anima una influenza diretta. Il colore è un tasto, l’occhio è  il martelletto che lo colpisce. L’ANIMA lo strumento dalle mille corde. ( Kandinsky)
Post:Sai perché le persone non riconoscono quello che fai per loro?
La prima volta che fai qualcosa per qualcuno generi in lui gratitudine.
La seconda generi l’anticipazione. Cominciano ad aspettarsi qualcosa da te.
La terza volta generi l’aspettativa. Cominciano ad aspettarsi quello che gli hai dato.
La quarta volta generi un merito. Cominciano a pensare di meritarsi quello che gli dai.
La quinta volta crei dipendenza. Cominciano a non poterne più fare a meno
La sesta volta ti accorgi che non c’è reciprocità, ti stufi da dare e smetti di farlo. Cominciano allora ad odiarti perché da persona viziata creata da te che ha bisogno di quello che gli davi ora non ha più ciò che gli hai fatto credere di meritare.
Allora rifletti e impara quale è il limite nel dare perché l’altro non ha limiti nel ricevere.
(Mario Venuti)
Post:Ricordati quando ti criticano, che per alcuni sarai sempre un broccolo; per altri invece la perfezione matematica di un frattale.
( F. Novelli)
Strip:”Al bambino non possiamo consegnare l’Oceano, un secchiello alla volta. Però gli possiamo insegnare a nuotare nell’Oceano e allora andrà fin dove le sue forze lo porteranno, poi inventerà una barca e navigherà con la barca, poi con la nave. (…) La conoscenza non è una quantità. È una ricerca. Noi non dobbiamo dare ai bambini quantità di sapere, ma strumenti per ricercare.”
(Gianni Rodari, La grammatica della fantasia).
Strip:T. H. White: “La cosa migliore per combattere la tristezza è imparare qualcosa. È l’unica cosa che non delude mai. Puoi restare sveglio la notte ad ascoltare il disordine delle tue vene, puoi rimpiangere il tuo unico amore, puoi vedere il mondo intorno a te devastato da folli malvagi, o sentire il tuo onore calpestato nelle fogne delle menti più basse. Solo una cosa può aiutarti allora: imparare. Impara perché il mondo gira e cosa lo fa girare. È l’unica cosa che la mente non può mai esaurire, mai respingere, mai soffrirne, mai temere o diffidare, e mai rimpiangere.”
Post: “Franz Kafka (1883-1924) non si è mai sposato e non ha avuto figli. Un giorno mentre passeggiava per il parco incontrò una bambina che piangeva perché aveva perso la sua bambola preferita.
Si mise a cercarla insieme a lei ma non la trovarono. Kafka le diede appuntamento il giorno dopo nello stesso posto per riprendere le ricerche.
Quando la rivide, Kafka diede alla bambina una lettera “scritta” dalla bambola che diceva: «Per favore non piangere. Ho fatto un viaggio per vedere il mondo. Ti scriverò delle mie avventure».
Così iniziò una storia che proseguì fino alla fine della vita di Kafka.
Durante i loro incontri nel parco, Kafka leggeva le lettere della bambola accuratamente scritte con avventure e conversazioni che la bambina trovava adorabili.
Infine, le riportò la bambola (ne comprò una) che era tornata.
«Non assomiglia affatto alla mia bambola», disse la bambina.
Kafka le consegnò un’altra lettera in cui la bambola scriveva: «I miei viaggi mi hanno cambiata».
La bambina abbracciò la nuova bambola e la portò tutta felice a casa.
Un anno dopo Kafka morì.
Molti anni dopo, la bambina oramai adulta trovò una letterina dentro la bambola. Nella minuscola lettera firmata da Kafka c‘era scritto:
«Tutto ciò che ami probabilmente andrà perduto, ma alla fine l’amore tornerà in un altro modo.»
Tratto da «Kafka e la bambola viaggiatrice»
Post:”Se tu hai un panino e io un euro, e uso il mio euro per comprare il tuo panino, alla fine dello scambio io avrò il panino e tu l’euro. Sembra un equilibrio perfetto, no? A ha un euro, B ha un panino, poi A ha il panino e B l’euro. È una transazione equa, ma puramente materiale.
Ora immagina di avere un sonetto di Verlaine o di conoscere il teorema di Pitagora, e io non ho niente. Se mi insegnerai, alla fine di questo scambio, avrò imparato il sonetto e il teorema, ma li avrai ancora anche tu. In questo caso non c’è solo equilibrio, ma crescita.
Nel primo scambio c’è scambio di merce.
Nel secondo, condividiamo la conoscenza.
E mentre la merce si consuma, la cultura si espande senza fine. “. (Michel Serres)

Ci vorrebbe un creativo

Chi è il creativo oggi? Quanto è al centro della comunicazione odierna?

Ho letto un interessante articolo che ci dà spunto per importanti riflessioni.  Si parlava di Biasion che definisce la creatività non  una proprietà unica, ma  il risultato della complementarietà tra deduzione e intuizione, tra ragione e immaginazione, tra emozione e riflessione, tra pensiero divergente e pensiero convergente.

Continuava la riflessione citando Guilford il quale dice che esistono una serie di aspetti che definiscono la creativita’:

  • la fluidità, ovvero la capacità di produrre abbondanti idee, senza riferimento alla loro adeguatezza ai fini della risoluzione del problema;
  • la flessibilità, cioè la capacità di cambiare strategia ideativa, quindi di passare da una successione di idee ad un’altra, da uno schema a un altro;
  • l’originalità, che consiste nella capacità di trovare risposte uniche, particolari e insolite;
  • l’elaborazione, ovvero il percorrere fino alla fine una strada ideativa con ricchezza di particolari collegati in maniera sensata tra di loro;
  • la sensibilità ai problemi, vale a dire il selezionare idee e organizzarle in forme nuove, capire cosa non va e cosa può essere perfezionato negli oggetti di uso comune.

( estratto dell’articolo creatività della rivista State of Mind).

In fondo per tenere vivo questo blog, creare collegamenti tra le diverse arti bisogna essere molto creativi.

Leggevo questo articolo riflettendo tra me e me l’altro ieri, seduto su una panchina del cortile dietro al Campidoglio, cortile che si affaccia su Roma ed alle spalle avevo la statua del Colosso di Costantino recentemente ricostruita grazie allo sponsor PRADA.

Certo che il nostro sindaco ha proprio sbagliato Sponsor… io ne  avrei sicuramente scelto un altro. Gli ci vorrebbe proprio un creativo nello staff. Quasi quasi gliela mando una mail… voi che dite?

[ Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – SEZIONE ARTE- ARTICOLO DEL 25 NOVEMBRE 2024]

SANDCASTLE, la danza della sabbia – il nuovo graphic musical di FONTANELLI, SANTARSIERO E NOVELLI-Il Comunicato Stampa, rassegna e raccolta interviste in occasione della sua uscita

Cari amici di DETTI E FUMETTI abbiamo lasciato la parola al nostro amico MASSIMO CANORRO, giornalista di settore, per darvi la grande notizia che tutti quanti aspettavate: l’uscita del nostro fumetto, SANDCASTLE, la danza della sabbia, un graphic musical come lo abbiamo chiamato, frutto della collaborazione con i nostri amici i bravissimi MARDI GRAS,

La rock band italiana dal respiro internazionale che ha musicato la storia, realizzandone l’omonimo CD pubblicato da Underground Simphony Records.

Ecco come in questi giorni Massimo sta presentando il Graphic Musical SANDCASTLE alla Stampa.

Copertina di SANDCASTLE disegnata da Filippo Novelli

America. Jersey City. In un paese in cui il male si presenta agli umani nelle forme più disparate, due fratelli soli al mondo inciampano in disavventure malinconiche, finché, grazie alla forza dell’amore, riusciranno a trasformare sé stessi e a cambiare il loro destino. Legati da un rapporto disperato e inevitabile, come solo il vincolo di sangue può essere, vivono la vita in comune, esistono insieme invece che divisi, si sentono qualcosa quando gli altri sono nulla. Perché due fratelli sono già una famiglia”.

(Sandro Bonvissuto, scrittore)

Se venissimo colpiti negli affetti più cari, riusciremmo a reagire trovando in noi una forza mai espressa? È il tema di Sandcastle, la danza della sabbia, un avvincente graphic musical – disegnato da Filippo Novelli (fondatore del blog Detti e Fumetti) su soggetto originale di Sante Sabbatini, Francesco Braida e dello stesso Novelli, con la sceneggiatura e dialoghi a cura di Dario Santarsiero (redattore di Detti e Fumetti per la sezione “Teatro e Letteratura”) , Fabrizio Fontanelli (musicista) e lo stesso Filippo Novelli – dove la colonna sonora è quella dei Mardi Gras.

La rock band italiana dal respiro internazionale ha infatti musicato la storia, realizzandone l’omonimo CD pubblicato da Underground Simphony Records. Negli 8 brani dell’album,i Mardi Gras hanno ulteriormente espanso il loro profondo playground sonoro, lasciandosi guidare dal racconto. Il graphic musical e il disco diventano così due oggetti inseparabili, nell’ambito di in progetto sviluppato a 360 gradi dagli autori che prevede anche la produzione di un merchandising a tema Sandcastle.

Disponibile su Amazon, Sandcastle, la danza della sabbia narra le vicende di due fratelli, Cecilia e Nicholas Amato, sullo sfondo della Jersey City negli anni ’80. Un racconto a tinte forti, con al centro la trasformazione di Nicholas, ragazzo geniale ma costantemente bullizzato che – dopo un incidente occorso a Cecilia, vittima di un tentativo di violenza da parte di Sebastian – riuscirà a lasciarsi alle spalle il suo passato difficile, per combattere chi ha cercato di approfittare di sua sorella. Non mancheranno i colpi di scena, molti dei quali alimentati dalla figura dell’affarista Don Nate Caruso, affiliato alla mafia italo-americana.

È incredibile essere tra i protagonisti di un graphic musical – il commento dei Mardi Gras, classic rock band punto di riferimento nella scena romana –, e se già fa uno strano effetto rivedersi in foto e video, lo è ancora di più ritrovarsi nei disegni di Filippo Novelli

Sandcastle verra’ presentato al Concerto dei Mardi Gras che si terrà ALL’AUDITORIUM  il 26 2 2025

Biografie

Dario Santarsiero, autore teatrale e scrittore; le sue commedie sono andate in scena in diversi teatri romani.

Redattore di DETTI E FUMETTI per la sezione TEATRO e LETTERATURA, tra i suoi libri e fumetti ricordiamo: IN TRENO DA MONTE MARIO A VALLE AURELIA, RACCONTI SPARSI, FUGHE, DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA, FARE TEATRO, MARTA, SALVO e OLIVIA.

Fabrizio Fontanelli autore e musicista, è il fondatore della band romana Mardi Gras. Cresciuto musicalmente tra Roma e Dublino, ha prodotto i quattro album e svariati singoli dei Mardies. Negli ultimi anni ha organizzato eventi musicali e letterari promuovendo la musica originale e creando connessioni tra autori e musicisti. 

Filippo Novelli, ingegnere e maestro d’arte, è il fondatore del blog DETTI E FUMETTI nel quale: cura la rubrica di ARTE e FUMETTO, realizza fumetti didattici ed illustra gli articoli degli altri redattori. Tra i suoi libri e fumetti ricordiamo: OSVY, AFORISMI PER SALVARE IL MONDO, FUGHE, DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA, MARTA, SALVO, OLIVIA, LA SICUREZZA IN CANTIERE A FUMETTI, LA STORIA DEL ROCK, ARCHITETTURA GLOBALE, FARE TEATRO, OSVY E IL GATTO, OSVY FIGHT THE COVID E ARTIGLIO, PRIMI PASSI NELL’OPEN INNOVATION E NELLA LEAN ECONOMY

MARDI GRAS

Un’intrigante miscela di pop, rock, soul, con qualcosa che rimanda al country irlandese e al grunge. Vi manda in confusione? Non deve, anche perchè il tutto è presentato in modo invitante, con riff accattivanti e messaggi potenti nei loro testi che arrivano dritti all’anima”

Cosi è descritto il viaggio sonoro dei Mardi Gras, inseriti nei 7 acts europei da scoprire da parte del Reader’s Digest, il magazine più letto al mondo;

La band romana è nata ufficialmente nel 2006, anno di uscita del loro primo album.  Il nome Mardi Gras deriva dall’ultimo album in studio dei Creedence Clearwater Revival, oltre ad essere il noto Carnevale celebrato ogni anno a New Orleans.

A caratterizzare la band un caleidoscopio di musica, colori ed energia. Italiani ma da sempre con l’orecchio ed il cuore rivolti verso i songwriters americani, irlandesi ed inglesi, i Mardi Gras hanno voglia di raccontare storie, sentimenti e movimenti dell’anima. Un percorso che negli anni li ha fatti evolvere da gruppo acustico ad una vera e propria rock band, sempre rivolta ad un pubblico internazionale.

L’attitudine dei Mardi Gras li porta a rappresentare l’Italia allo Sziget festival di Budapest e ad intraprendere due tour in Irlanda, terra che li ha “adottati” nei primi anni del loro viaggio, con entusiastiche recensioni, passaggi e interviste radio. I Mardi Gras provengono da un album come “Drops Made” del 2006, definito “sette piccoli quadretti classici e senza tempo” da Rockerilla. 

Anche “Among The Streams” del 2011, in cui il blend di irish rock, country e americana ha portato il lavoro della band ad essere inserito tra gli album rivelazione del 2011 secondo la stampa e la critica specializzata

Le svariate esperienze sui palchi italiani e irlandesi, anche al fianco di artisti come i Frames, Glen Hansard, Mundy, Jack Savoretti, Billy Bragg, Giorgio Canali, Paolo Benvegnù, li hanno imposti come una band dalla “sanguigna passionalità liberata soprattutto dal vivo” (Federico Guglielmi).

 Le due canzoni di protesta dei Mardi Gras “The Wait” (contro la pena di morte) e “Scarecrow in the snow” (sulla paura del diverso indotta dai politici per scopi elettorali) sono ambedue ospiti del sito “Songs of the times” di Neil Young, una raccolta di “peace and protest songs” che il cantautore canadese ha stilato dopo l’11 Settembre.

Nel 2015 esce “Playground”, il terzo disco della formazione romana, registrato a Roma e masterizzato presso gli Abbey Road Studios di Londra da Simon Gibson.

Un campo giochi sonoro dove la band fa proprie tutte le sue influenze e le rielabora tra ballads, rock, funky e brani intimisti. Ospite speciale è Mundy uno degli artisti irlandesi più noti.
 

La band tra il 2018 e il 2021, in attesa del quarto album in studio, ha fatto uscire svariati singoli, tra cui due collaborazioni speciali con l’artista Irlandese Mark Geary. La loro rivisitazione di “One Guitar” di Willie Nile, oltre ad essere un singolo benefico per la “Light of Day Foundation” che si occupa di raccogliere fondi per la lotta al Parkinson, li ha portati ad essere ospiti nel 2021 durante le maratone online organizzate dalla fondazione, assieme ad artisti come Bruce Springsteen, Little Steven e molti altri.

“Sandcastle” è il loro quarto lavoro, un album sorprendente ed intenso che ritroviamo nelle live performance illustrate nel nostro graphic musical.

Sandcastle copertina di Filippo Novelli

Informazioni aggiuntive su SANDCASTLE

Tipo: brossurato

Pagine: 72 a colori

Formato: 21.59 x 0.43 x 27.94 cm

ISBN-13: 979-8339857860

Prezzo: 9,99 euro

disponibile su AMAZON QUI

Restiamo a disposizione per ulteriori informazioni e materiali.

Ufficio Stampa:

Massimo Canorro

mob. +39 333 531 46 96

email: massimocanorro@yahoo.it

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EVA GIOVANNINI -L’ULTIMO PARTIGIANO

Cari Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti oggi faremo due chiacchiere con la giornalista scrittrice Eva Giovannini.

Allora Eva, sei nata a Livorno nel 1980. Sei inviata e conduttrice Rai. Autrice dei podcast La Scelta di Eva (2024) e AstroPolitica (2022), hai co-condotto per la Rai Petrolio, Popolo Sovrano e due edizioni del Premio Strega. Autrice anche del saggio Europa Anno Zero (Marsilio ed.) e della graphic novel Oriana Fallaci: il Vietnam, l’America, e l’anno che cambiò la Storia (Round Robin. 2021), vincitrice del Premio Giornalistico Altiero Spinelli per gli Studi Europei e membro della Commissione di Saggi sull’Europa istituita dalla presidenza della Camera (2017).

Nel 2024 esce il Graphic Novel “L’ultimo Partigiano”. La storia raccontata a fumetti di Lanciotto Gherardi

D. Perché hai deciso di fare la giornalista?

Ho deciso di fare la giornalista, perchè sono sempre stata fin da piccola, una bambina molto curiosa di cose molto diverse tra loro. Inoltre ero una bambina incline alla noia, e quindi ho pensato che fare questo mestiere fosse un antidodo meraviglioso alla noia, perché effettivamente non c’è mai un giorno uguale ad un altro. Fare il giornalista significa fare l’opposto di un lavoro ripetitivo, anche se per anni si segue un filone come la politica, ogni giorno ci si immerge in nuove notizie, nuove spigolature, persone nuove e punti di vista 

D. Chi avresti voluto come guida, quando hai iniziato la tua carriera? 

Molte guide diverse, mio padre leggeva le interviste di Enzo Biagi, e di lui ricordo il grande rigore. Poi da adolescente mi piaceva il tipo di giornalista stile  Lili Gruber. Della Gruber  ho ambito di avere il talento e la chiarezza espressiva ed espositiva. Mi piaceva anche Oriana Fallaci; ho sempre letto i suoi libri fin da adolescente, e mi hanno ispirata per il loro coraggio, per la loro profondità; per questa penna sempre tagliente, però anche ironica.

D. Dicevamo nel 2024 esce il tuo Graphic Novel “L’ultimo Partigiano”. La storia raccontata a fumetti di Lanciotto Gherardi. Perché hai scelto proprio il Graphic Novel come mezzo di comunicazione?

E.  Per il primo graphic novel ,il Vietnam, l’America, e l’anno che cambiò la Storia (Round Robin. 2021), che scrissi, mi sembrava un bel modo per far conoscere Oriana Fallaci anche alle nuove generazioni, non solo quindi attraverso i suoi libri, i suoi articoli ma con un mezzo più fruibile per le giovanissime  e i giovanissimi che altrimenti si sarebbero persi un personaggio cosi grandioso. Questo secondo  graphic novel, l’ultimo partigiano,  e’ nato dal fatto che mi sono trovata in mano del materiale di questo partigiano Lanciotto Gherardi, episodi di vita vissuta che avevano una tale portata ironica, non dico sovversiva, però essere un antifascista, era una persona di grande spirito e ironia e allora il graphic novel mi è sembrato un modo, tra virgolette giocoso per narrare una vicenda in verità serissima, perché quest’uomo ha dato la vita per questa causa.

D. Che sensazioni si provano nel vedere un proprio racconto trasformarsi in un fumetto?

E’ una sensazione molto bella, perché hai come l’impressione che diventino eterne certe storie; il graphic novel consegna ad un pubblico vastissimo certe testimonianze: dai bambini di nove anni ai nonni di novanta, perché è uno strumento capace di arrivare a chiunque, facile ma non banale. E quindi è molto attraente e lo dimostrano i numeri di Lucca comics di questi giorni molto amato da un pubblico trasversale.

D. Torniamo per un attimo al primo Graphic novel. Oltre ad aver sceneggiato il graphic novel su Oriana Fallaci, l’hai anche intervistata; come la definiresti?

Purtroppo, non ho mai conosciuto di persona Oriana Fallaci, ho intervistato sua sorella Paola, dopo la morte di Oriana, quindi non posso dire che donna è stata a livello epidermico; purtroppo non ho avuto il piacere di sedermi di fronte a lei.Dai suoi scritti  la definirei una donna assoluta, cioè incapace di mezze misure, di sfumature; o meglio, intellettualmente capacissima ma con un animo radicale. Era una donna che viveva di assoluti, capace di manifestare  nella stessa situazione una enorme plateale fragilità e al contempo un essere completamente indomito e coraggiosissimo. E’  stata una persona che ha inciso di più non solo nelle vite di chi si è trovata di fronte, chiunque sia stato intervistato da lei è rimasto ipnotizzato, nel bene e nel male. Da chi se ne innamorato a chi l’ha odiata per il resto dei suoi giorni, come Kissinger, che si è pentito amaramente di averle rilasciato un’intervista. Comunque  Oriana Fallaci lasciava sicuramente un segno.

D. Ma torniamo al tuo ultimo graphic novel.“L’ultimo Partigiano” storia di Lanciotto Gherardi  ce ne vuoi parlare?

Lanciotto Gherardi, è la storia di un partigiano, di un uomo, morto purtroppo il giorno stesso della liberazione della città di Livorno, che lui aveva contribuito a liberare in maniera diretta, perché era a capo della brigata Oberdan Chiesa,che ha liberato la città il 19 luglio 1944. Morì lo stesso giorno entrando in città da liberatore e per beffa del destino ucciso da fuoco amico, per un errore di un soldato americano. Questa storia è nota in tutte le cronache della resistenza Toscana. A Lanciotto Gherardi è intitolata una via in città. E’  nella lapide dei caduti ma nessuno conosce chi era l’uomo Lanciotto Gherardi; ho avuto la fortuna, attraverso la mia famiglia, di aver conosciuto suo figlio, morto di covid novantenne pochi anni fa. Figlio che quando Lanciotto morì aveva già diciassette anni, quindi aveva un ricordo nitido, adulto del padre. Ho raccolto nel 2019 tutte le testimonianze  di Lanciotto da suo figlio Alfredo, ed è stata una fortuna perché nel 2020 il covid se l’è portato via. A me sono rimasti i suoi  aneddoti, i suoi racconti del padre, un antifascista vero, che però aveva sempre saputo distinguere  tra gli esseri umani e le ideologie. Lui [Lanciotto Gherardi N.d.A.] salvava sempre l’uomo; i suoi nemici erano uomini  prima di essere fascisti, erano delle persone. Lui valutava di caso in caso, non odiava a 360 gradi, non combatteva chiunque; e questo lo rendeva molto umano, molto più complesso della figurina che era emersa dai libri di storia;  ho avuto il privilegio di intervistare Alfredo, di raccogliere le sue testimonianze e di raccontare la fine di un partigiano ma anche la sua vita.

D. Cosa ti ha lasciato il sodalizio con il fumettista-illustratore Tommaso Eppesteingher?

Il sodalizio con Tommaso Eppesteingher, mi ha lasciato moltissimo, mi ha lasciato un senso enorme di fiducia, perché io mi sono affidata alla sapienza di Tommaso, raccontando aneddoto per aneddoto, facendo la sinossi ma poi è stato lui a tradurre in immagini quello che io avevo ricevuto come  suggestione dai racconti di Alfredo. Questo per me è sempre qualcosa di miracoloso, quando avviene questa conversione dalla parola al disegno e soprattutto perché avviene secondo me, questa bellezza espressiva che Tommaso è riuscito a restituire a Lanciotto, l’ha tolto dal bianco e nero di questa lapide di marmo,  l’ha vestito e l’ha colorato, rendendolo un essere vivente. Questo è stato un regalo grandissimo.

D. Davanti ad una platea di studenti che si apprestano a diventare giornalisti, qual è la prima cosa che diresti?

Direi loro che se sono fruitori di notizie, di verificare sempre le fonti, se sono loro stessi a dare le notizie, di verificare anche in questo caso le fonti, e soprattutto di non risparmiarsi. Questo è un mestiere in cui  negli anni ti devi affermare, ti devi far conoscere, non deve essere un lavoro d’ufficio; deve essere un lavoro di passione non comune e quindi serve una dose di sana abnegazione; che non vuol dire farsi sfruttare e non riconoscere i propri diritti, ci mancherebbe ; ma non risparmiatevi.

D. Il tuo sogno nel cassetto?

Ne ho molti, ne sto per realizzare uno, tra poco diventerò mamma. E quindi spero che le cose che ho imparato fin qui, di poterle raccontare e di avere un testimone nel mondo, quando anche io non ci sarò più. Devo dire che mi reputo una persona fortunata, perché ne ho realizzati molti di sogni, a partire da quello di fare la giornalista, che era il mio più grande sogno da sempre.

D. Bene cara Eva, grazie per questa bella chiacchierata; ma soprattutto, siamo felici con te per questa stupenda notizia! Tanti auguri da tutta la redazione e dalle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti! 

[DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE FUMETTO- ARTICOLO DEL 4 NOVEMBRE 2024]

I dieci migliori fumetti di DETTI E FUMETTI

Amiche lettrici/lettori del blog DETTI E FUMETTI, in occasione di LUCCA COMICS ecco la classifica dei nostri fumetti più letti e una sorpresa finale per tutti voi

Al decimo posto

OSVY E IL GATTO

Sinossi:Cosa accade quando tua figlia adotta un gatto? Ve lo siete mai chiesto? Cambiano le tue abitudini, il modo di disporre gli oggetti ed i mobili della tua casa, le tue spese quotidiane. E’ una gioia si ma anche un grande impegno. Osvy, il porcospino antropomorfo ce lo racconta con il suo tipico humor nero.

Al nono posto

DA GRANDE FARÒ L’ARTISTA

SINOSSI:Osvy ed i suoi amici di DETTI E FUMETTI ci raccontano la loro passione artistica ed il modo per trasformarla in una vera e propria professione. In una società dove è previsto che nei prossimi decenni la maggior parte delle professioni tradizionali spariranno a causa della rapida evoluzione tecnologica, la professione dell’artista sarà una delle poche che non solo sopravviverà ma diverrà fulcro della nuova società che vedrà protagonista l’industria dell’intrattenimento.

Dall’ottavo al sesto posto

La terna di MARTA, SALVO E OLIVIA

Sinossi:Olivia la salute e la sicurezza raccontata ai ragazzi è la terza stagione di MARTA, per parlare di queste tematiche alla fascia dei ragazzi piu’ grandi prossimi ad entrare nel mondo del lavoro.
L’intuizione di coinvolgere un gruppo di esperti di sicurezza nasce dalla consapevolezza che oggi il fumetto è divenuto un veicolo potente per trasferire cultura e nella fattispecie la cultura della sicurezza a tutte le fasce di età.
Trattare temi come la sicurezza stradale, il junk food e altre tematiche di educazione civica con questo medium pensiamo valga per i più piccoli piu’ di mille ramanzine e raccomandazioni. Leggendo Marta o Salvo o ora Olivia il lettore compirà quel percorso virtuoso che dal conoscere il pericolo, passa per il saper essere coscienzioso, per arrivare quindi a sentire i comportamenti corretti e sicuri come parte del proprio agire quotidiano. Un iter formativo vero e proprio in materia di salute e sicurezza, nel quale l’immedesimazione che avviene nel fumetto e il desiderio di emulare i suoi eroi, tipico della giovane età, completerà il percorso di consapevolezza che tutti auspichiamo.

Al quinto posto

La storia del Rock di Steo

Sinossi:Un concept book in cui un saggio sul rock,  dagli anni cinquanta ad oggi, si innesta in un fumetto sulla musica.

Al quarto posto

OSVY APHORISM TO SAVE THE WORLD- capitolo uno

Sinossi: un assaggio ( è solo il capitolo uno) degli aforismi di Osvy per far conoscere il porcospino bianco al pubblico internazionale.

Sul podio, in posizione numero tre

FUGHE – VERSIONE INTEGRALE

Sonossi:FUGHE, liberamente tratto da “Racconti Sparsi” di Dario Santarsiero, narra, attraverso i disegni di Filippo Novelli, di un uomo che viaggia per lavoro per l’Italia su di una FIAT 1100.
Una sera d’inverno, per un guasto al motore, si rifugia in una stazione di servizio gestita da una ragazza.
Insieme affronteranno un’ esperienza che sarà a dir poco risolutiva.
“FUGHE” è  una metafora sulla ricerca dell’avventura, nel tentativo di spezzare la routine di una vita banale e piatta e del prezzo che le persone semplici sono disposte a pagare.

FUGHE- versione integrale nasce allo scopo di farne una riduzione teatrale. In questa ottica  amplia la prima versione aggiungendo quattro monologhi che vestono sui seguenti temi: la tecnologia, l’umanità, il diverso e l’ironia.

Al secondo posto

ARTIGLIO, Primi passi nell’open innovation e nella lean economy

Sinossi:Un fumetto sulle startup, dalla prima fase di ideazione fino al raggiungimento del successo. Artiglio ed i suoi amici ti accompagneranno nel compimento dei primi passi nel mondo dell’open innovation e della lean economy. Frutto di un pluriennale studio sulle metodologie innovative per fare impresa, trae spunto dai migliori bestseller in materia e li traduce con il medium accattivante, ironico e diretto del fumetto. Ritenuto il miglior fumetto prodotto da DETTI E FUMETTI, ARTIGLIO a tutti gli effetti e’ un manuale che svela la metodologia, i segreti e ti da tutte le dritte per diventare ricco.

Al primo posto

OSVY AFORISMI PER SALVARE IL MONDO

Sinossi: Osvy il bianco porcospino che recita aforismi per salvare il mondo. Dalla idea che il fumetto sintetizza il mondo reale così come l’aforisma sintetizza un pensiero, si genera una serie di aforismi grafici che il genitore utilizza per raccontare il senso della vita alla propria figlia in modo semplice e spiritoso.

Sul canale di distribuzione amazon trovate la bellissima prefazione di MARISADRA LIZZI Quihttps://leggi.amazon.it/sample/B09Z5NXQDJ?f=1&l=it_IT&r=5d6792f9&rid=NN802DTD5SBZZB3XA3RJ&sid=259-7142782-3856334&cid=A3SQGK23NXK6K2&ref_=litb_m

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Quale sarà il prossimo fumetto?

Presto lo scoprirete appuntamento al 9 novembre 2024

Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI sezione Fumetto- articolo del 31 ottobre 2024]

STORIA DI UNA CANZONE -MOTHER LOVE, QUEEN

Per chiudere questa rubrica e con essa il libro abbiamo scelto una struggente canzone dei Queen, manifesto della solitudine che si prova quando tutto finisce, quando l’avventura termina e tu desolato e solo non hai più  futuro. Tutto è concluso, i sogni, le speranze. È in quel momento  che vai alla ricerca dell’ultimo conforto: tornare nel ventre del Mondo, sublimazione del ventre materno.

Mother love- Illustrazione di Filippo Novelli

Mother love viene registrato tra gennaio e giugno del 1991 ma pubblicato in “Made in Heaven” solo nel 1995, quattro anni dopo la scomparsa di Freddie Mercury.

Mother Love  infatti è l’ultimo brano   registrato da da Freddie Mercury dopodiché il frontman dei Queen non è più rientrato in sala di registrazione. Non c’è la faceva tanto era il dolore per le conseguenze dell’AIDS.

È una è una canzone  scritta due a quattro mani con Brian May, in cui come abbiamo accennato,  lui chiede di ritornare indietro all’interno dell’amore materno. Solo, disperato e privo di speranza cerca l’ultimo conforto nel pensiero della madre.

Viste le precarie condizioni di Freddie la gestazione del brano fu particolare: prepararono la base su un file midi sul quale Freddie poteva cantare quando poteva. Anche la batteria era registrata. Una batteria elettronica che rimase tale e quale nell’album. Roger non ne registrò mai una versione dal vero.

Freddie ci canto sopra ci conto sopra. Sapete lui era molto.pignolo e provava centinaia di volte le incisioni prima di considerarle valide. Questa volta tuttavia si fermarono al secondo tentativo delle prime due parti, alla seconda strofa. Freddie lasciò  lo studio perché  troppo stanco con la.promessa di tornare l’indomani. Ma non ci mise più piede e di li a poco morì.

Quel giorno però diede l’anima. Ci sono degli acuti  potenti e strugge ti allo stesso tempo che raggiungono anche il Si bemolle alto.

Davanti allo studio di  Montreux oggi c’è una targa a terra che ricorda qui passò  Freddie Mercury e canto’ la sua ultima canzone. Per terminare il brano Brian dovette cantare lui l’ultima strofa;  non si sa bene se era stata già stata scritta con Freddie  o se la scrisse lui dopo da solo.

Ultima curiosità del brano, quasi a simboleggiare il viaggio a ritroso di Freddie nel ventre materno, è il finale della canzone: c’è un mashup delle canzoni dei Queen a ritroso. Si parte dal concerto di Wembley fino ad arrivare alla  prima canzone da solista di Freddie (allora Larry Lurex 1973),  Going back,  quando ancora i Queen non esistevano. 

È con Mother Love, brano evocativo e rappresentativo di un passaggio della vita di un uomo che diventa un Mito, che i miei colleghi tutor ed io chiudiamo questa bellissima  avventura del tutoring della young Orchestra (di cui questa raccolta è  stata il testo delle masterclass) durato quasi due anni. Una chiusura che non è da vedere come fine di una fase, di un progetto,  ma piuttosto come un passaggio, un ponte per transitare coloro che hanno mantenuta viva la passione per la Musica da questa esperienza verso altre sempre più belle, grandi e complesse.

[Carlo Di Tore Tosti per DETTI E FUMETTI- SEZIONE MUSICA- ARTICOLO DEL 29 OTTOBRE 2024]

Storia di una canzone -Because the Night: Bruce Springsteen

Lettrici e lettori di DETTI E FUMETTI oggi vi parleremo del BOSS.

Ricordo stavamo decidendo i brani da insegnare ai ragazzi della Pursue quando Filippo mi disse: “Un tutor rock che si rispetti non puo’ non insegnare un brano del Boss. Fu così che nacque un nuovo capitolo di STORIA DI UNA CANZONE, il testo della masterclass della Orchestra giovanile che seguivo con Filippo ed altri colleghi. Un nuovo capitolo di STORIA DI UNA CANZONE è pronto per voi e presto entrerà a far parte della raccolta che abbiamo iniziato due anni fa  e che  pubblicheremo insieme ai  poster, alle t-shirt e ad alcune partiture per orchestra andando a delineare un nuovo concept per cui DETTI E FUMETTI si è fatta conoscere nel web.

Bruce Springsteen- illustrazione  di Filippo Novelli

A volte le strade delle canzoni non perseguono una linea retta, ma seguono altre traiettorie. La provi e riprovi, da solo o nello studio o con la tua band, pensi che sia perfetta per essere inclusa nel tuo nuovo album, ma poi viene misteriosamente tolta dalla tracklist finale per essere poi pubblicata come b side di un singolo, o per riemergere in qualche box commemorativo di quell’album come gustoso extra. Oppure all’improvviso vengono donate ad altri artisti amici che combinazione stanno registrando il loro disco nella sala accanto la tua.

E’ quello che è accaduto per “Because the night” uno dei brani più amati di Bruce Springsteen che invece di comparire in “Darkness in the edge of town” comparve invece nell’album “Easter” di Patti Smith uscito il 3 marzo del 1978.

Gli album uscirono a poca distanza l’uno dall’altro e galeotto fu Jimmy Iovine l’engineer che si occupava di entrambi  gli album.

Il brano fu il primo che Bruce registrò nel primo giorno di  session dell’album ed aveva solo una linea vocale ed un ritornello.

Afferma Springsteen:

“Sono davvero contento che sia giunto a lei tramite Iovine, se non fosse stato cosi magari sarebbe rimasto in qualche cassetto, sono un grande ammiratore di Patti. L’idea di una collaborazione fu fantastica. (Il brano di Springsteen usci poi in qualche suo box set di rarità).

Racconta Patti Smith:

“Non mi interessava cantare brani di altri; ogni volta in studio Iovine mi chiedeva: “Allora hai ascoltato il brano di Bruce? Andiamo da te ad ascoltarlo? e così per giorni e giorni.  Nel 1978 costava molto telefonare a qualcuno che fosse molto distante. Fred Sonic Smith stava a Detroit e mi chiamava una volta a settimana, Un giorno ero in perenne attesa, ero frustrata mentre aspettavo, le 7 di sera, le 8 di sera..niente  e cosi mi misi a sentrie questo dannato nastro di Bruce. Pensai subito che sarebbe stata una hit; era nelle mia chiave vocale, è un anthem, ci dovevo solo aggiungere qualcosa di mio, e cosi è stato; ho solamente descritto l’attesa della sua telefonata. 

Fred mi chiamò poi a mezzanotte proprio quando fini di scrivere il testo che recita:

“Have I doubt whan I m alone/ Love is a ring, the telephone”,

Tornai in studio e la incidemmo in 2 giorni.

Da notare l’uso della parola Ring che ha il doppio senso di telefonata e anello, dunque unione tra due persone.

Ancora oggi nel 2024  il brano è sempre in setlist nei concerti di Bruce e Patti ed è sempre un momento topico dei loro live show.

[Fabrizio Fontanelli per DETTI E FUMETTI- SEZIONE MUSICA- ARTICOLO DEL 20 OTTOBRE 2024]

Intervista di Dario Santarsiero a Leli Baldissera Fotografa per DETTI E FUMETTI

Vincitrice Menzione Opera più votata da Terna

Amici di DETTI E FUMETTI oggi siamo con Leli Baldissera “Premio Driving Energy 2024 – Fotografia Contemporanea” e Vincitrice Menzione Opera più votata da Terna.

LELI di Filippo Novelli

Allora Leli, sei nata nel 1990 in Brasile, vivi e lavori a Roma. Sei artista, fotografa e ricercatrice. Consegui una laurea e il master in Arti Visive e un dottorato in Antropologia Sociale, e hai svolto delle ricerche sulle donne artiste. Come fotografa hai 15 anni di esperienza, durante i quali hai lavorato in studi fotografici e come freelance nella città di Porto Alegre.

D. Cosa o chi ti ha indirizzato verso la fotografia?

L. Sono sempre stata coinvolta nel mondo dell’arte, disegnavo e dipingevo, e quando avevo 15 anni mia madre mi regalò la mia prima macchina fotografica e ho iniziato a concentrarmi maggiormente sulla fotografia. Ho studiato Arti Visive e lì all’università ho dovuto scegliere un ambito in cui approfondire e ho scelto anche la fotografia perché ho visto che potevo avere più scelte nel costruire una professione.

D. Che responsabilità ha una fotografa nei confronti nella società?

L. La mia visione è sempre focalizzata sul lato politico e antropologico, penso che la produzione di immagini non sarà mai slegata da questi soggetti. Ma sono scelte personali il modo in cui ogni persona prenderà la produzione della propria arte. Oggi viviamo in un mondo pieno di immagini e tutti hanno accesso a migliaia di immagini tutto il giorno, l’educazione visiva e il rispetto per ciò che viene fotografato e pubblicato sono essenziali.

D. Nel tuo paese, il Brasile, la fotografia ha un ruolo rilevante nel denunciare lo sfruttamento ambitale? 

L. Sì, ma non solo denunciando lo sfruttamento ambientale ma anche denunciando ogni tipo di sfruttamento e problema sociale. Abbiamo grandi fotografe e fotografi documentaristi e artisti che producono immagini di grande impatto sulla nostra cultura e anche sui nostri problemi. Più recentemente anche in chiave decoloniale e con una visione del mondo meno eurocentrica, in cui i soggetti stessi producono immagini su se stessi e sul loro territorio, come gli indigeni, i quilombolas e i senzatetto che producono materiale audiovisivo sulla loro situazione.

D. Perché prediligi il colore anziché il bianco e nero?

L. La mia attenzione sui colori che si trovano nel mondo reale e’ dovuta al fatto che  i colori possono parlare di sentimenti e trasmettere sensazioni; tuttavia apprezzo anche le luci e le ombre enfatizzate dall’uso del bianco e del nero.

D. Nei tuoi lavori emerge prepotentemente il corpo femminile, ce ne vuoi parlare?

L. Come donna e artista, penso che sia importante trasformare lo storico “sguardo maschile” sul corpo femminile in donne che rappresentano se stesse e le altre. Disconnettere il corpo femminile da uno sguardo sessualizzato, approfondendo la dimensione dei suoi significati.

D. “Ocupação” è l’opera vincitrice del premio Terna 2024, perché la scelta di fotografare la facciata di un palazzo?

L. Non è solo la foto di un palazzo, ma di un palazzo che è un’occupazione nel centro della città dove vivevo, in un viale vicino a casa mia. Per me questa foto rappresenta un ritratto delle persone che vivono lì, ma senza mostrare i loro volti. I volti si mostrano nel modo in cui hanno occupato quel posto vuoto e lo hanno trasformato nella loro casa con il loro tocco personale. Non avere una casa e non avere diritto alla casa è una questione che mi tocca personalmente e politicamente.

D. Il tuo sogno nel cassetto?

L. Ritornare a disegnare e dedicare maggiormente la mia arte a questa tecnica che ad un certo punto della mia vita era stata abbandonata.

D. Bene cara Leli grazie anche a nome delle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti per questa bella chiacchierata

L. Grazie a lei, apprezzo l’interesse per il mio lavoro e lo spazio fornito per parlare un po’ di quello che faccio. Grazie mille.

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti -sezione Arte – articolo del 15 ottobre 2024]

Willy intervista l’artista visiva Maria Angeles Vila Tortosa per DETTI E FUMETTI

Cari Lettrici e lettori di Detti e Fumetti, oggi sono in compagnia dell’artista visiva Maria Angeles Vila Tortosa e scambieremo con lei due chiacchiere, per conoscerla meglio. 

Allora Maria Angeles, nasci nel 1978 a Valencia. Ti laurei all’Accademia di Belle Arti presso l’Università Politécnica di Valencia, dove consegui il dottorato in incisione e il Cap [corso di abilitazione pedagogica].

Vinci la borsa di studio Erasmus presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e la borsa di studio Leonardo da Vinci presso la romana Stamperia d’Arte l’Acquaforte di Luigi Ferranti.

Nel tuo lavoro rielabori alcuni temi specifici legati al mondo femminile, come la vita domestica, gli affetti familiari, la maternità e l’accudimento.
Il mezzo espressivo che preferisci è l’incisione, una tecnica antica, usata per parlare di femminismo e stereotipi di genere. 

Mentre le incisioni elaborate su carta, si trasformano in pavimenti, libri, light box e scatole lignee allo scopo di realizzare piccole scenografie portatili o grandi installazioni tridimensionali.

Come docente hai organizzato e curato corsi per bambini presso l’Istituto Cervantes di Sofia e di Roma, presso la Reale Accademia di Spagna, la Casa Museo Mario Praz e tanti altri spazi pubblici e privati. Sei la responsabile dei laboratori pittorici dell’Istituto Marymount. Nel 2018 e 2019 pubblichi i libri illustrati La Lupa di Roma e Il Colosseo, tradotti in cinque lingue.

Nel 2022 collabori con Maria Grazia Chiuri direttrice artistica di Dior, per la sfilata Cruise Sevilla, realizzando dei manifesti che successivamente diventeranno abiti importanti.

Oggi, vivi e lavori tra Roma e Valencia.

Per apprendimenti:

D. Cosa ti ha spinto verso l’arte? 

M. La noia. Da piccola passavo tanto tempo da sola, ho avuto tanti momenti noiosi, appena ho saputo che c’era un corso di pittura mi sono iscritta e credo che da lì sia cominciato tutto.

D. Cosa significa per te essere un’artista visiva?

M. Raccontare, domandare, riflettere e denunciare attraverso diverse discipline.

D. Nel 2007 la perdita di tuo padre ha segnato una svolta decisiva nella tua vita d’artista; ce ne vuoi parlare?

M. La perdita di mio padre ha segnato la mia vita, lui per me è stato un pilastro fondamentale, mi ha spinta a studiare Belle Arti e sostenuta in tutte le tappe della mia carriera.

Prima della sua mancanza il mio lavoro aveva una matrice astratta, ero attratta dalle tecniche, dalle materie, amavo la pittura informale italiana e spagnola e mi muovevo in un racconto che viaggiava in quelle linee. 

Quando è venuto a mancare, ho sentito un forte bisogno di fare ricerca sulla memoria, sulle memorie della mia famiglia. Sono finita dentro un armadio alla ricerca di una borsa bianca di mia madre che conteneva l’archivio fotografico domestico. Il gioco è iniziato lì e, dal quel momento, ho inserito la figura umana dentro le mie opere. Sono diventata narrativa, ho viaggiato attraverso le memorie di persone care e sconosciute, ho dialogato con loro all’interno delle mie opere e, in quel viaggio, ho vissuto il mio lutto senza nemmeno esserne consapevole. Questo è il potere dell’arte, diventa rifugio nei momenti difficili.

D. Sempre nel 2009 insieme ad Alicia Herrero [Ballerina coreografa pedagoga della danza] fondate las Mitocondria cosa ti ha lasciato?

M. Alicia, come direbbe Michela Murgia è la mia sorella “d’anima”. Con lei sono anni che condivido il mio lavoro artistico e il mio sentire in quanto donna. Noi siamo una famiglia che si allarga con le nostre figlie e tutto diventa performance.

Alicia è un punto di riferimento artistico, intellettuale ed umano.

Las Mitocondria è un progetto di vita, è un riflettere su tutto quello che ci preoccupa, è condivisione in progetti artistici e soprattutto è amicizia.

D. Sei impegnata anche nel sociale con l’arte partecipativa. A chi ti rivolgi?

M. Mi rivolgo agli esseri umani, a tutti senza distinzione. Sono anni che per me l’arte non ha un valore completo se non è condiviso con gli altri. Trovo molto arricchente aprire gli orizzonti e costruire insieme, credo sia anche un nostro dovere.

D. dal 13 settembre al 13 ottobre 2024 sei insieme all’artista e poetessa Bianca Pucciarelli Menna, in arte Tomaso Binga, per una mostra al Mattatoio di Roma dal titolo: CORPUS NATURAE.  Il filo conduttore che vi lega è il linguaggio delle piante e un legame profondo tra corpo e natura. Ce ne vuoi parlare?

M. Conosco Bianca da tantissimi anni, ho sempre apprezzato molto il suo lavoro e amato le sue poesie e performance. 

Quando Benedetta mi ha proposto di realizzare Corpus Naturae sono stata molto felice, per me è un grande onore essere in conversazione con un’artista lottatrice come Binga.

L’ironia ci accomuna e, anche se apparteniamo a due generazioni diverse, a due culture lontane, i nostri lavori si sono incontrati nel Mattatoio, si parlano e si ascoltano. Trovo che il progetto sia meraviglioso!

D. Bene cara Maria Angeles ti ringrazio anche a nome delle Lettrici e Lettori Detti e Fumetti per questa bella chiacchierata.

[DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE ARTE- ARTICOLO DEL 30 SETTEMBRE 2024]

Willy intervista la regista Angelita Puliafito in occasione dell’uscita di LAPIDE PRE MORTEM

Care Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti, una nostra vecchia conoscenza, la regista Angelita Puliafito che già in passato e più recentemente,  ha dato prova di grande spessore teatrale, vedi: https://dettiefumetti.com/2019/09/16/piaceri-nascosti-di-dario-santarsiero/ https://dettiefumetti.com/2024/05/21/il-teatro-che-passione/. Sabato 28 e domenica 29 settembre, con la compagnia “C’era un’Altra Volta” porta in scena, al Teatro Petrolini, la commedia brillante “Pre-Mortem”.  

D. Prima però raccontaci un po’ di te

A. Ho studiato al DAMS indirizzo spettacolo e poi un corso di regia alla casa dello spettacolo che mi ha dato le giuste competenze. Già da bambina facevo muovere le bambole costruendo sempre delle storie dove la regista ero io.  Il mio primo spettacolo da regista, perché tu non lo sai ma io ho fatto anche l’attrice, e sono tutt’ora una cantante, dicevo il mio primo spettacolo da regista è stato Peter Pan il musical, a ripensarci oggi, mi vengono i brividi.

D. Allora Angelita, raccontaci la trama, ovviamente senza svelarci nulla 

A. Come hai preannunciato sono la regista dello spettacolo “Lapide Pre-Mortem”, che andrà in scena il 28 e 29 settembre al teatro Petrolini. Tengo molto a questo spettacolo perché la compagnia “C’Era Un’Altra Volta” vuole rendersi utile aiutando la ricerca, con una raccolta fondi, da destinare alla Associazione Italiana AIL [contro le leucemie linfonomi e mieloma]. Tornado alla trama: La situazione è molto equivoca, il personaggio principale si ritrova a pensare di essere arrivato alla fine dei suoi giorni, prima di trapassare, vuole in qualche modo chiudere il cerchio e mettere ordine a tutte le situazioni famigliari e amichevoli. È una commedia molto divertente. La compagnia è ormai stabile e da diversi anni, portiamo in scena commedie tendenzialmente brillanti; perché, come in questo caso, attraverso la risata si vuole sfatare la concezione della morte, che viene vista come qualche cosa di atroce. Che dire ancora? Che sono, dopo tanti anni, felice di fare teatro, soprattutto con questa compagnia amatoriale, che non è da meno dei professionisti, se non per il fatto che non è il loro mestiere principale. A questo punto vi aspetto tutti al Teatro Petrolini il 28 e 29 settembre 

D. E sono sicuro che le nostre Lettrici e Lettori verranno sicuramente ad applaudirvi!

Info:

Teatro Petrolini Via Rubattino 5 [Zona Testaccio]

www.teatropetrolini.it

info@teatropetrolini.it

t.+39 065757488

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti 26-09-2024 sezione Teatro]